La maglia dell’Ajax ispirata a Bob Marley e “Three Little Birds”

La maglia dell'Ajax ispirata a Bob Marley e "Three Little Birds"

La squadra di calcio dell’Ajax ha presentato la sua terza divisa per questa stagione, ispirata a Bob Marley e alla sua canzone “Three Little Birds”. Da circa un decennio “Three Little Birds” — canzone scritta da Marley nel 1976 — è una specie di inno per l’Ajax e i suoi tifosi. Tutto iniziò nel 2008, quando lo speaker dallo stadio di Cardiff, in Galles, la mise per intrattenere i tifosi olandesi rimasti in tribuna dopo una partita amichevole. I tifosi, che la conoscevano bene, iniziarono a cantarla con un certo trasporto. Da lì inizio a prendere piede e ancora oggi accompagna l’Ajax in tutte le sue partite.

Nel 2018 Ky-Mani Marley, uno dei figli di Bob Marley, la cantò dal vivo all’Amsterdam Arena e disse: «Mio padre era un grande appassionato di calcio. A sentire migliaia di persone cantare una sua canzone non a un concerto, ma a una partita di calcio, si sarebbe sicuramente commosso». Anche ai giocatori piace. Per Klass Jan-Huntelaar, attaccante olandese, «è una bella sensazione entrare in campo con tutti che cantano una canzone così felice».

– Leggi anche: Una canzone di Bob Marley

La storia dietro alle due immagini della giornalista velata di CNN a Kabul

La storia dietro alle due immagini della giornalista velata di CNN a Kabul

Diversi giornali italiani hanno ripreso un’immagine che circola molto sui social network che mostra una giornalista di CNN inviata in Afghanistan, Clarissa Ward, vestita in modo molto diverso durante due collegamenti televisivi. Nella prima foto Ward è vestita all’occidentale, mentre nella seconda indossa una abaya, cioè una tunica nera in uso fra le donne che osservano una dottrina conservatrice dell’Islam per coprire gran parte del proprio corpo.

I commenti che accompagnano l’immagine suggeriscono che Ward abbia indossato l’abaya poche ore dopo la conquista di Kabul, la capitale dell’Afghanistan, da parte dei talebani: alcuni lasciano intendere che Ward abbia rinunciato troppo rapidamente ai valori occidentali per compiacere i talebani.

Sul suo profilo Twitter, Ward ha precisato che l’immagine è «fuorviante»: «nella prima foto mi trovavo all’interno di una zona protetta. La seconda è stata scattata per le strade di Kabul dopo che era stata occupata dai talebani. Anche in precedenza, in giro per Kabul, ho sempre indossato un velo per i capelli, anche se non li coprivo totalmente e non usavo una abaya. Quindi una differenza esiste, ma non così pronunciata».

Le giornaliste occidentali che lavorano in paesi a maggioranza musulmana scelgono spesso di coprirsi i capelli in pubblico per rispetto della tradizione locale. Nel caso di Ward non si trattava di una questione di rispetto ma di sicurezza: i talebani praticano una dottrina dell’Islam molto radicale che prevede che la donna si mostri in pubblico quasi completamente velata. Se Ward avesse girato per le strade di Kabul senza questi accorgimenti, avrebbe verosimilmente attirato le attenzioni dei combattenti talebani.

In un recente collegamento televisivo, fra l’altro, la stessa Ward si è presentata vestita all’occidentale. Dall’inquadratura si intuisce che si trova in un luogo al chiuso.

La famosa foto della fuga da Saigon

La famosa foto della fuga da Saigon

La rapida vittoria militare ottenuta in Afghanistan dai talebani – che in poche settimane hanno riconquistato il paese e preso quasi del tutto il controllo della capitale Kabul – hanno costretto a una rapida fuga i cittadini stranieri che si trovavano ancora nel paese. Tra sabato 14 agosto e domenica 15 agosto i governi stranieri che avevano missioni diplomatiche in Afghanistan hanno ordinato l’evacuazione del loro personale e le attività per lasciare il paese si sono fatte più intense domenica, quando i talebani sono entrati in città.

Foto e video che sono arrivati da Kabul in queste ore hanno ricordato a molti le foto i video che raccontarono la fuga del personale civile e militare statunitense da Saigon, in Vietnam, quando nell’aprile del 1975 la città fu conquistata dall’esercito nordvietnamita e la guerra finì.

In particolare sta circolando molto una foto che mostra una fila di persone che cercano di salire su un elicottero precariamente appoggiato sul tetto di un edificio di Saigon. Si trattava di uno degli ultimi voli con cui gli Stati Uniti stavano portando al sicuro personale dei servizi segreti e altri collaboratori, mentre i nordvietnamiti erano già arrivati in città. Per anni in molti credettero che quella foto mostrasse la fuga dall’ambasciata statunitense, ma l’edificio ospitava invece gli uffici della CIA. Sul volo erano presenti perlopiù politici sudvietnamiti con le loro famiglie, mentre il personale diplomatico statunitense venne fatto evacuare su un altro elicottero, partito invece dall’ambasciata degli Stati Uniti. La foto fu scattata dal fotogiornalista olandese Hubert van Es il 29 aprile, un giorno prima della fine della guerra.

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