Alcuni seguaci di QAnon speravano che John F. Kennedy Junior, morto nel 1999, ricomparisse a Dallas

Alcuni seguaci di QAnon speravano che John F. Kennedy Junior, morto nel 1999, ricomparisse a Dallas

Martedì alcune centinaia di persone, molte delle quali seguaci della teoria del complotto QAnon, si sono riunite a Dallas, in Texas, per attendere l’arrivo – che ovviamente non c’è stato – di John F. Kennedy Junior, morto in un incidente aereo nel 1999.

John F. Kennedy Junior era il figlio minore di John Fitzgerald Kennedy, il presidente statunitense ucciso nel 1963 a Dealey Plaza, a Dallas. In conseguenza di una teoria ritenuta estrema persino da buona parte dei seguaci di QAnon, alcuni altri seguaci si erano quindi radunati proprio a Delay Plaza (insieme a curiosi e giornalisti) a quanto pare convinti che Kennedy Junior si sarebbe palesato lì per lanciare la sua candidatura, in veste di vicepresidente di Donald Trump, alle elezioni presidenziali del 2024 (ma tra i presenti c’era anche chi aveva teorie persino più assurde). La comparsa era attesa intorno alle 12.30 ora locale e, visto che non c’è stata, molti seguaci di QAnon se ne sono poi andati, probabilmente parecchio delusi. Alcuni di loro, ha scritto il Washington Post, «speranzosi che Kennedy Junior sarebbe apparso più tardi a un concerto dei Rolling Stones». Non è ovviamente successo nemmeno lì.

Quando si parla di “QAnon” ci si riferisce a un complesso di teorie complottiste di estrema destra secondo cui all’interno del “deep-state”, cioè tra i funzionari politici legati alla politica tradizionale, esista una cospirazione contro Trump. Questa cospirazione servirebbe a impedire che Trump smascheri un network internazionale di satanisti pedofili con al centro l’establishment finanziario internazionale. A questa teoria principale col tempo se ne sono legate altre, altrettanto assurde. Compresa quella secondo cui Kennedy Junior sarebbe vivo e starebbe segretamente aiutando Trump; secondo qualcuno Kennedy Junior sarebbe addirittura “Q”, l’anonimo utente attorno a cui gira QAnon.

«Capitoline, Quirinal, Viminal, the Esquiline»

«Capitoline, Quirinal, Viminal, the Esquiline»

Nei giorni del G20 che si è tenuto a Roma il 30 e il 31 ottobre, i leader dei paesi partecipanti hanno visitato tra le altre cose il palazzo del Quirinale, residenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, facendosi poi fotografare insieme a lui, a sua figlia Laura Mattarella (che lo accompagna nelle occasioni ufficiali), al presidente del Consiglio Mario Draghi e a sua moglie Serenella Cappello. Il momento che si è fatto notare di più è stato quello con il primo ministro britannico Boris Johnson, che si è messo a elencare i sette colli di Roma mentre i fotografi scattavano, scandendoli con il loro nome inglese.

Nel video intero pubblicato dal Quirinale si capisce perché Johnson abbia elencato i colli: lo si vede mentre arriva e si guarda intorno, suggestionato forse dal fatto di trovarsi proprio su uno dei celebri colli romani (lo si sente esclamare «Quirinal!» prima di iniziare l’elenco). Poi, non riuscendo a ricordarli tutti, si gira verso Mattarella chiedendo: «Qual era l’altro?», e Mattarella sorride alzando le spalle. Draghi, nel tentativo di aiutarlo a ricordarsi l’ultimo, gli chiede se abbia già detto “Oppio”, che però non è uno dei sette colli, bensì una delle alture dell’Esquilino.

– Leggi anche: Boris Johnson sa recitare i primi 42 versi dell’Iliade in greco antico

Quello che mancava a Johnson era il Palatino (con “Laterano”, infatti, si riferiva probabilmente al Celio). Johnson è noto per conoscere piuttosto bene le lingue e le culture antiche, in particolare il greco antico e il latino, grazie agli studi classici che fece da giovane all’Università di Oxford.

 

Trump ha fatto il “tomahawk chop”, gesto considerato offensivo dai nativi americani

Trump ha fatto il "tomahawk chop", gesto considerato offensivo dai nativi americani

Sabato sera l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha assistito assieme alla moglie Melania alla gara-4 delle World Series di baseball (le finali del campionato) tra gli Atlanta Braves e gli Houston Astros. Durante la partita, che si è giocata ad Atlanta (Georgia), Trump e la moglie si sono uniti ai tifosi degli Atlanta Braves nel cosiddetto “tomahawk chop”, un gesto fatto con il braccio che imita il movimento con cui molte popolazioni di nativi americani usavano il tomahawk, una tipica ascia da battaglia.

Il “tomahawk chop” viene fatto spesso dai tifosi degli Atlanta Braves per incoraggiare la propria squadra: “Atlanta Braves” è un nome che deriva infatti dall’espressione con cui i coloni chiamavano i guerrieri nativi americani, e lo stesso logo della squadra contiene un tomahawk. Il gesto è però considerato razzista dalle comunità di nativi americani che hanno più volte chiesto alla MLB, la lega di baseball americano, di proibirlo.

La questione è tornata di attualità nelle ultime settimane, dato che gli Atlanta Braves si sono qualificati alle World Series per la prima volta dal 1995. Il commissario della MLB, Rob Manfred, ha difeso il gesto dei tifosi dei Braves e ha detto che non verrà presa in considerazione alcuna punizione nei loro confronti.

Trump era alla gara insieme a Herschel Walker, ex giocatore di football americano e candidato Repubblicano al Senato per la Georgia.

È stata la prima partecipazione di Trump a una partita di baseball dallo scorso aprile: allora il presidente aveva chiesto di boicottare la MLB poiché la lega aveva deciso di spostare l’All Star Game (l’evento annuale a cui partecipano due squadre con i migliori giocatori della lega) da Atlanta (Georgia) a Denver (Colorado). La decisione della MLB, molto criticata da Trump, era stata presa a causa delle proteste contro una nuova legge elettorale appena approvata dallo stato della Georgia, accusata di limitare l’accesso al voto delle comunità con reddito più basso, come gli afroamericani.

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