Luigi Manconi sarebbe un buon Presidente della Repubblica

Ho un’idea per il Presidente della Repubblica. Ce l’ho ormai da mesi, e non capisco perché a nessuno sia venuta in mente. Dopo il pasticcio di due anni fa, i centouno, le candidature di Rodotà, Marini e Prodi trattate in modo talmente sciatto da far tornare sui suoi passi il quasi novantenne Giorgio Napolitano, dopo questo secondo mandato vissuto come un’emergenza patria, e ora l’evocazione di nomi condivisi, superpartes, società civile, riccardimuti, casta ma non troppo tipo Veltroni o Mattarella, davvero mi meraviglio che nessuno abbia fatto un nome talmente semplice come quello di Luigi Manconi.

Luigi Manconi, classe 1948, sardo di Sassari, attuale senatore del Pd, per me è l’uomo perfetto per svolgere un ruolo complicato come quello di Presidente della Repubblica, e dall’altra parte ha tutte le caratteristiche per ottenere un consenso vasto di una vasta schiera di parlamentari.

1. Ha una evidente credibilità istituzionale. Da Presidente in carica della Commissione dei diritti umani al Senato, da un anno e mezzo svolge un’attività magistrale su temi delicati come il carcere, l’immigrazione, la questione dei rom, il diritto alla cura, le tossicodipendenze… con una capacità incredibile e un’efficacia che gli viene riconosciuta da chiunque.
2. È un politico di sinistra che ha una legittimazione anche da parte del centrodestra, diciamo quello migliore.
3. È garantista. Convinto, esemplare.
4. È stato il politico che si è battuto di più e con più costanza per ottenere giustizia nei casi di malapolizia italiana: da quello di Federico Aldrovandi a quello di Stefano Cucchi. Senza di lui, le cose sarebbero probabilmente andate diversamente, e le denunce non avrebbero avuto questa visibilità e questo valore politico.
5. È un lavoratore instancabile. Chiunque abbia frequentato il Senato, sa che per molti giorni, compresi i finesettimana, è l’unica presenza che si aggira per Palazzo Madama, e che alle dieci di sera è spesso l’uomo che gli uscieri devono stare attenti a non chiudere dentro.
6. È colto. Scrive benissimo, sa fare meravigliosi discorsi a braccio. Leggete i suoi articoli, i suoi libri, guardate i suoi video su youtube.
7. Ha una grandissima competenza giuridica e storica.
8. È stato uno dei primi a riflettere sulla stagione degli anni ’70 arrivando a posizioni non violente.
9. È stato un dirigente dei Verdi, quando i Verdi rappresentavano la vera novità della politica europea. Se oggi fosse vivo Alexander Langer, forse Manconi voterebbe per lui come Presidente della Repubblica.
10. È laico, ma ha avuto una lunga formazione cattolica, e sa relazionarsi in modo non strumentale con il mondo cattolico.
11. Sa mediare.
12. È un grande conoscitore della cultura popolare italiana. In particolar modo è un’autorità sulla musica leggera: il suo libro La musica è leggera edito dal Saggiatore è un piccolo capolavoro.
13. Gli interessano i deboli, ma evita di strumentalizzare le loro battaglie.
14. È praticamente cieco, e questo che potrebbe sembrare un malus, in realtà per me è un bonus. Primo, perché mostra cosa vuol dire, in una condizione di handicap, poter esercitare in maniera iperefficiente il proprio lavoro. Secondo, perché è una persona che conosce una sofferenza, e io di chi conosce la sofferenza, tendo a fidarmi. Terzo, perché credo alla saggezza di quelli che in greco sono chiamati i presbiti, ossia i vecchi.
15. Ha riflettuto e continua a riflettere, a scrivere e intervenire, sui temi etici come l’eutanasia o la fecondazione assistita, con una profondità di analisi che non cerca mai soluzioni comode, né alimenta facili schieramenti.
16. Fin da giovane si è dedicato alle battaglie sul lavoro. Se oggi per i politici la classe operaia è un fantasma, pensa che le rivendicazioni dei lavoratori non siano semplicemente da ascoltare, ma siano fondanti del tessuto civile del nostro paese.
17. Si è battuto come nessun politico italiano per la chiusura dei Cie, i Centri d’identificazione ed espulsione: un abominio che resterà nei libri di storia.
18. È odiato da Travaglio, e anche questo lo considero un bonus.
19. È simpatico, molto.