Santanché e la mozzicata di consolazione

Ieri ad Annozero il sottosegretario Daniela Santanchè s’era preparata un paio di munizioni da talk.

La prima munizione l’aveva testata Berlusconi qualche giorno prima durante un comizio a Crotone e aveva funzionato a tal punto che per due giorni nessuno ha parlato d’altro. Munizione tecnicamente perfetta: di quelle talmente terra-terra che diventano fango senza nemmeno troppo impastare – quella sui leader di sinistra che non si lavano.

Incidentalmente, questa di Berlusconi è un ottimo esempio della ormai definitiva barzellettizzazione della retorica del premier: l’andazzo barzotto e barzelletto e una semantica strabica che è un domino scricchiolante ma propagandisticamente perfetto. Si parte dai leader di sinistra che sono sempre incazzati; ma lui ha capito perché; perché devono andare ogni giorno in parlamento a lavorare e non vorrebbero; per di più sono costretti a farsi la barba; ergo a lavarsi; operazione che si sa non amano fare; e che una volta fatta costringe loro a guardarsi nello specchio e rovinarsi così definitivamente la giornata. Come a dire: depressi fancazzisti capelloni punkabbestia e ritorno, in 45” netti.

L’unico problema dell’accusa di puzzoneria – che dalla sua ha appunto inviabile sintesi e solidale comprensibilità – è che se fatta in un media anolfattivo come la tv abbisogna come bersaglio di qualcuno che abbia il giusto physique du rôle: una barba malfatta, un vestito stazzonato, un capello fuori riga. Ieri la Santanchè ha girato a vuoto tutta la puntata con sto “tupuzzi” fumante in mano, non trovando nessuno cui lanciarlo: Casini troppo elegante, Travaglio assente, Lerner destinato ad altro, Vauro pesce troppo piccolo, Santoro troppo grande e non c’era manco la piazza operaia incazzata e ruotoliana che spesso ad Annozero la fa da padrone.


Le due “munizioni” da talk della Santanchè: l’accusa igienica, e la bandiera di Hamas

La seconda munizione da talk della Santanchè era la sedicente bandiera di Hamas presente a un comizio di Pisapia, sventolata sotto il naso di Lerner dalle pagine di Repubblica fin dal primo minuto e ripetuto come mantra invincibile e stracquadanico di sottofondo a tutti gli interventi altrui: “bandiera-bandiera-bandiera”.

A un certo punto il colpo di scena. Santoro lancia una pubblicità piena di suspence e al rientro svela che la bandiera di Hamas era invece la bandiera di Freedom Flottilla, una impresa di solidarietà pro-palestinese ma che con Hamas non c’azzecca niente, e che, per (incredibile?) coincidenza, era disegnata da Vauro stesso, presente in studio.

Bandiera di HamasBandiera di Freedom Flottilla
Le due bandiere sono anche piuttosto diverse.

Santoro svela la bufala ma non affonda il colpo, e la Santanchè non sembra scomporsi troppo – anzi ne approfitta per far finta di non capire la differenza bandieristica e accusare Vauro di varie turpitudini. Tanto che appare legittimo pensare che il giochino sia stato ben architettato: se passa che la bandiera è di Hamas meno il colpo a Pisapia per conto Lerner, e porto a casa il risultato pieno; se poi scoprono che non lo è, poco male – mi giro e c’è Vauro per una mozzicata di consolazione.