I rapper hanno molte opinioni sui disordini a Milano
La maggior parte di loro ha espresso solidarietà per le giovani generazioni ed è nato un piccolo dibattito tra Marracash e Fedez
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In questi giorni molti rapper e cantanti italiani hanno commentato online i disordini e gli episodi di violenza avvenuti lo scorso weekend in centro a Milano. Lo hanno fatto specialmente quelli originari della città postando le proprie opinioni sui social e manifestando sostegno per i giovani che hanno partecipato, che in molti casi sono anche una fetta importante di coloro che ascoltano la loro musica.
Tra due dei più famosi, Marracash e Fedez, è nata anche una polemica su quanto i cantanti che hanno raggiunto una larga fama possano essere davvero rappresentativi delle persone di cui sostengono le rivendicazioni.
Lunedì Marracash, che ha 47 anni ed è cresciuto e vive nel quartiere periferico di Barona, ha scritto in un post di solidarietà ai manifestanti che «le disuguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita». Ha aggiunto che si aspettava da tempo una reazione dei cittadini di questo tipo e che le proteste sono destinate a proseguire. In un altro post ha detto di essere stato poi molto criticato per questa posizione, e ha specificato di non avere intenzione di incitare alla violenza ma di ritenere tutta la società responsabile di quello che è accaduto.
Altri cantanti vicini a Marracash, come Guè, Artie 5ive, Tredici Pietro, Madame e Gemitaiz, hanno espresso sostegno al suo messaggio. Ieri sera a un concerto al Fabrique di Milano il rapper torinese Willie Peyote ha detto che non è d’accordo con chi dice che «la violenza va sempre condannata. Viviamo in un sistema molto violento, che ci sta sfrattando dalle nostre case, non possiamo permetterci un pieno di benzina, gli stipendi sono fermi da 30 anni».
Il rapper genovese Sayf (pseudonimo di Adam Sayf Viacava) ha criticato chi si indigna per la violenza delle manifestazioni – riferendosi in particolare alla rottura delle vetrine dei negozi di abbigliamento e ai saccheggiamenti – e non per le disuguaglianze sociali o per la guerra nella Striscia di Gaza. Sayf ha condannato la «classe dirigente degenerata» e ha sostenuto che la polizia si infiltrerebbe nelle manifestazioni per provocare scontri e istigare comportamenti violenti.
Ghali, che è cresciuto a Baggio, un altro quartiere della periferia di Milano, è stato intervistato durante la Festa del Cinema di Roma e ha detto che bisogna distinguere tra chi usa la violenza e chi manifesta pacificamente per i propri diritti. Ha invitato a non perdere di vista le ragioni delle proteste, dicendo che sulle disuguaglianze sociali «i giovani stanno cercando di ottenere qualcosa ormai da un po’. Secondo me dobbiamo ascoltarli». Hanno commentato esprimendo solidarietà anche i rapper Nerone, Nayt, e il napoletano Luchè.
Con un lungo post Fedez ha invece criticato i colleghi che hanno espresso solidarietà ai ragazzi che hanno partecipato agli scontri. Ha detto di conoscere bene la frustrazione di chi vive in periferia – lui è cresciuto a Buccinasco, nell’hinterland milanese – e di venire da un contesto sociale in cui c’è «quella frustrazione». Ha accusato però le celebrità di sostenere in modo ipocrita una protesta contro i modelli di consumo che loro stessi contribuiscono a promuovere e a cui il mondo del rap per definizione aspira da sempre. Il riferimento è al fatto che sabato e domenica sono stati vandalizzati e saccheggiati alcuni negozi di prodotti desiderati e diffusi tra i giovani.
«Alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton e voi, dall’altra parte della vetrina, non vi accorgerete nemmeno che ad alimentare quell’odio di classe, in parte, è stato anche lui. Siamo stati anche noi». Marracash ha successivamente risposto a questa e altre critiche difendendo la sua posizione: «Aver fatto i soldi […] non mi impedisce di desiderare un mondo più equo e più giusto per tutti, né di lottare per questo».



