Quando c’era Vitulano

Quando ero piccolo tutti mi scherzavano, ma purtroppo non per le nobili ragioni già descritte da Elio. Mi scherzavano perché a scuola dicevo che al piano sopra casa mia viveva Miguel Vitulano. Non ci credeva nessuno. Ma era vero, lo incontravo persino in ascensore. E lo salutavo sempre io prima del babbo, che era milanista e considerava il Livorno una squadretta amatoriale.

Invece in ascensore c’era proprio lui, Michele “Miguel” Vitulano. Il centravanti con i baffoni da argentino che nel 1978 ci portò in C1. E fu un trionfo. Perché in quegli anni Livorno non andava ancora di moda. Non c’erano ancora stati né Ciampi né Virzì. Eravamo una città e una squadra di sfigati. Ma c’era Vitulano. Che nel 1978 segnò dodici gol e l’anno dopo molti meno, ma uno leggendario. Contro il Pisa proprio a Pisa, in diagonale, e finì uno a zero per noi. Quel Vitulano lì si era trasferito proprio sopra casa mia, in Via Goito. Fu l’unico momento in cui mi sono sentito davvero importante. Poi siamo tutti diventati grandi e ho perso le tracce persino del Livorno, salvo ritrovarle ogni tanto e senza troppa empatia nella cupa estetica stalinista delle Brigate autonome livornesi quando il Livorno veniva all’Olimpico. Perché nel frattempo il Livorno era arrivato in serie A, anche se non ho mai davvero metabolizzato la notizia. Oggi si torna in serie B con molto anticipo, com’era naturale. Ma soprattutto Miguel non c’è più. Se n’è andato l’anno scorso mentre correva a Villa Fabbricotti. Peccato, davvero peccato.

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