Cosa sappiamo dell’elicottero militare italiano precipitato in Bosnia Erzegovina
Sono morti quattro militari italiani e ci sono 11 feriti: l'incidente è avvenuto subito dopo il decollo, ma non si sa ancora perché
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Giovedì pomeriggio un elicottero militare italiano è precipitato nel nord-est della Bosnia Erzegovina: sono morti quattro militari, due dell’esercito e due del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. A bordo dell’elicottero c’erano quindici persone: le altre undici sono ferite, ma secondo quanto comunicato dal ministero della Difesa nessuna è in pericolo di vita. Non si conoscono le cause dell’incidente, su cui sono in corso indagini. La procura militare di Roma ha aperto a sua volta un’indagine.
Il ministero della Difesa ha inviato dall’Italia un’équipe medica per garantire ai feriti «il massimo supporto e la migliore assistenza possibile», e anche il ministro della Difesa Guido Crosetto è arrivato in Bosnia Erzegovina insieme al capo di stato maggiore della Difesa.
L’incidente è avvenuto nella località di Gorice, nel distretto di Brčko, che si trova a ridosso del confine con la Croazia. L’elicottero era impiegato nell’operazione EUFOR Althea, una missione di forze militari dell’Unione Europea iniziata nel 2004, con più di mille soldati provenienti da 24 paesi impiegati in Bosnia Erzegovina: di questi, 320 sono italiani, il contingente più numeroso. La missione ha compiti di supporto e addestramento per le forze armate bosniache.
L’elicottero che è precipitato era arrivato da Viterbo mercoledì mattina dopo una tappa all’aeroporto militare di Pratica di Mare (una frazione del comune di Pomezia, vicino a Roma). Era un CH-47 Chinook, un grosso mezzo militare usato fin dagli anni Sessanta sia in missioni di guerra che di pace per il trasporto di persone e materiali. È prodotto dall’azienda aeronautica statunitense Boeing in collaborazione con Leonardo, la grande azienda italiana che si occupa di difesa.
Ha due eliche e due turbine, può ospitare fino a 54 persone e può superare i 250 chilometri orari (quindi è decisamente veloce, per essere un grande elicottero). Viene usato da decine di forze armate e ne sono stati prodotti più di 1.200 esemplari.
È ancora da accertare cosa sia successo e perché. Secondo le prime informazioni disponibili l’incidente è avvenuto subito dopo il decollo: l’hanno detto l’ambasciatrice italiana in Bosnia Erzegovina Sarah Castellani e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Ci sono alcuni video e testimonianze che sembrano confermare che prima di precipitare l’elicottero stesse a bassa quota, e che avesse effettuato diverse virate prima di toccare terra, scendendo a spirale e spezzandosi in tre parti all’impatto con il suolo.
Su X una pagina dedicata a questioni militari in Bosnia ha caricato un video che mostrerebbe il momento dell’incidente: è molto breve e si vede l’elicottero girare su se stesso mentre perde quota, fino a che non scompare dietro ad alcuni alberi. Le condizioni meteo erano buone, c’erano poche nubi, non pioveva e il vento aveva una velocità inferiore ai 5 chilometri orari.
Dai video e dalle comunicazioni ufficiali sembra che sull’elicottero non ci siano stati esplosioni né incendi. Per questo circolano ipotesi sulla possibilità che ci sia stato un guasto tecnico, come ha detto il ministero della Difesa al Corriere della Sera.
Nell’incidente sono morti due militari del Comando aviazione dell’esercito di Viterbo, appartenenti al Primo reggimento Antares, e un tenente e una sergente della Croce Rossa militare: Simone Ruggia (30 anni), Claudio Marchesi (35 anni), Franco Adriano Zecchillo (64 anni) e Laura Procacci (24 anni), che era alla prima missione internazionale.
Per venerdì era già prevista l’inaugurazione del “Villaggio Difesa” al Circo Massimo a Roma, una manifestazione con incontri ed esposizioni fino al 4 novembre per celebrare la giornata di unità nazionale delle Forze armate (che è appunto il 4 novembre): al posto dell’inaugurazione ci sono state celebrazioni dedicate al ricordo dei militari morti.
Hanno commentato l’incidente politici di ogni schieramento, compresa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a sua volta presente all’evento assieme a Crosetto, e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che hanno espresso vicinanza alle famiglie delle persone morte, di quelle ferite e all’esercito. Meloni e Crosetto hanno deposto un mazzo di rose al Circo Massimo.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto durante le commemorazioni dei quattro soldati morti nell’incidente, al Circo Massimo a Roma il 30 ottobre 2026 (ANSA/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI/FILIPPO ATTILI)
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