Su Netflix c’è un film che potete guardare ma non è lì per voi

Su Netflix, il popolare servizio di streaming di film e serie tv, c’è un film che non è fatto per essere guardato dai clienti della piattaforma, ma per aiutare sviluppatori e ingegneri informatici a migliorare i software che comprimono e decomprimono i video digitali. Infatti questo film contiene particolari effetti visivi e sonori che solitamente creano dei problemi ai programmi che rendono possibili i servizi di streaming dei video. Il film è un cortometraggio, dura solo 12 minuti e si intitola Meridian: è un noir ambientato nella Los Angeles del 1947. L’unico attore “famoso” è Reid Scott, che interpreta la parte di Dan Egan nella serie tv Veep. Come voto degli utenti ha solo 1,5 stelle su 5, ma non è per farlo apprezzare agli spettatori che Netflix l’ha prodotto. Il video è stato pubblicato con una licenza Creative Commons 4.0, che cioè permette di fare qualunque cosa con il materiale, modificarlo, pubblicarlo e altro: infatti lo scopo del film è di migliorare i software che vengono usati, sia da Netflix, sia dai suoi concorrenti, come Amazon. Usando Meridian gli sviluppatori possono testare la qualità dei loro algoritmi su diversi dispositivi. L’intero progetto si può scaricare sul sito Xiph.org.

Uno degli effetti presenti nel video è quello provocato dal fumo: nella prima scena di Meridian il capitano della polizia di Los Angeles Mac Foster parla di alcune persone scomparse con un detective e fuma un sigaro. Le difficoltà tecniche della scena sono legate sia al fumo, che è uno degli elementi che crea più problemi ai codec (cioè ai programmi che codificano e decodificano digitalmente i segnale audio e video) insieme alle immagini di fiamme e acqua, sia all’illuminazione della scena, con forti differenze tra luce e ombra, come nel canone dei film noir. Una grande di varietà di luci e ombre fanno sì che i video siano difficili da codificare e comprimere in versioni adatte a diversi dispositivi. Quando avviene una codifica ogni pixel viene rappresentato da un quadrato colorato: se in ogni frame successivo di una scena il colore del pixel è costante non ci sono problemi, ma se ci sono movimenti veloci (come quelli del fumo) o cambi di luce, è necessario che i decodificatori lavorino molto per non sbagliare la codifica. Spesso capita e si vede il cosiddetto effetto “macroblocking”: è quando una parte di un’immagine video appare divisa in quadrati senza dettaglio.

Anche in altre scene di Meridian ci sono difficoltà del genere. Dal punto di vista di Netflix è importante che l’industria cinematografica e quella televisiva inizino a usare tecniche di ripresa come quelle di Meridian per rendere più facile il proprio lavoro. Meridian si può vedere anche in Italia, ma non è doppiato né ha i sottotitoli in italiano.