Le fabbriche di Michi

Mancano tre anni alle elezioni regionali in Puglia, ed è ancora fresco il ricordo della vittoria di Nichi Vendola alle primarie del centrosinistra, nelle quali riuscì, per la seconda volta consecutiva, a battere il candidato del Pd Francesco Boccia. Il leader di Sel è governatore soltanto dal 2010, eppure nel Mezzogiorno si è già aperta una competizione tutta interna al centrosinistra. Il sindaco di Bari e presidente del Pd pugliese Michele Emiliano nei giorni scorsi ha annunciato la nascita di una lista civica che lo sosterrà alle regionali del 2015, sul modello di quelle che lo fecero trionfare alle amministrative. On line c’è già un sito con simbolo e slogan: “Chiamati al bene comune”. È pronta anche la “magna charta” del movimento che si rivolge “a quanti non si sentono più parte di un progetto politico”. Il sindaco ha anche fissato un paio di convention. La prima si terrà a Monopoli il 17 e 18 febbraio, nella stessa sede in cui nacque la prima “sezione” della lista civica per il Comune, Emiliano per Bari. Persino modalità e strutture sembrano essere simili a quelle che gli fecero vincere le elezioni a sindaco. Al suo fianco c’è ancora Roberto Lorusso, imprenditore e stratega comunicativo-organizzativo delle sue campagne elettorali. Ed è pronto anche un possibile avversario alle primarie (naturalmente ancora da organizzare): l’assessore regionale alle opere pubbliche del Pd Fabiano Amati.

Emiliano vuole intercettare il consenso di delusi e insoddisfatti dai partiti, a cominciare da quelli del suo Pd troppo tenero nei confronti del governo del “tecnocrate Monti”, cercando alleanze non solo a sinistra ma anche con il Terzo Polo. Parallelamente all’autocandidatura, Emiliano porta avanti anche il progetto di una “lista civica nazionale”. Il segretario regionale dei democrat pugliesi Sergio Blasi gli ha ricordato però che di civico c’è già il Pd e che comunque l’iniziativa è in contrasto con le norme statutarie, mentre se vuol fare una lista regionale non ci sono problemi. E Vendola cosa ne pensa?

Il giorno dopo la sua sortita, il leader di Sel ha rilasciato un’intervista al Corriere del Mezzogiorno per dare il via libera. “Le cose che sta facendo Michele sono molto utili: movimenta la scena politica ed attira soggetti che sono fuori dai partiti. Non è facile un’opera di ricostruzione della forma-partito capace di risanare la ferita subìta dalla democrazia, anche a causa del declino dei partiti”. Il governatore pugliese è così contento dell’autocandidatura di Emiliano da considerarla sua: “Tenderei a dire che Emiliano è il candidato di Vendola, perché egli è l’espressione di un mondo largo, anche più largo di me”. Da diverso tempo Emiliano ripete in continuazione di sentirsi in grande sintonia con l’ex nemico. “Il mio rapporto personale con Vendola – ha detto – è indistruttibile. Siamo ormai una coppia di fatto della politica italiana. Anzi, insieme a De Magistris facciamo un triangolo”. Già, c’è anche il sindaco di Napoli. La candidatura annunciata alla Regione Puglia potrebbe essere solo il primo germe di qualcosa più ampio, una lista civica nazionale formata da sindaci, un vecchio pallino di De Magistris. Emiliano ha spiegato così l’idea di base del movimento pugliese, che poi potrebbe replicarsi a livello nazionale: “Il progetto prevede di mettere insieme la sinistra tradizionale e tutte quelle persone che vengono dalla diaspora del berlusconismo e da settori del centrodestra. I tempi della rigida divisione ideologica sono finiti. Se qualcuno mi chiedesse oggi di quale tendenza ideologica mi senta, non saprei cosa rispondere”.

Negli ultimi tempi De Magistris, Emiliano e Vendola si sono incontrati spesso. Prima all’assemblea nazionale di Sel a Roma, il 22 Gennaio. Poi, una settimana dopo, al forum sui beni comuni a Napoli. In attesa di una piattaforma programmatica più strutturata, Emiliano, Vendola e De Magistris si sono lanciati nell’attacco al governo Monti. “Un arroccamento di poteri che si sono costituiti perché hanno paura che nel Paese nascano movimenti che vengono dal basso”, dice il sindaco di Napoli. “Un governo di destra, una destra finanziaria e moderna”, aggiunge il collega barese. “Io sono un avversario di questo tipo di governo – spiega Emiliano – mentre il Pd non si capisce cosa faccia. Deve decidersi, non può comportarsi come la destra finanziaria internazionale e nello stesso tempo come il vecchio partito comunista, perché così la gente non capisce niente”.

 

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