Che diavolo è la “NeverEnding Challenge”

Che diavolo è la "NeverEnding Challenge"

Da alcuni giorni vi sarà capitato di imbattervi sui social network in video di persone che cantano – davvero o in playback – “The NeverEnding Story, la canzone del 1984 che faceva parte della colonna sonora dell’omonimo film uscito in Italia con il titolo La storia infinita. Il motivo è che la canzone viene cantata da Dustin, uno dei protagonisti della serie di Netflix Stranger Thingsnell’ultimo episodio della terza stagione, uscita da poche settimane (la scena la potete vedere qui, ma occhio, perché contiene degli spoiler sulla terza stagione).

Alcuni giorni fa Millie Bobby Brown, che nella serie interpreta Eleven (o Undici, se preferite la versione italiana) ha pubblicato un video su Instagram in cui canta in playback la canzone, improvvisando una coreografia e sfidando i suoi followers a fare lo stesso taggando i video con l’hashtag #NeverEndingChallenge. Da allora moltissimi utenti sui vari social network hanno seguito il suo esempio, e anche alcuni personaggi famosi: tra questi ultimi ci sono Jimmy Fallon e Stephen Colbert, conduttori di due popolari late show negli Stati Uniti, che hanno cantato “The NeverEnding Story” insieme in una puntata del Tonight Show di Fallon.

È questa la cosa più disgustosa che si può fare su un aereo?

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Forse no, ci sono cose peggiori: ma non sono moltissime.

Oggi sono 25 anni da QUEL calcio di rigore

Oggi sono 25 anni da QUEL calcio di rigore

Il 17 luglio del 1994, 25 anni fa, si disputò negli Stati Uniti la finale dei Mondiali di calcio tra Brasile e Italia. L’Italia, allenata da Arrigo Sacchi, era sulla carta una delle squadre più forti di quell’edizione dei Mondiali, anche se a lungo non giocò molto bene e rischiò più volte di essere eliminata. Alla finale – arrivata dopo la prima vera grande partita giocata nel torneo, la semifinale contro la Bulgaria – rischiò di non partecipare il capitano Franco Baresi, che si era infortunato al menisco nella partita dei gironi contro la Norvegia, ma che riuscì a ristabilirsi in soli 25 giorni. Anche Roberto Baggio, il giocatore più forte dell’Italia, aveva avuto alcuni problemi muscolari prima della finale, ma Sacchi decise di farlo giocare lo stesso. Il Brasile era una squadra fortissima, con calciatori come Romario, Bebeto e Dunga, ma giocò un calcio particolarmente difensivo, al contrario dello storico atteggiamento spregiudicato della nazionale brasiliana.

– Guarda anche: Le foto di USA ’94

La finale si giocò al Rose Bowl di Pasadena, in California, davanti a più di 90mila spettatori e con un grandissimo caldo: per esigenze televisive si giocò alle 12.30 locali – in modo da poter essere vista di sera in Europa – con una temperatura di 36 gradi e il 70 per cento di umidità. Anche a causa del caldo non fu una partita molto spettacolare, e le due squadre rimasero sullo 0-0 fino alla fine dei tempi regolamentari. Nei supplementari le cose non cambiarono molto e la partita si decise quindi ai calci di rigore, per la prima volta nella storia dei Mondiali.

Il primo rigore fu tirato da Baresi, che tirò alto e pianse quasi subito, ma sbagliò anche il primo tiratore del Brasile, Márcio Santos, ristabilendo la parità. Per l’Italia segnarono poi Albertini e Evani, mentre per il Brasile Romario e Branco; il quarto rigorista dell’Italia fu Massaro, il cui tiro fu parato da Taffarel, mentre per il Brasile Dunga non sbagliò. A quel punto toccò a Roberto Baggio cercare di segnare per sperare che poi il Brasile sbagliasse il suo quinto rigore, ma Baggio, uno specialista dei rigori, tirò sopra la traversa, dando al Brasile il quarto Mondiale di calcio della sua storia.

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