I nuovi italiani

Sembrano cinesi, moldave e nigeriani, tedesche e marocchini, ecuadoregni e albanesi, ma sono italiani perché si sentono italiani e perché hanno il diritto di diventarlo. È una vergogna per il nostro paese se non glielo permettiamo ma soprattutto è uno spreco, visto che in tanti hanno pure talento.
Negli anni scorsi, quando qualcuno si dichiarava in mia presenza contrario alle unioni civili, io gli chiedevo quante persone o coppie omosessuali pensava di conoscere; saltava fuori quasi sempre che non ne aveva mai conosciute neppure una (o che pensava di non conoscerne). Adesso invece mi diverto a chiedere ai teenager ma anche ai bambini figli di amici o conoscenti, se hanno compagni di origine straniera: il più delle volte non lo sanno, semplicemente perché non ci hanno fatto caso. Al limite si ricordano dei nomi strani, che però non sono indicativi, considerata la mole di telenovelas e reality che i genitori italiani si sono sciroppati negli ultimi trent’anni. Insomma, loro non se ne curano, ma i loro genitori sì. E allora forse servirebbe anche con loro andare sul concreto e raccontare le storie dei giovani che si conoscono. C’è una piccola storia che contribuisce a dimostrarlo.
L’anno scorso iMille avevano istituito il Premio di Laurea Helen Joanne “Jo” Cox per Studi sull’Europa, ne avevo già parlato. Quest’anno siamo alla seconda edizione (le candidature si possono presentare fino al 30 novembre) ma nel mezzo sono successe un po’ di cose. I sedici finalisti hanno costituito il gruppo dei Jo Cox Laureates che collabora stabilmente con la redazione de iMille e che, in occasione delle celebrazioni dei 60 anni dei Trattati di Roma, ha pubblicato un White Paper grazie agli studi intrapresi per le tesi di laurea con cui avevano concorso al Premio – dalla politica monetaria al commercio internazionale, passando per il ruolo dell’Europa nel conflitto israelo-palestinese e le politiche migratorie dell’Unione.

(iMille)

I sedici Jo Cox Laureates provengono da ogni dove e non tutti hanno origini solo italiane, compresa la stessa vincitrice della prima edizione, Ornella Darova; così quando è montata la strumentalizzazione politica sulla legge per istituire lo ius soli (o meglio, lo ius culturae) è stato naturale per loro partire con un passaparola e tornare con sette interviste a sette ragazze e ragazzi che hanno raccontato cosa significa per loro sentirsi a casa e il valore della cittadinanza italiana: Tina Zhan (laurea in Mediazione linguistica e culturale e poi in Scienze Internazionali e in China Studies alla Zhejiang University); Roberto Isibor (laurea in Giurisprudenza – con un master in diritto dell’Unione Europea al King’s College di Londra); Efimia Snitari (studia Economia e Statistica per le Organizzazioni a Torino); Anass Hanafi (frequenta giurisprudenza a Torino ed è presidente dell’associazione universitaria RUN Unito); Ornella Darova (laurea in Economia e Statistica all’Università di Torino, oggi frequenta il master in Economics alla Bocconi); Andres Moreno (laureando in Giurisprudenza, diplomato presso l’Istituto di politica internazionale di Milano (ISPI) e svolge un internship presso una multinazionale spagnola con sede a Barcellona); Anja Palm (laurea in Giurisprudenza, oggi lavora per l’Istituto Affari Internazionali di Roma). E non ditemi che vi interessa ancora sapere da dove arrivano. A me interessa sapere come contribuiranno anche loro, con i loro talenti e le loro storie, a rendere questo paese un po’ più decente di quanto non lo sia.