La fine del messia-caudillo

Ho incontrato Hugo Chávez il giorno della sua prima vittoria elettorale nel 1998. Tenne una conferenza stampa, subito dopo l’annuncio, in una sala molto piccola per la grandezza storica che l’avvenimento avrebbe avuto nei successivi 15 anni.
Non sempre ci si rende conto quando inizia una leggenda. Qualcosa di straordinario c’era nell’aria. L’uomo era carismatico, pieno di energia e di decisione. Aveva un sorriso accogliente e trascinante, gli occhietti furbi nascosti da un bagliore fulminante.

Non faticai a immaginarlo come paracadutista golpista pochi anni prima, quando nel ’92 si lanciò da un aeroplano per prendere il potere a mano armata.

E ciò che non gli riuscì con la violenza l’ottenne poi con il voto di quei poveri che prometteva avrebbe riscattato. Il suo sogno bolivariano appariva molto ambizioso. Eppure, come promise, questo sogno ora è cresciuto. Così come la leggenda.

Ha sostenuto Bolivia e Nicaragua con i proventi del petrolio nazionalizzato, tenuto in vita Cuba e i Castro, formato un’Alleanza bolivariana con Ecuador e Bolivia, rispondendo a George W. Bush  chiamandolo “un diavolo”. Le cliniche nei quartieri poveri e i sussidi alimenteri saranno pure sistemi inefficaci e corrotti, ma sono state promesse mantenute. I poveri che l’hanno eletto si sono finalmente sentiti presi in considerazione come esseri umani. O forse di più: amati. Che poi sia diventato un caudillo che comandava per decreto, beh, di gente che comanda per decreto se ne è vista anche nell’Europa contemporanea…

Ricordo una giornalista venezuelana che abbandonò una ricca Madrid nel 2000 per tornare a lavorare con lui. Da Caracas mi scriveva messaggi che lo descrivevano come un messia in grado di mettere in moto un vero cambiamento. A Miami, più recentemente, ho incontrato molti esuli venezuelani, quelli che lui chiamava “traditori”, che pensano che “el Diablo” fosse Chávez, altro che George W. Senza dubbio oggi stanno ancora celebrando la notizia.

L’unica domanda da farsi ora, invece d’elencare nei necrologi ciò che è stato dell’uomo che ha fronteggiato a muso duro anche il colosso americano dall’altra parte del Golfo del Messico è: cosa rimarrà?

Sua figlia twitta: continuiamo la battaglia. Ma cosa ne è di un’era politica che si affida solo al carisma di un unico uomo?

Purtroppo la politica dei paesi cosiddetti “latini” deve ancora fare i conti con questo.

Carlo Pizzati

Scrittore, giornalista e docente universitario. Scrive per "Repubblica" e "La Stampa" dall'Asia. Il romanzo più recente è "Una linea lampeggiante all'orizzonte" (Baldini+Castoldi 2022). È stato a lungo inviato da New York, Città del Messico, Buenos Aires, Madrid e Chennai. Già autore di Report con Milena Gabanelli su Rai 3, ha condotto Omnibus su La7. Ha pubblicato dieci opere, tra romanzi, saggi, raccolte di racconti brevi e reportage scritti in italiano e in inglese. carlopizzati.com @carlopizzati - Pagina autore su Facebook - Il saggio più recente è "La Tigre e il Drone" (Marsilio 2020),