Il dizionario dei segni invisibili – F

Il dizionario di Emiliano Ponzi – artista e illustratore – è tutto quello che non si vede dietro le immagini che disegna: il suo mondo, i suoi pensieri, le cose che gli hanno fatto scegliere quello che ha scelto. Ogni settimana uscirà un articolo dedicato a una lettera dell’alfabeto: questa è la sesta puntata dedicata alla F, qui ci sono quelle precedenti.

Ponzi_F

“JE REVIENDRAI AVEC LA PLUIE (quando cadrà la pioggia tornerò)” realizzata sull’omonimo libro di Taluji Ichikawa per Le Monde. La storia del rincontro di un giovane padre e il suo bambino con la moglie scomparsa prematuramente un anno prima.

“F”di famiglia

Uno e trino diceva Lui.

3 è il numero perfetto diceva Pitagora.

Siamo sempre in 3, da piccoli quando si parte per la villeggiatura con i genitori e anche dopo, molto dopo, quando i genitori reali non ci sono più. Li troviamo nello zaino che portiamo in spalla, padre e madre, il loro imprintng e i loro riverberi. Quanto simile o dissimile è la nostra immagine? Ed è gioco di proiezioni.

Sono il centro del cerchio e noi siamo il raggio che ruota attorno in un eterno movimento di rotazione e rivoluzione. “Huston ci stiamo avvicinando troppo al sole” “Huston siamo lontani, è buio e freddo stiamo perdendo la rotta”. Si ricalcola sempre a partire da lì.

È l’ombra di Peter Pan, come una sentenza, attaccata ai nostri piedi e talvolta ribelle. Con gesti estremi e adolescenziali spezziamo legami, lottiamo per un’identità autocentrata… io… io… io. Illusi  di non essere secondo capitolo di una storia, continuum di una narrazione storiografica in cui ogni passaggio è intimamente connesso e consequenziale a quello precedente.

Le scelte, le non scelte, il prenderne distanze siderali o il restare nel cortile dietro casa. Tutto svela il nostro punto di partenza.

Quante matrigne si trovano poi riflesse negli occhi delle nostre mogli? E quanti padri negli abbracci di un amico o nelle parole severe dei nostri capi? Dalla famiglia che avevamo nasce la nostra capacità di essere uomini, di pensare all’idea di una casa oppure di errare, vagabondi in un’ esplorazione senza porto, architetti indecisi che cancellano pareti, ridisegnano soggiorni, poi cancellano di nuovo in una continua ricerca del monolocale perfetto.