La soluzione: Berlusconi all’Onu

A pensarci viene un po’ da ridere. Ma facciamo finta di niente e guardiamo alla sostanza della visione. Silvio Berlusconi verrà eletto segretario generale delle Nazioni Unite nel corso del 2011, alla scadenza del mandato di Ban Ki Moon.

Gli Stati Uniti garantiranno un aiuto decisivo alla promozione di un leader amico con il quale, tuttavia, insorgono di tanto in tanto motivi di imbarazzo. La Russia di Medvedev non potrà che sostenere colui che più di ogni altro in Europa è stato vicino a Putin nella buona come nella cattiva sorte. Per non parlare dei tanti capi di nazioni asiatiche, piccole e grandi, che vi troveranno più di un motivo di esultanza per il successo planetario di un peculiare stile personale. Se scendiamo a guardare all’Italia, poi, che si tratti di una promozione di Berlusconi ad altro incarico non preoccuperà più di tanto né lui né gli alleati né tantomeno il Partito democratico. Lui, in fondo, non vede l’ora di andarsene da Palazzo Chigi e dalle sue tribolazioni quotidiane. Preferirebbe il Quirinale ma è una strada complicata. Meglio tentare quella del Palazzo di Vetro. E chissà che alla fine non ne esca addirittura un premio Nobel per la pace, che in fondo non si nega a nessuno. Prima del Nobel, in ogni caso, il nostro si toglierebbe qualche piccola soddisfazione. Innanzitutto un Lodo Alfano di portata globale e durata quinquennale, perché nessun tribunale nazionale può sottoporre ad indagine il segretario generale delle Nazioni Unite. Ci sarebbero poi la vigilanza della Nato su ogni spostamento aereo, più alcuni indiscutibili benefici di status. Gli altri soggetti della politica italiana rimarrebbero volentieri a guardare, avendo solo il problema di trovare rapidamente un’altra ragione per vivere. Ma questa è un’altra storia.

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