La discussa scena dello “scalpo” alla fine di Milan-Lazio

La discussa scena dello "scalpo" alla fine di Milan-Lazio

Al termine della partita di sabato sera tra Milan e Lazio c’è stato un episodio che ha creato qualche discussione e polemica. Nel festeggiare la vittoria, infatti, i giocatori del Milan – soprattutto Kessie e Bakayoko – hanno mostrato al proprio pubblico, brandendola come fosse un trofeo o uno scalpo, la maglia di uno dei loro avversari, il difensore Francesco Acerbi. Prima della partita, durante un’intervista, Acerbi aveva detto «siamo più forti noi», e Bakayoko aveva risposto «Ci vediamo a San Siro».

Acerbi ha detto che dopo la partita aveva scambiato la sua maglia con quella di Bakayoko come “gesto distensivo”, e che non si aspettava che Bakayoko la agitasse come uno scalpo davanti ai suoi tifosi. Acerbi ha scritto poco dopo un tweet molto amareggiato, mentre Bakayoko e Kessie hanno detto che volevano solo scherzare. Anche l’allenatore del Milan, Gennaro Gattuso, ha detto che «queste cose non si fanno, si smanetta troppo e un professionista deve usare meno possibile i social network».

La faccia di una scienziata quando ha ottenuto l’immagine del buco nero

La faccia di una scienziata quando ha ottenuto l'immagine del buco nero

La 29enne scienziata informatica Katie Bouman, assistente professoressa al California Institute of Technology, ha pubblicato su Facebook la foto della faccia che ha fatto quando ha ottenuto per la prima volta sul suo computer l’immagine del buco nero di cui si parla da ieri. Bouman è stata una delle protagoniste del lungo e complesso lavoro che ha portato a ottenere l’immagine, processando grandissime quantità di dati ottenuti dalle osservazioni di vari radiotelescopi sparsi per il pianeta (il sistema utilizzato è descritto più nel dettaglio qui). In particolare tre anni fa, mentre era ricercatrice al Massachusetts Institute of Technology, Bouman creò uno degli algoritmi che sono stati fondamentali nel processo di elaborazione dei dati che hanno prodotto l’immagine.

Dopo la scoperta, diffusa mercoledì sui giornali di tutto il mondo, in molti si sono complimentati sui social network con Bouman, che ha dettoCNN: «Nessuno di noi avrebbe potuto farlo da solo. Ci siamo riusciti grazie a un sacco di persone diverse con percorsi diversi». Bouman è una dei diversi scienziati che hanno lavorato all’aspetto dell’elaborazione visiva dei dati raccolti, che – ha spiegato il ricercatore del MIT Vincent Fish – erano soprattutto giovani ricercatori.

Nel 2016, Bouman aveva tenuto un Ted Talk parlando proprio del suo lavoro all’interno del progetto per ottenere un’immagine di un buco nero.

L’immagine simbolo delle proteste in Sudan

L'immagine simbolo delle proteste in Sudan

Da alcuni giorni sta circolando molto una foto realizzata in Sudan durante le manifestazioni di protesta contro il presidente Omar al Bashir e il suo governo. La foto, pubblicata su Twitter l’8 aprile da Lana H. Haroun e scattata a Khartoum, la capitale del paese, mostra una donna mentre parla a una folla di manifestanti dal tetto di un’auto. La donna, una studentessa di architettura di 22 anni di nome Alaa Salah, al momento dello scatto stava gridando «Mia nonna era una Kandaka», il nome con cui venivano chiamate le regine dell’antica Nubia, a cui la folla rispondeva gridando «Rivoluzione!».

Nella foto Salah indossa una lunga tunica bianca tradizionale, utilizzata da molte studentesse sudanesi durante le proteste di marzo in ricordo degli abiti che le loro madri e le loro nonne indossavano durante le proteste contro la dittatura militare negli anni passati. Indossa anche dei grandi orecchini circolari dorati, che secondo la studiosa Hind Makki rappresenterebbero la luna, che nella cultura araba è spesso usata in riferimento alla bellezza femminile. La foto è stata molto condivisa sui social media e, anche a causa della sua grande forza simbolica, sta diventando secondo molti l’immagine delle proteste in Sudan di questi giorni.

Le proteste contro Omar al Bashir erano iniziate a fine dicembre nella città di El Gadarif e, dopo che le forze di sicurezza le avevano represse con estrema violenza, si erano allargate ad altre città, arrivando anche a Khartoum. Inizialmente le manifestazioni riguardavano la cancellazione di un sussidio per comprare il pane e il caro vita, ma sono poi diventate proteste contro al Bashir, che è al potere da più di 30 anni ed è accusato di corruzione e violenze. Nelle ultime settimane le manifestazioni hanno ripreso forza, con decine di migliaia di persone che hanno partecipato a marce e a un grosso sit-in davanti alla sede dell’esercito, a Khartoum. Oggi AFP dice che diversi veicoli militari sono entrati nella base dove c’è la residenza del presidente Omar al Bashir, facendo pensare che sia in corso un colpo di stato.

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