La polemica tra La Russa e la storica Michela Ponzani
Il presidente del Senato ha minacciato di querelarla per come ha parlato di un vecchio episodio noto come il «giovedì nero di Milano»
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La scorsa settimana è iniziata una polemica politica tra il presidente del Senato Ignazio La Russa e la storica Michela Ponzani, professoressa all’università Tor Vergata di Roma e ogni tanto ospite in alcune trasmissioni televisive. Il 22 ottobre Ponzani era a Otto e mezzo su La7, e parlando dell’ultimo decreto sicurezza approvato dal governo lo ha collegato a un episodio noto come il «giovedì nero di Milano», risalente a oltre cinquant’anni fa, in cui era presente La Russa. Lui ha minacciato di querelare Ponzani e anche lei ha detto di avere coinvolto il suo avvocato.
La storia di quel giorno è questa, molto brevemente: il 12 aprile 1973 ci fu una manifestazione a Milano organizzata dal partito post-fascista Movimento Sociale Italiano (MSI) e dalla sua organizzazione giovanile, il Fronte della Gioventù, di cui La Russa era all’epoca segretario lombardo. Nel corso di quella manifestazione venne ucciso un agente di polizia di 22 anni, Antonio Marino, colpito al petto da una bomba a mano. Altri 12 poliziotti furono feriti. Subito prima era stata lanciata un’altra bomba dello stesso tipo.
La manifestazione era stata indetta per protestare contro la «violenza rossa». Erano settimane di grandi tensioni a Milano e in tutta Italia, nel contesto di dura conflittualità politica che caratterizzò i cosiddetti “anni di piombo”, tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta. Quella mattina il prefetto di Milano aveva vietato tutte le manifestazioni politiche fino al 25 aprile. In piazza si presentarono comunque tutti i maggiori dirigenti lombardi dell’MSI. Molti militanti erano venuti da altre parti d’Italia, ma la maggior parte era del Fronte della Gioventù milanese e appartenente a movimenti di estrema destra.
Il decreto sicurezza di cui ha parlato Ponzani in tv è quello in risposta ai disordini e ai saccheggi avvenuti a Milano durante il fine settimana del 17 e del 18 ottobre. Ponzani ha detto: «Io credo che se nel 1973 fosse stato approvato un decreto sicurezza come quello che viene discusso e approvato oggi, probabilmente noi oggi non avremmo un presidente del Senato», sembrando alludere a sue possibili responsabilità penali per quei fatti che gli avrebbero impedito di accedere alla carica. Ha poi aggiunto: «L’attuale presidente del Senato si mise a capo di una manifestazione non autorizzata, organizzata dal FUAN, l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano. Dall’interno di quel corteo non autorizzato, partì il lancio di una bomba a mano che uccise, con un colpo al petto, un agente di polizia di 22 anni».
Il decreto sicurezza era stato approvato due giorni prima dell’intervento di Ponzani. In estrema sintesi il provvedimento introduce diversi nuovi reati ed estende le possibilità di perseguirne altri già esistenti, che riguardano soprattutto le persone minorenni.
Il 24 ottobre La Russa ha definito le dichiarazioni di Ponzani come «gravemente lesive» e ha annunciato che procederà nelle sedi giudiziarie «nei confronti di chiunque associ il suo nome alla tragica morte dell’agente Antonio Marino». Ha ribadito di non avere responsabilità per la sua morte – per cui furono in seguito condannati a 18 e 19 anni di carcere due giovani militanti fascisti, Maurizio Murelli e Vittorio Loi – e ha respinto la tesi per cui quella manifestazione non fosse autorizzata.
Il 26 ottobre Ponzani è tornata a Otto e mezzo e ha precisato di non aver accusato La Russa di avere responsabilità nell’omicidio di Marino, ma che comunque è documentato che fosse all’epoca a capo di un corteo vietato dalla prefettura di Milano. «Se si vuole negare la storia spiace dirlo, perché sembra di essere tornati ai tempi delle monarchie assolute», ha detto Ponzani. Ha definito «un fatto storico» la partecipazione di La Russa al corteo e ha aggiunto di non avere intenzione di scusarsi e di aver già sentito il suo avvocato Fabio Anselmo per procedere a sua volta per vie legali.
Nei giorni scorsi tutta questa vicenda aveva già suscitato varie polemiche contro La Russa da parte di esponenti del centrosinistra, tra cui il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte e alcuni senatori del Partito Democratico, che hanno molto criticato la minaccia di una querela nei confronti di una storica da parte di un’alta carica dello Stato.



