La mosca di cui parlano tutti i commenti politici americani

La mosca di cui parlano tutti i commenti politici americani

Durante il confronto di mercoledì fra i candidati alla vicepresidenza degli Stati Uniti Kamala Harris per il Partito Democratico e Mike Pence per il Partito Repubblicano, una mosca si è posata sulla testa di quest’ultimo, rimanendoci per più di due minuti. Pence ha continuato a parlare senza scomporsi, ma l’insetto, che era ben visibile sui suoi capelli bianchi, ha catturato l’attenzione del pubblico, soprattutto di quello che commentava sui social network.

Un giornalista televisivo locale – il dibattito si è svolto a Salt Lake City, nello Utah – ha cronometrato che la mosca è stata sulla testa di Pence per 2 minuti e 3 secondi. Nel giro di pochi minuti sono apparsi sui social media decine di account e meme sulla mosca: il comitato di Joe Biden ci ha fatto un tweet, ha registrato un dominio apposito per il sito che permette di registrarsi alle liste elettorali (flywillvote.com) e ha messo in vendita uno scaccia-mosche a scopo di raccolta fondi.

Instagram festeggia 10 anni con le sue vecchie icone

Instagram festeggia 10 anni con le sue vecchie icone

Instagram, uno dei social network più utilizzati al mondo, divenne disponibile sull’App Store il 6 ottobre di dieci anni fa. Per festeggiare il suo decimo compleanno, gli sviluppatori dell’applicazione hanno aggiunto una sorpresa che consente di modificare temporaneamente l’icona dell’applicazione, scegliendo tra le varie versioni utilizzate nel corso della sua esistenza.

Per attivare l’opzione è sufficiente andare sul proprio profilo, aprire il menu delle impostazioni (dal tasto con le tre linee parallele in alto a destra) e tirarlo spostando il dito verso il basso. Dopo la comparsa di alcuni emoji, si apre una nuova sezione con le icone disponibili. Stando alla descrizione, si potrà mantenere un’icona diversa da quella solita solamente per il mese di ottobre, poi l’applicazione tornerà automaticamente a mostrare la versione più recente. La funzionalità è in fase di distribuzione in queste ore e potrebbe non essere disponibile da subito per tutti: per ottenerla occorre aggiornare la propria applicazione.

Il 6 ottobre del 2010 Instagram divenne disponibile sugli iPhone, a pochi giorni di distanza dalla presentazione degli iPhone 4 di Apple; la versione per gli smartphone Android arrivò solamente nell’aprile del 2012. Inizialmente l’app consentiva di caricare, modificare e condividere solamente fotografie nel formato quadrato (1:1), limitazione che fu poi rimossa negli anni seguenti per consentire la condivisione di immagini in altri formati.

Nell’aprile del 2012, Facebook acquisì Instagram per circa 1 miliardo di dollari, un investimento che si sarebbe rivelato alquanto redditizio per il social network di Mark Zuckerberg. Nel corso degli anni, l’app è stata arricchita con numerose funzionalità: dalla possibilità di commentare a quella di pubblicare video, passando per l’aggiunta delle Storie, ampiamente ispirate alla medesima funzionalità disponibile da tempo sulla concorrente Snapchat.

Oggi Instagram ha oltre un miliardo di utenti attivi ogni mese, con circa la metà che utilizza almeno una volta al giorno la sua applicazione. In dieci anni ha raccolto oltre 50 miliardi di foto e, con le storie e i commenti, ha superato diversi altri social network espandendo le proprie funzionalità oltre la condivisione delle immagini. Su Instagram milioni di utenti condividono ciò che fanno tramite le Storie, e ottengono informazioni sulle ultime notizie dagli account dei giornali e dei siti d’informazione (compreso il Post). Anche grazie a queste caratteristiche, e alla forte integrazione con Facebook, Instagram è uno dei social network più utilizzati al mondo, con circa tre volte gli utenti di Twitter.

Ora l’hashtag #ProudBoys usato dai suprematisti bianchi è pieno di foto felici di uomini gay

Ora l'hashtag #ProudBoys usato dai suprematisti bianchi è pieno di foto felici di uomini gay

Negli ultimi giorni sui social è stato molto condiviso l’hashtag #ProudBoys, dopo che il gruppo della destra estrema americana era finito al centro della discussione per le dichiarazioni decisamente ambigue fatte da Donald Trump durante il primo dibattito presidenziale e che il gruppo stesso aveva cominciato ad usare come uno slogan.

A partire da sabato scorso, però, l’hashtag #ProudBoys ha cominciato ad essere hijacked (cioè dirottato) dalla comunità LGBT+ e non solo, con il risultato di rimandare a messaggi e a foto felici di uomini gay molto proud, orgogliosi: proud boys, appunto. Bobby Berk, protagonista del popolare programma di Netflix “Queer Eye” ha ad esempio twittato una sua foto accanto al marito chiedendo di trasformare #ProudBoys in un hashtag sull’amore e non sull’odio.

L’account Twitter ufficiale delle forze armate canadesi negli Stati Uniti ha a sua volta condiviso l’hashtag con l’immagine di un militare che bacia il suo partner accompagnata dalla bandiera del Canada e da quella arcobaleno.

Il rovesciamento ha funzionato, negli Stati Uniti e non solo:

I Proud Boys esistono dal 2016, quando li fondò Gavin McInnes, un autore e commentatore canadese che fu tra i fondatori di Vice Media e che negli anni ha provato a negare l’affiliazione del gruppo con il neonazismo. In realtà è uno dei movimenti più attivi dell’alt right, la nuova estrema destra americana che da diversi anni porta avanti idee razziste e misogine appellandosi alla libertà di espressione. I Proud Boys, tra le altre cose, sostengono la superiorità della civiltà occidentale, sono islamofobi, apertamente anti-femministi e armati.

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