Apple ha infine ceduto ai MacBook con schermo touch
Dopo che per anni Steve Jobs, Tim Cook e lo stesso John Ternus, che lo ha presentato, si erano opposti
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Mercoledì Apple ha presentato il suo primo MacBook Pro con schermo touch. È una delle tre grosse novità che Apple ha presentato questo autunno, da quando John Ternus è diventato il nuovo amministratore delegato dell’azienda prendendo il posto di Tim Cook: le altre due sono l’iPhone Duo, il primo smartphone pieghevole del marchio, e il dispositivo per la casa HomeView.
A differenza degli altri due dispositivi però il nuovo MacBook Pro con schermo touch è un’innovazione che Apple aveva assicurato che non avrebbe mai introdotto e che rappresentava una sorta di tabù per l’azienda.
I pc con schermo touch sono diffusi da più di dieci anni, soprattutto nei modelli più leggeri e compatti, ma Apple si è sempre rifiutata di adattare i suoi Mac a questa caratteristica. Nel 2010 Steve Jobs, il cofondatore e a lungo amministratore delegato di Apple, aveva definito lo schermo touch sul MacBook «terribile a livello ergonomico». Due anni dopo Cook aveva sostenuto che fondere un MacBook con un iPad (di fatto creando un MacBook con lo schermo touch) sarebbe stato come unire un tostapane e un frigorifero.
Nel 2015 lo storico dirigente di Apple Phil Schiller aveva detto a un giornalista di Wired che lo schermo touch in un computer portatile non aveva senso: era scomodo da utilizzare perché bisognava allungare il braccio per arrivare a toccarlo e avrebbe cozzato con l’ottimizzazione di altre funzioni, come l’uso del mouse. Lo stesso Ternus aveva detto al Wall Street Journal nel 2021 che il Mac è ottimizzato per gli input indiretti (quindi mouse e tastiera) e che non avevano intenzione di cambiare questa cosa.
Non è la prima volta però che Apple presenta un nuovo prodotto che contraddice le sue regole su cui pareva non transigere: nel 2004 Jobs aveva detto che gli iPod non avrebbero mai riprodotto dei video; appena un anno dopo invece Apple lanciò l’iPod video. Jobs diceva anche che nessuno sarebbe stato interessato a comprare uno smartphone gigante, ma dal 2014, dall’iPhone 6 in poi, gli smartphone dell’azienda sono diventati sempre più grandi.

Il nuovo MacBook Pro con touch screen (foto Kyle Grillot/Bloomberg/via Getty Images)
Mercoledì sera Ternus ha presentato il nuovo MacBook Pro con touch screen dicendo che l’obiettivo era rendere il computer «ancora migliore» delle versioni precedenti e che il nuovo schermo è «molto più che semplicemente touch». In un’intervista a Wired, due dirigenti dell’azienda hanno motivato la scelta dicendo che rispetto a dieci anni fa i chip, i display e i software sono migliorati moltissimo qualitativamente. Inoltre, ci sono sempre più professionisti abituati a lavorare con uno schermo touch che sentono l’esigenza di averlo anche sul proprio laptop.
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Il nuovo MacBook Pro ha uno schermo OLED (che, a differenza degli LCD, illumina solo le parti dello schermo che non devono mostrare il nero) e di conseguenza non ha la retroilluminazione, cosa che lo rende più leggero rispetto al MacBook Pro precedente. Per rendere più facile l’uso dello schermo touch, le icone si ingrandiscono quando ci si passa davanti il dito. I tecnici di Apple sono poi intervenuti sulla cerniera del computer con delle migliorie che dovrebbero prevenire un tremolio dello schermo che si formava su altri dispositivi concorrenti con touch screen.
Tra le altre cose che Apple ha presentato ci sono un sistema che evita che il display si scaldi usando il touch screen e un rivestimento particolare dello schermo che lo rende antiriflesso e che, secondo Apple, fa in modo che non si debba pulire più di frequente rispetto a un qualsiasi altro schermo, nonostante le ditate.
Il nuovo MacBook Pro sarà in vendita dal 6 novembre a un prezzo piuttosto alto: in Italia quello da 14 pollici partirà da 3.399 euro, mentre quello da 16 pollici da 3.999, circa 4/500 euro in più rispetto al MacBook Pro precedente.
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Negli ultimi anni Apple ha presentato molti dispositivi nuovi e in generale la sua offerta è molto aumentata rispetto al passato, arrivando a includere tanti prodotti della stessa categoria con differenze minime. Tra le altre cose, ora vende sei tipi di Mac, sei tipi di iPhone e quattro tipi di iPad.
Michael Gartenberg, esperto di prodotti tecnologici di consumo che in passato ha lavorato per Apple, ha detto al New York Times che è «un modo di fare decisamente atipico per Apple». In passato il processo di progettazione prevedeva «mille no per ogni sì», mentre ora sembrerebbe il contrario, che «ogni mille sì ci sia un no» e che il ragionamento piuttosto sia: «qualunque cosa stiamo sviluppando in laboratorio, mettiamola a disposizione di tutti».



