Cosa succede a dire «Black Lives Matter» nella città “più razzista” degli Stati Uniti

Cosa succede a dire «Black Lives Matter» nella città "più razzista" degli Stati Uniti

Harrison, in Arkansas, è stata più volte soprannominata “città più razzista degli Stati Uniti” dai giornali. All’inizio del Novecento ci furono due episodi di violenza contro gli afroamericani, che portarono quasi tutta la comunità nera ad andarsene, e negli ultimi decenni si è spesso parlato di Harrison in relazione ai movimenti suprematisti bianchi: la città ospita la sede dei Knights of the Ku Klux Klan, una delle attuali sezioni del Klu Klux Klan. Oggi il 95 per cento della popolazione è bianco, meno dell’1 per cento nero. Lungo le strade si vedono cartelloni pubblicitari di una stazione radiofonica chiamata White Pride, cioè “Orgoglio Bianco”.

Rob Bliss, un pubblicitario bianco, si è messo proprio sotto uno di questi cartelloni mostrando agli automobilisti un cartello con la scritta «Black Lives Matter», “Le vite dei neri sono importanti”, slogan delle proteste contro il razzismo e le violenze della polizia americana contro gli afroamericani. La quasi totalità delle reazioni al suo gesto sembrano confermare la reputazione di Harrison.

Cosa ha detto Andrea Bocelli sul coronavirus

Cosa ha detto Andrea Bocelli sul coronavirus

Intervenendo al convegno “Covid-19 in Italia, tra informazione scienza e diritti”, organizzato lunedì al Senato da Vittorio Sgarbi, Andrea Bocelli ha detto, in un discorso in cui ha spiegato di essere molto dubbioso riguardo a molte cose sulla pandemia da coronavirus: «Io conosco un sacco di gente e grazie a Dio non conoscevo nessuno che fosse finito neanche in terapia intensiva, nessuno». Bocelli ha poi aggiunto, in riferimento alle restrizioni agli spostamenti decise per contenere il contagio: «Devo anche confessare pubblicamente di aver anche in certi casi disobbedito volontariamente a questo divieto perché non mi sembrava giusto e non mi sembrava neanche salutare».

Parlando di quella che ha definito “cosiddetta pandemia” e dopo aver detto che «le cose non erano così come ci venivano raccontate» Bocelli ha ripetuto più volte che le restrizioni lo hanno fatto sentire “umiliato e offeso”. Poche ore dopo, parlando a un altro convegno a Milano, ha spiegato di essere stato «un po’ frainteso», e smentito di avere sminuito la pandemia.

Nello scorso maggio Bocelli aveva raccontato di essere stato contagiato e di aver deciso di donare il plasma aderendo alla sperimentazione allora in corso nel reparto di malattie infettive di Pisa. Il 12 aprile, nel giorno di Pasqua e durante il lockdown, Bocelli aveva fatto un concerto dal Duomo di Milano che era stato accompagnato da immagini delle città deserte per via delle restrizioni; e il 19 aprile era stato tra i cantanti che avevano partecipato a distanza al grande concerto “One World: Together At Home“, organizzato per raccogliere fondi contro il coronavirus.

In Italia, finora sono stati accertati 246mila casi di contagio da coronavirus e più di 35mila persone sono morte.

Bugs Bunny ha 80 anni

Bugs Bunny ha 80 anni

Il 27 luglio 1940, ottant’anni fa oggi, uscì nei cinema il primo cortometraggio animato che aveva come protagonista Bugs Bunny, che negli anni successivi diventò uno dei più famosi personaggi animati di tutti i tempi. Bugs Bunny fu creato dalla casa di produzione Warner Bros. dopo che per alcuni mesi nei loro cortometraggi – che venivano proiettati prima dei film nei cinema – aveva sperimentato l’utilizzo di un coniglio buffo e irriverente, ma dall’aspetto molto diverso. I suoi tratti furono definiti meglio dal disegnatore e scrittore di libri per l’infanzia Charles Thorson, che negli anni precedenti aveva lavorato per Disney.

Bugs Bunny comparve per la prima volta nel cortometraggio A Wild Hare, tradotto in italiano con Caccia al coniglio, in cui erano già presenti tutti i suoi tratti più caratteristici: gli inganni e le prese in giro nei confronti del cacciatore Taddeo, la voce di Mel Blanc – che l’ha doppiato fino alla sua morte, avvenuta nel 1989 – e la sua frase più celebre: “Che succede, amico?”, traduzione piuttosto libera di What’s up, Doc?.

A Wild Hare piacque così tanto che nel 1941 fu nominato agli Oscar come migliore cortometraggio di animazione.

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