Che cosa cambia con il diritto alla riparazione
Da oggi entrano in vigore le nuove regole imposte dall'Unione europea per ridurre gli sprechi di elettrodomestici e dispositivi vari
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Da giovedì entrano in vigore in Italia nuove regole sul diritto alla riparazione che rendono più semplice e meno costoso riparare alcuni prodotti, come elettrodomestici e dispositivi elettronici, comprati dopo il 31 luglio del 2026. Le novità principali riguardano l’obbligo per i produttori di offrire servizi di riparazione, la possibilità per i consumatori di rivolgersi a tecnici indipendenti e l’estensione della garanzia di un anno per chi sceglie di farsi riparare un prodotto difettoso anziché farselo sostituire.
Sono misure che erano state introdotte dall’Unione europea per tutelare i consumatori dai costi eccessivi di riparazione, e ridurre consumi e rifiuti, e che sono state recepite dall’Italia solo dopo aver subito una procedura d’infrazione per non aver rispettato la scadenza del 31 luglio scorso.
In Italia c’era già una garanzia obbligatoria e gratuita che di solito dura due anni e che permette al consumatore di ottenere una riparazione o una sostituzione del prodotto nel caso in cui abbia dei difetti di produzione o non abbia le caratteristiche e le funzionalità promesse. Con la nuova legge questa garanzia si estende di un anno (quindi diventa di tre) se il consumatore che la utilizza nei primi due anni sceglie di riparare il prodotto invece di chiederne la sostituzione con uno nuovo.
Secondo la nuova normativa, poi, dopo la scadenza del periodo di garanzia i produttori devono offrire un servizio di riparazione che preveda interventi economici e con tempi ragionevoli.
I produttori devono garantire inoltre che i ricambi siano disponibili e accessibili a prezzi ragionevoli. Capita spesso, infatti, che un dispositivo o un elettrodomestico che si potrebbe riparare con facilità (per esempio cambiando una pompa o una batteria) venga buttato perché le parti di ricambio non sono più in commercio o sono troppo costose.
La normativa interviene anche sulla libertà dei consumatori di scegliere a chi affidare la riparazione. Viene infatti vietato ai produttori di introdurre clausole contrattuali vincolanti o di progettare componenti per ostacolare gli interventi di tecnici indipendenti, e cioè di professionisti non dipendenti dell’azienda produttrice. Il nuovo decreto aggiunge anche una maggiore libertà nell’utilizzo dei ricambi: per esempio i produttori non potranno impedire ai tecnici indipendenti di usare nelle riparazioni pezzi non originali, se compatibili.
Negli ultimi anni riparare un prodotto è diventato nella maggior parte dei casi meno conveniente che comprarne uno nuovo. Secondo un’indagine della Commissione Europea condotta nel 2024, tra i consumatori che avevano deciso di non riparare un prodotto le motivazioni più frequenti erano che l’intervento sarebbe stato troppo costoso, che ci sarebbe voluto troppo tempo o troppo impegno.
Spesso, infatti, è difficile anche capire cosa fare. I produttori vengono obbligati dalle nuove leggi a fornire informazioni accessibili sia sui servizi di riparazione sia sui prezzi degli interventi ordinari o più frequenti. Per questo è stata progettata una piattaforma europea che dovrebbe diventare operativa nel 2027 e che dovrebbe facilitare la comunicazione tra i fornitori del servizio e i clienti.
Per i produttori che non rispettano il decreto sono previste sanzioni amministrative che vanno dai 5mila ai 50mila euro, che verranno raddoppiate in caso di episodi gravi o di recidiva. Se il fabbricante non si trova nel territorio europeo, poi, tutti questi obblighi ricadono sul suo rappresentante autorizzato, sul suo importatore o sul suo distributore.



