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  • Lunedì 21 settembre 2026

Il “mezzogiorno contro Putin”, in Russia e all’estero

In occasione delle elezioni parlamentari russe, tenutesi fra venerdì e domenica, ci sono stati diversi episodi di protesta contro il sistema di repressione del regime di Putin, soprattutto fra le comunità russe che vivono all’estero. In Russia invece i momenti di protesta sono stati più limitati e meno visibili: sono circolate diverse foto di persone che hanno scritto sulle schede messaggi come «no alla guerra». Le elezioni si sono concluse nell’unico modo possibile: con la vittoria di Russia Unita, il partito di Putin.

Un video pubblicato da un attivista di opposizione russo, che mostra persone in coda a Mosca. È stato pubblicato attorno a mezzogiorno ma non si sa quando è stato girato

Parte dell’opposizione aveva invitato gli elettori a presentarsi in blocco alle urne alle 12:00 di domenica, in quello che è stato chiamato il “mezzogiorno contro Putin”: l’idea è che siccome tutti i partiti che si oppongono al presidente e alla guerra in Ucraina sono stati esclusi, l’unico modo per dimostrare quanti sono realmente gli oppositori è quello di formare lunghe code fuori dai seggi. In Russia un’iniziativa analoga fu piuttosto partecipata alle presidenziali del 2024, ma quest’anno le code sono state dovute principalmente ai molti problemi avuti dai sistemi di voto, soprattutto a Mosca: alcuni attivisti di opposizione li hanno ricondotti a un tentativo di favorire il voto elettronico online, manipolabile più facilmente rispetto a quello con le schede di carta.

Alle ambasciate russe in Germania, Austria, Lituania, Armenia e in altri paesi con grosse comunità russe, ci sono state alcune manifestazioni di protesta che contestavano apertamente Putin e la guerra fuori dalle ambasciate, dove erano stati allestiti i seggi.

Molte persone sventolavano una bandiera con tre bande orizzontali, bianca, blu e bianca, che richiama quella nazionale russa ma senza il rosso, associato al sangue e alla violenza. Un altro simbolo ricorrente erano le mele: in russo si chiamano yabloko, che è anche il nome di un partito contrario alla guerra escluso dalle elezioni. Altre persone hanno aderito al “mezzogiorno contro Putin”: dai video circolati online e da quanto scritto dai media russi indipendenti attivi all’estero sembra che la fila più lunga sia stata quella a Yerevan, in Armenia, con circa 500 persone. Altrove le code sono state di alcune decine o di un centinaio di persone.

– Leggi anche: Come il regime di Putin manipola le elezioni