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  • Venerdì 23 ottobre 2026

A Gela le cicogne muoiono per i lacci emostatici scambiati per lombrichi

Nella riserva naturale Geloi Wetland è aumentata la mortalità dei piccoli e non è chiaro da dove provengano questi rifiuti speciali

Una cicogna in volo nella Piana di Gela, luglio 2012 (ANSA)
Una cicogna in volo nella Piana di Gela, luglio 2012 (ANSA)
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Gli ornitologi e i responsabili della riserva Geloi Wetland, a Gela, in Sicilia, hanno segnalato una mortalità anomala tra i piccoli di cicogna. Dopo aver analizzato dodici animali morti, gli ornitologi hanno trovato negli stomaci di tutti quantità significative di lacci emostatici ed elastici, che per un errore di percezione le cicogne scambiano per lombrichi.

Geloi Wetland è un’area naturale protetta situata nella Piana di Gela, in provincia di Caltanissetta, a circa 10 chilometri dalla costa meridionale della Sicilia. L’area è nata nel 2017 per iniziativa della fondazione svizzero-tedesca Pro Biodiversità (Stiftung Pro Artenvielfalt) che ha comprato circa 2 chilometri quadrati di terreni sottraendoli all’abbandono, o all’agricoltura intensiva.

Nel tempo le aree sono state convertite in habitat naturali e il loro ripristino, unito alla fine della caccia illegale, ha portato a un rapido aumento della diversità delle specie di uccelli migratori e mediterranei: l’area si trova infatti lungo una delle rotte principali di uccelli tra Africa ed Europa e ospita oggi quasi 200 specie, compresi anche insetti, anfibi e mammiferi.

Cartina di Geloi Wetland (area umida di Geloi) e delle rotte migratorie degli uccelli (©SPA_CH)

Geloi Wetland ospita anche la più grande colonia italiana di cicogne bianche, circa 50 coppie, che hanno continuato a nidificare sui tralicci elettrici e per le quali, come parte del progetto, sono stati installati anche pali in legno e piattaforme artificiali per evitare il rischio di folgorazione. Proprio sotto queste piattaforme gli ornitologi del progetto hanno cominciato a trovare i corpi dei pulli di cicogna. Il pullo, a differenza del pulcino, nasce privo o quasi di piume e totalmente dipendente dai genitori per cibo e calore per circa 65 giorni.

Angelo Scuderi, ornitologo e responsabile del progetto della riserva per conto di Fondazione Pro Diversità, spiega che tra le prime cause di mortalità delle cicogne c’è l’elettrocuzione che avviene quando la cicogna tocca con le zampe o con le ali i cavi conduttori del traliccio, rimanendo folgorata all’istante. Ma a partire dall’anno scorso, da quando cioè ha assunto il suo incarico a Geloi Wetland, Scuderi ha notato un’elevata e anomala mortalità anche tra i pulli di cicogna. Dall’analisi dei loro corpi è risultato che tutte avevano nello stomaco grandi quantità di plastica, e soprattutto di lacci emostatici ed elastici.

Uno dei nidi delle coppie di cicogne presenti nella Piana di Gela, luglio 2012 (ANSA)

Per cibarsi, le cicogne prediligono piccoli mammiferi, rane e insetti come le cavallette, ma anche rettili e pesci. Nelle prime settimane dopo la nascita i genitori nutrono i piccoli principalmente con lombrichi e larve di insetti. In questo contesto – e il problema è noto da tempo e non solo nella Piana di Gela – la plastica presente nell’ambiente è pericolosa. Le cicogne non riescono infatti a distinguere tra lombrichi e “vermi di gomma”. Gli esemplari adulti trasportano dunque quello che credono essere cibo fino al nido e lo rigurgitano per i piccoli, che muoiono di fame pur avendo lo stomaco pieno o per un’occlusione intestinale causata da lacci ed elastici.

L’anno scorso, spiega Scuderi, «24 coppie di cicogne hanno prodotto 52-53 pulli e 12 sono quelli che sono morti. Quest’anno la mortalità è stata ancora più elevata e si è manifestata più precocemente. Su un’aspettativa di circa 50 nuovi nati ci sono state solo 15 o 16 cicogne che sono riuscite a diventare adulte e autonome».

Il fenomeno potrebbe comunque essere anche più ampio di quanto documentato da Scuderi, che ha avuto la possibilità di analizzare i corpi solo degli esemplari che hanno nidificato negli spazi creati appositamente per loro dentro l’area. Sui tralicci dell’alta tensione, dove comunque le cicogne continuano a costruire i nidi, ci sono stati fallimenti riproduttivi, ma non è stato sempre possibile quantificarli o recuperare i corpi per accertare le cause di morte.

La scoperta ha comunque aperto un altro fronte problematico, quello dello smaltimento dei rifiuti: i lacci emostatici non sono rifiuti convenzionali, ma rifiuti sanitari speciali che devono essere gestiti e trattati in modo specifico e che non possono mai finire in una normale discarica a cielo aperto o nell’ambiente. «Quello che abbiamo scoperto sulle cicogne segnala dunque un problema più grave e strutturale nel sistema dello smaltimento rifiuti, in particolare di ospedali o cliniche», aggiunge Scuderi.

Nella Piana di Gela e intorno alla riserva le discariche abusive rappresentano da anni un problema, ma non è chiaro da dove arrivino i rifiuti ingeriti dalle cicogne o fatti ingerire ai loro piccoli, dato che questi uccelli si spostano su territori molto vasti alla ricerca di cibo. Il problema, precisa Scuderi, è dunque oltre i confini della riserva e dimostra che proteggere soltanto un’area non basta. Ora, aggiunge, «sarebbe necessario analizzare e tracciare i movimenti delle cicogne che nidificano nella Piana di Gela, per trovare una risposta sulla provenienza di questi rifiuti».

Per questo Scuderi ritiene necessaria l’attivazione dell’ISPRA, l’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale legato al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, o di altri enti che a livello regionale si occupano di fauna e biodiversità: «È necessario fare qualcosa in vista della prossima primavera e dunque della prossima nidificazione che ci sarebbe».