L’Ungheria ha reso pubblici i nomi delle persone che lavorarono come informatori per il regime comunista
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Mercoledì l’Ungheria ha pubblicato un database dove si possono consultare i nomi e alcuni documenti relativi agli ex informatori che lavorarono segretamente con la polizia durante il regime comunista al potere fra il 1947 e il 1989. È dalla fine del regime che nel paese si discuteva di rendere pubblici questi documenti, ma finora nessun governo aveva voluto farlo, per evitare di rivelare il coinvolgimento di personalità pubbliche nell’apparato di sorveglianza comunista.
L’attuale primo ministro Péter Magyar, il cui partito conservatore Tisza ha vinto le elezioni di aprile, aveva promesso di pubblicare l’archivio più volte durante la campagna elettorale, e ci è riuscito in pochi mesi. Anche Fidesz, il partito dell’ex primo ministro Viktor Orbán, aveva detto di voler pubblicare gli archivi, ma non lo aveva mai fatto nei 16 anni in cui è stato al governo.
Magyar ha detto che il governo offrirà dei servizi di consulenza e supporto emotivo per tutte le persone che scopriranno di avere dei familiari coinvolti. All’interno del registro ci sono i nomi di alcuni personaggi pubblici, tra cui membri del clero o della televisione, ma la stragrande maggioranza degli informatori erano persone comuni. Secondo Gergő Bendegúz Cseh, il direttore dell’archivio, la pubblicazione dei documenti può essere utile per comprendere il funzionamento della dittatura, soprattutto per chi non l’ha vissuta. Inoltre mostrano cosa significasse vivere sotto costante osservazione, in un regime che raccoglieva una quantità enorme di informazioni sulla vita privata delle persone.
La pubblicazione è coincisa con il 70esimo anniversario della fine della rivoluzione ungherese, il 4 novembre del 1956, un tentativo di riformare il regime comunista represso violentemente dall’Unione Sovietica.


