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  • Sabato 24 ottobre 2026

L’umorismo della Gen Z funziona nelle proteste

In Francia i meme e i riferimenti pop condivisi hanno contribuito ad allargare il movimento, ed è una tendenza di questi anni

Un manifestante sventola una bandiera francese indossando un costume da squalo che fa riferimento al mondo del cosiddetto “Italian brainrot”, il 17 ottobre a Parigi (Veronique de Viguerie/Getty Images)
Un manifestante sventola una bandiera francese indossando un costume da squalo che fa riferimento al mondo del cosiddetto “Italian brainrot”, il 17 ottobre a Parigi (Veronique de Viguerie/Getty Images)
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Nelle proteste studentesche che vanno avanti da più di un mese in Francia capita di vedere persone che manifestano o partecipano agli scontri con la polizia indossando un travestimento, per esempio da Spider-Man o da Napoleone, così come cartelli con frasi apparentemente insensate o che fanno riferimento a meme.

Su TikTok sono molti i video in cui i manifestanti eseguono coreografie virali davanti ai poliziotti o partecipano alle cosiddette “aura battle”, sfide dalla popolarità recente in cui due persone competono davanti a una folla per determinare chi abbia più “aura”, una specie di carisma disinvolto, di eleganza e sicurezza di sé dimostrata senza sforzo.

Durante una manifestazione nel sobborgo parigino di Saint-Denis, il 13 ottobre, la nota attivista svedese Greta Thunberg assiste a un’aura battle in cui una dei due partecipanti è travestita da un personaggio del manga Naruto. 

A chi non fa parte della Generazione Z, quella delle persone nate fra il 1997 e il 2012, largamente maggioritaria nelle recenti proteste francesi, questo modo di manifestare potrebbe sembrare poco serio o privo di senso, specialmente se associato agli atti vandalici, agli scontri con la polizia, alle devastazioni e ai saccheggi avvenuti in molte città francesi durante e dopo le manifestazioni. Ma è una cosa che succede da tempo e non solo in Francia.

Nel 2024 durante le proteste filoeuropee in Georgia molti video delle manifestazioni diventati virali su TikTok facevano riferimento alla nota saga distopica Hunger Games. Anche nel 2025 il simbolo delle proteste avvenute in diversi paesi asiatici, fra cui il Nepal e l’Indonesia, era stata la bandiera pirata del popolarissimo manga One Piece. In entrambi i contesti poi i manifestanti avevano adattato delle categorie di video popolari sui social media (come quelli che descrivono le giornate-tipo, i cosiddetti “a day in the life”) al contesto delle proteste, creando contenuti surreali e ironici che avevano avuto molto successo.

I riferimenti a Hunger Games e a One Piece, così come queste tipologie di video e di battute, si sono visti anche in queste settimane in Francia. Fanno parte di un linguaggio e di un umorismo che, attraverso i social media, ha permesso agli studenti francesi di veicolare le loro rivendicazioni in un modo comprensibile alle persone della loro età e di allargare il movimento.

Parlando con Le Monde, la storica Véronique Servat ha detto che la crescente presenza di simboli della cultura pop all’interno di contesti politici e di attivismo ha due effetti: «avvicina anche giovani che di solito non si frequenterebbero» e «porta nuova energia e gioia alle marce, e quando tutti si divertono, sempre più persone vogliono unirsi».

Due esempi di come gli studenti abbiano usato l’umorismo per veicolare le loro rivendicazioni e criticare il governo sono gli slogan «Bismillah, c’est les ténèbres» (ossia, «in nome di Allah, sono arrivate le tenebre») e «siamo Tasty Crousty antifascisti» (scritto in italiano). Nelle ultime settimane sono comparsi in decine di video delle proteste, sui cartelli usati dai manifestanti e sui muri delle città francesi, incomprensibili alla maggior parte delle persone esterne alle proteste.

La prima frase proviene da un messaggio attribuito dagli studenti a un presunto poliziotto che, all’inizio delle proteste, avrebbe cercato di infiltrarsi nei gruppi in cui venivano organizzate le occupazioni fingendosi un liceale, in un modo goffo e discriminatorio. Nonostante non sia mai stato accertato che l’autore fosse davvero un agente, i manifestanti si sono appropriati della frase per criticare la violenta repressione delle proteste e gli stereotipi razzisti diffusi nelle forze dell’ordine.

La seconda invece è il risultato dell’unione fra lo slogan italiano «Siamo tutti antifascisti», usato nel resto del mondo senza tradurlo, e il nome della catena francese di fast food Tasty Crousty. La catena è molto popolare fra i giovani, vende cibo halal, quindi preparato secondo le regole dell’Islam, e ha molti dei suoi punti vendita nelle banlieue, i sobborghi poveri delle grandi città in cui vivono molte persone immigrate o di seconda generazione, ossia nate in Francia da persone immigrate. Per questo viene spesso associata a stereotipi negativi sulle persone che ci abitano.

Secondo la storica Véronique Servat, creando questo slogan, i manifestanti sono riusciti a «ribaltare la stigmatizzazione e trasformarla in qualcosa che è al tempo stesso estremamente potente dal punto di vista politico ed estremamente divertente».

Un manifestante vestito da Napoleone fa spazio per far passare un camion dei vigili del fuoco, il 17 ottobre a Parigi.

L’uso da parte della Gen Z dell’umorismo nonsense e del sarcasmo in contesti che solitamente non lo prevederebbero non si limita alle proteste: è una tendenza che è stata oggetto di diversi studi specialmente a partire dalla pandemia.

La conclusione a cui sono arrivati molti esperti è che si tratti di un meccanismo di difesa messo in atto dalla prima generazione cresciuta con i social media e gli smartphone, e quindi la prima sempre cosciente di tutte le cose negative che avvengono nel mondo. L’umorismo sarebbe anche un modo di reagire a una società percepita come destinata al collasso a causa della crisi climatica, della precarietà economica e dell’evoluzione tecnologica fuori controllo.

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