Il Burkina Faso ha approvato una legge per reintrodurre la pena di morte, che aveva abolito nel 2018
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Il parlamento del Burkina Faso ha approvato all’unanimità una legge che reintroduce la pena di morte, che era stata abolita nel 2018. Secondo la legge la pena di morte è prevista per reati quali terrorismo, spionaggio, tradimento, parricidio (l’uccisione di un genitore o di un parente stretto) e l’importazione di prodotti scaduti o vietati, come medicinali o alimenti, nel caso in cui provochino la morte di qualcuno. La riforma dovrà ora essere promulgata dal presidente Ibrahim Traoré, ma non dovrebbero esserci ostacoli, visto che è stata voluta dalla giunta militare da lui guidata. Secondo Amnesty International l’ultima esecuzione di una condanna a morte nel paese risale al 1988.
La pena di morte è inclusa in una revisione del codice penale, che è stata approvata martedì dal parlamento. Il nuovo codice include anche sanzioni più severe per reati come la corruzione e quelli legati alla sicurezza stradale, che ora potranno essere puniti con la reclusione. Secondo il governo questi cambiamenti sono necessari per rispondere all’instabilità nel paese dovuta all’intensa attività di vari gruppi jihadisti: negli anni i loro attacchi hanno provocato la morte di migliaia di civili e costretto milioni di persone a lasciare le loro case.
La giunta militare presieduta da Traoré prese il potere in Burkina Faso con un colpo di stato nel 2022, rovesciando un’altra giunta che a sua volta aveva fatto un colpo di stato alcuni mesi prima. Una volta al potere Traoré promise elezioni nel 2024, ma in seguito le rimandò di cinque anni. A gennaio la giunta ha sciolto tutti i partiti politici, sostenendo che fossero divisivi e incompatibili con il suo progetto rivoluzionario. Alcuni gruppi che si oppongono al governo ritengono che le revisioni al codice penale possano essere usate strumentalmente contro chi lo critica.
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