Quelli che Becchi aveva ragione

L’annuncio fatto da Napolitano sabato scorso, secondo molti, ha dato una conferma alle teoria sulla “prorogatio” del professor Paolo Becchi. Diversi giornali, tra cui la Stampa, si sono addirittura scusati con il professore per come avevano accolto le sue teorie nelle scorse settimane. Dando un’occhiata ai fatti, però, viene fuori che come minimo è un po’ prematuro dare ragione al professor Becchi e che, probabilmente, quello che ha detto sabato Napolitano non è niente di nuovo (10 nomi a parte).

Che cosa ha detto Becchi?
La teoria del professor Becchi si può riassumere facilmente così: in assenza di un accordo tra le forze politiche in parlamento per creare un nuovo governo, si può mantenere il governo in carica con poteri limitati mentre il parlamento si occupa di fare leggi e portare avanti le riforme.

La prima volta che apparvero queste teorie fu in un articolo del 3 marzo sul Secolo XIX firmato dello stesso professor Becchi. Il professore ha poi ribadito la sua teoria in numerose interviste e interventi in programmi televisivi. Ecco che come spiegava la sua teoria:

mantenere l’attuale governo Monti in prorogatio (ossia con limitatissimi poteri di ordinaria amministrazione, di disbrigo degli affari correnti), e concentrare tutta l’attività legislativa nel nuovo Parlamento, per almeno i prossimi 6-8 mesi. Tempo per una riforma elettorale, e per l’approvazione delle leggi più urgenti per il Movimento: riduzione degli stipendi, trasparenza amministrativa, anticorruzione, taglio dei costi della politica, sgravi fiscali per le piccole e medie e imprese, reddito di cittadinanza.

I grassetti sono nostri. Riassumendo: secondo Becchi il significato della prorogatio è tenere in vita per almeno 6-8 mesi (attenzione che è una parte importante) il governo Monti e nel frattempo far votare al parlamento importantissime riforme di vario tipo.

Che cosa ha detto Napolitano?
Niente che sembri dare una conferma alle parole del professor Becchi. Qui potete leggere per intero il suo discorso di sabato. Questa è la parte che ci interessa.

Tuttavia, non può sfuggire agli italiani e all’opinione internazionale che un elemento di concreta certezza nell’attuale situazione del nostro paese è rappresentato dalla operatività del governo tuttora in carica, benché dimissionario e peraltro non sfiduciato dal Parlamento : esso ha annunciato e sta per adottare provvedimenti urgenti per l’economia, d’intesa con le istituzioni europee e con l’essenziale contributo del nuovo Parlamento attraverso i lavori della Commissione speciale presieduta dall’on. Giorgetti.

Napolitano, in sostanza, ha ricordato una cosa abbastanza ovvia: al momento esiste un governo in carica. Nella prassi costituzionale italiana, infatti, non è previsto che esista un vuoto di governo. Le dimissioni di un governo sfiduciato o dimissionario vengono accolte dal presidente della Repubblica nello stesso istante in cui vengono firmati i decreti che nominano il nuovo governo.

Napolitano non ha detto che l’attuale governo può rimanere in carica per un tempo indeterminato (almeno 6 od 8 mesi). Anzi: poco dopo il presidente ha sottolineato come i suoi sforzi attuali sono mirati a favorire, nel più breve tempo possibile, un nuovo governo.

Pur essendo ormai assai limitate le mie possibilità di ulteriore iniziativa sul tema della formazione del governo, posso fino all’ultimo giorno concorrere almeno a creare condizioni più favorevoli allo scopo di sbloccare una situazione politica irrigidita tra posizioni inconciliabili.

Prorogatio sì prorogatio no
Non stiamo vivendo in nessuna prorogatio del tipo immaginato da Becchi per il semplice fatto che, attualmente, non c’è nessuna alternativa alla permanenza in carica del governo Monti. Per forza di cose – come era stato ampiamente detto già pochi giorni dopo le elezioni, anche qui sul Post – l’attuale governo resterà (quasi certamente) in carica almeno fino a quanto non ci sarà un nuovo presidente della Repubblica dotato dei poteri per sciogliere le Camere. Se il professor Becchi aveva ragione lo potremo dire soltanto nei prossimi mesi. Se questo stesso governo resterà in carica anche dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica e se nel frattempo il Parlamento riuscirà a portare avanti grandi riforme, allora (e solo allora) sarà il caso di fare le nostre scuse al professore.