Amber Heard alla fine del processo contro il Sun per la denuncia di Johnny Depp

Amber Heard alla fine del processo contro il Sun per la denuncia di Johnny Depp

Mercoledì l’attrice statunitense Amber Heard ha fatto una dichiarazione davanti alla corte di giustizia a Londra, dove da inizio luglio lei e l’attore Johnny Depp, suo ex marito, hanno testimoniato – lei per la difesa, lui per l’accusa – riguardo a una denuncia per diffamazione dello stesso Depp contro il quotidiano scandalistico britannico The Sun.

La denuncia riguarda un articolo del 2018 in cui il giornale aveva trattato come un dato di fatto le violenze di Depp contro Heard, chiamandolo “wife beater”. Il processo si è chiuso mercoledì, la sentenza è prevista per la fine di settembre. Nel frattempo la situazione giudiziaria fra i due si è complicata molto perché all’inizio del 2019 Depp ha accusato a sua volta Heard di violenza contro di lui.

Heard ha detto di essere mortificata di dover partecipare a un ennesimo processo, che in questo caso non ha voluto né chiesto: facendo riferimento alle altre procedure giudiziarie degli ultimi anni e tuttora in corso riguardo alla relazione fra lei e Depp. E,  malgrado le contestazioni di alcuni fan di Depp fuori dal tribunale, ha ringraziato  per i messaggi di solidarietà ricevuti “da tutto il mondo”.

L’ultimo numero di Q, noto mensile britannico di musica pop

L'ultimo numero di Q, noto mensile britannico di musica pop

Oggi è uscito l’ultimo numero di Q, noto magazine mensile britannico di musica pop, fondato nel 1986 e uscito per 415 numeri. Il direttore Ted Kessler aveva annunciato la fine delle pubblicazioni una decina di giorni fa su Twitter: da tempo il giornale guadagnava sempre meno dalla pubblicità e faticava a sostenersi (dal 2000 al 2020 la sua tiratura era diminuita dell’85 per cento).

L’ultimo numero di Q contiene una raccolta delle migliori interviste pubblicate dalla rivista – famosa soprattutto per questo formato – fra cui ad Adele, Prince, Nina Simone e Joni Mitchell. Qui, invece, c’è un racconto degli ultimi anni della rivista scritto da Kessler.

Cosa succede a dire «Black Lives Matter» nella città “più razzista” degli Stati Uniti

Cosa succede a dire «Black Lives Matter» nella città "più razzista" degli Stati Uniti

Harrison, in Arkansas, è stata più volte soprannominata “città più razzista degli Stati Uniti” dai giornali. All’inizio del Novecento ci furono due episodi di violenza contro gli afroamericani, che portarono quasi tutta la comunità nera ad andarsene, e negli ultimi decenni si è spesso parlato di Harrison in relazione ai movimenti suprematisti bianchi: la città ospita la sede dei Knights of the Ku Klux Klan, una delle attuali sezioni del Klu Klux Klan. Oggi il 95 per cento della popolazione è bianco, meno dell’1 per cento nero. Lungo le strade si vedono cartelloni pubblicitari di una stazione radiofonica chiamata White Pride, cioè “Orgoglio Bianco”.

Rob Bliss, un pubblicitario bianco, si è messo proprio sotto uno di questi cartelloni mostrando agli automobilisti un cartello con la scritta «Black Lives Matter», “Le vite dei neri sono importanti”, slogan delle proteste contro il razzismo e le violenze della polizia americana contro gli afroamericani. La quasi totalità delle reazioni al suo gesto sembrano confermare la reputazione di Harrison.

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