L’odissea del comandante Carlos
Le mille vite di Vittorio Vidali, da Trieste a Cuba passando per l'Unione Sovietica

Nel settembre del 1900 a Muggia, una piccola città non lontana da Trieste, nasce Vittorio Vidali. La sua è una biografia che attraversa il Novecento senza mai trovare un attimo di quiete. Viaggia continuamente, cambia missione politica, identità, paese, compagna: braccato da poliziotti e servizi segreti.
A Trieste, la città di frontiera per definizione, Vidali diventa comunista molto presto. Da ragazzo sceglie il campo dell’antifascismo militante, dentro un clima in cui la violenza politica fa parte ogni giorno del confronto. È una forma di iniziazione alla violenza, ma anche il segno del suo destino: la politica per lui è un’esperienza totalizzante, non separabile dalla vita.
A metà degli anni Venti è negli Stati Uniti. Attraversa il Paese, incontra lavoratori, li raggiunge attraverso viaggi infiniti, spesso sui treni bestiame. È una stagione di formazione, in cui la militanza si misura con la realtà materiale e con l’organizzazione. Per lui, anche in questi anni la politica è insieme pensiero e azione, inseparabili.
In carcere incontra Bartolomeo Vanzetti, uno degli anarchici italiani più noti di quella stagione, destinato alla sedia elettrica. Per cercare di salvare lui e Nicola Sacco il mondo si mobilita, ma non ci sarà nulla da fare. La sentenza di morte verrà eseguita.
La sua fuga prosegue in Messico. Partecipa alla fondazione del Partito comunista messicano. È il passaggio verso una dimensione internazionale della militanza, che si consolida poi a Mosca, dove Vidali viene addestrato all’interno degli apparati sovietici. Da questo momento la sua figura si colloca stabilmente in quell’area in cui politica, organizzazione e attività clandestina coincidono definitivamente.
La guerra civile spagnola rappresenta uno dei punti più noti e più controversi della sua storia. Con il nome di Carlos Contreras, Vidali diventa una figura rilevante nel fronte repubblicano. Sono gli anni in cui si intrecciano dimensione militare, impegno politico e conflitti interni allo stesso campo antifascista. In quel contesto incontra personalità come Ernest Hemingway, Rafael Alberti, Pablo Neruda, segno di un ambiente in cui politica, idealità, organizzazione e cultura crescono insieme.
Accanto alla militanza, c’è anche una dimensione personale molto importante. La relazione con Tina Modotti, attrice, fotografa e militante comunista, è una delle storie d’amore più controverse del secolo.
Nel 1947 Vidali torna a Trieste, dopo anni trascorsi tra Europa e Americhe e mentre il suo nome è nelle liste dei sovversivi più noti e ricercati. La città è di nuovo al centro delle tensioni tra blocchi contrapposti. Qui continua ad agire, muovendosi nelle pieghe del conflitto tra l’Unione Sovietica guidata da Stalin e la Jugoslavia di Tito, in una fase in cui la politica internazionale si riflette direttamente nelle vicende locali.
Raccontare Vidali significa confrontarsi con una figura che ha attraversato la storia di molti paesi. È stato tante cose insieme: uno stalinista violento, un rivoluzionario convinto, un comunista fedele alla linea, un uomo inquieto. Le fonti e le interpretazioni restituiscono immagini diverse, spesso difficili da ricomporre.