Cosa dicevano i due poliziotti mentre Abderrahim Fakir stava morendo
«Per me può essere pure schiattato», dice un agente al collega mentre l'uomo è a terra incosciente
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Nella consulenza tecnica ordinata dalla procura di Bologna sul corpo di Abderrahim Fakir, l’uomo di 42 anni morto nel quartiere del Pilastro il 19 luglio mentre due poliziotti lo immobilizzavano a terra, sono riportate anche le trascrizioni delle conversazioni registrate dalla bodycam di uno dei due poliziotti intervenuti.
Le trascrizioni iniziano dal momento in cui i due poliziotti tentano di bloccare Fakir. La conversazione tra loro, inframmezzata da qualche frase di Fakir e di alcuni testimoni, è molto concitata. I due si danno indicazioni su come mettere le manette a Fakir e si rimproverano a vicenda: «Non so come l’ho ammanettato però… io ce l’ho qua», «Dà… dà… togli sta cazzo di mano», «L’ho lasciato…», «Ho capito ma mi hai ammanettato a me in mezzo… non hai capito sta cosa (…) Ti ho detto che c’avevi la gamba mia in mezzo, che cazzo m’ammanetti».
Nel frattempo Fakir continua a gridare «aiuto», morde uno dei poliziotti a una gamba e qualche testimone prova a suggerire ai due delle alternative: un taser o «una siringa… che lo faccia dormire».
Dopodiché, mentre Fakir è ammanettato con le mani dietro la schiena e sono arrivati i soccorritori, i due poliziotti continuano a confrontarsi in modo dettagliato su cosa non abbia funzionato nella procedura di ammanettamento: «No hai ragione, hai ragione te… è che le le c’avevo il braccio…», «Se lui c’ha il braccio sotto così… (…) e tu c’avevi il suo devi girargli l’altro perché sennò mi chiudi a me in mezzo alle braccia sue». A quel punto una voce indistinta li interrompe chiedendo se Fakir sia vivo e stia respirando e uno dei due poliziotti risponde:
«Per me può essere pure schiattato».
Poi dall’audio della bodycam si sente un soccorritore dire che Fakir è incosciente e che ha «gli occhi riversi all’indietro». Inizia dunque il soccorso durante il quale uno dei due poliziotti chiede all’altro se il morso gli faccia male. E dicono, ancora:
«È schiattato ah».
E l’altro: «Cazzo me ne frega a me».
Dopodiché, nel quarto d’ora che segue, mentre i soccorsi proseguono e Fakir è in arresto cardiaco, mentre per quattro volte il defibrillatore ripete l’analisi del ritmo cardiaco di Fakir non consigliando la scarica, mentre gli operatori dell’ambulanza prendono l’ossigeno e procedono con la rianimazione, i due poliziotti continuano a parlare di come non fossero riusciti a coordinarsi e di come avrebbero dovuto fare. Si interrompono solo quando uno dice: «Se schiatta ci divertiamo». «Eh?», chiede l’altro. «Se schiatta ci divertiamo», ripete il primo.
Uno dei due agenti si è poi scusato, tramite un comunicato del suo avvocato trasmesso ai media, con la famiglia di Abderrahim Fakir e con la polizia per le proprie frasi, che ha definito «inaccettabili».
– Leggi anche: Chi dovrebbe indagare sulla polizia?


