Una scena del film “Don’t look up” sul riscaldamento globale diventata realtà

Una scena del film "Don't look up" sul riscaldamento globale diventata realtà

Il 14 luglio scorso il meteorologo britannico John Hammond era ospite di un programma della rete televisiva GB News, per parlare dell’intensa ondata di calore che pochi giorni dopo avrebbe interessato il Regno Unito. Hammond aveva spiegato che il grande caldo avrebbe causato molti disagi e che avrebbe potuto comportare la morte di «centinaia, se non migliaia» di persone, come avvenuto in Portogallo e Spagna.

Il meteorologo era stato rapidamente interrotto da una delle conduttrici della trasmissione, Beverley Turner: «John, dovremmo essere felici per il meteo e tutto il resto, non so che cosa sia successo a voi meteorologi per diventare tutti così fatalisti e messaggeri di sventure». Turner aveva poi proseguito sostenendo che già in passato ci fossero state estati molto calde nel Regno Unito, quando ancora non si parlava di riscaldamento globale, nonostante le evidenze scientifiche e i dati raccolti negli ultimi decenni abbiano dimostrato chiaramente come le ondate di calore siano sempre più frequenti e intense, soprattutto in Europa.

La scena ha ricordato a molti una sequenza del film Don’t look up del 2021 con Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence, una satira sui mezzi di comunicazione e la politica alle prese con i temi del cambiamento climatico. Le similitudini in effetti sono molte.

GB News è una rete televisiva privata con un orientamento conservatore. Turner in passato aveva già messo in discussione le evidenze scientifiche sul riscaldamento globale e più di recente sulla sicurezza dei vaccini contro il coronavirus. Le ondate di calore, sempre più intense, causano ogni anno migliaia di morti in molte aree del mondo; i vaccini contro il coronavirus hanno permesso di salvare la vita di milioni di persone.

Il Manchester City tornerà a usare la maglia rossonera ispirata al Milan

Il Manchester City tornerà a usare la maglia rossonera ispirata al Milan

In questa stagione la squadra di calcio inglese del Manchester City tornerà a usare come divisa da trasferta la maglia a strisce rossonere ispirata al Milan degli anni Sessanta. Non veniva utilizzata dal 2012 ma è da tempo presente nella storia del Manchester City, che decise di adottarla come seconda divisa a partire da fine anni Sessanta proprio per sembrare il Milan, una delle squadre più vincenti dell’epoca, allenata da Nereo Rocco con Cesare Maldini, Gianni Rivera e Giovanni Trapattoni. Da due anni sia City che Milan hanno Puma come sponsor tecnico, e così il City ha presentato la nuova divisa con un video pieno di riferimenti al Milan e alla città di Milano.

Nella storia del calcio la condivisione di simboli e colori non è rara e fu un’usanza soprattutto nei primi del Novecento. La Juventus, per esempio, prese i suoi colori dal Notts County di Nottingham, che a loro volta vennero usati dal Partizan di Belgrado. In Argentina il Boca Juniors adottò il giallo e il blu da una bandiera svedese issata a bordo di una nave, mentre il Barcellona prese i suoi colori dalla squadra svizzera del Basilea. Queste e altre storie su alcune famose divise sportive sono raccontate qui.

Nick Ponzio si è fatto notare ai Mondiali di atletica

Nick Ponzio si è fatto notare ai Mondiali di atletica

Ai Mondiali di atletica in corso in questi giorni nella città americana di Eugene, in Oregon, un italiano si è fatto notare più degli altri, tanto per le sue doti atletiche quanto per quelle comunicative. Si chiama Nick Ponzio, è nato negli Stati Uniti da genitori di origine italiana e dal 2021 gareggia con la nazionale italiana nel getto del peso. Ponzio si distingue già per l’aspetto, per via dei suoi folti baffi neri, che prima delle gare mette in bella mostra davanti alle telecamere.

Nelle interviste scherza e fa battute sul suo aspetto (massiccio, come qualsiasi atleta del getto del peso), e sulle sue origini italiane. Dopo essersi qualificato alla finale, dove poi è arrivato nono lanciando il peso a 20,81 metri, ha detto all’intervistatore: «Ora mi merito una bella cena, tra le 12mila e le 14mila calorie. Papà mi ha insegnato che non si lascia nulla nel piatto».

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