La Nigeria ha segnalato il primo caso di ebola dopo 12 anni: è legato all’epidemia partita dalla Repubblica Democratica del Congo

Una strada di Abuja, in Nigeria, con il parlamento sullo sfondo, nel 2023 (AP Photo/Chinedu Asadu)
Una strada di Abuja, in Nigeria, con il parlamento sullo sfondo, nel 2023 (AP Photo/Chinedu Asadu)

Il ministro della Salute nigeriano Muhammad Ali Pate ha detto che nel paese è stato confermato il primo caso di ebola da quando la Nigeria era riuscita a estinguere la sua ultima epidemia nel 2014. La persona a cui è stata diagnosticata l’infezione è una donna che nelle scorse settimane aveva viaggiato in Uganda e poi era tornata ad Abuja, la capitale della Nigeria. Al momento si trova in isolamento in ospedale e il governo nigeriano ha detto di aver identificato 44 contatti stretti della donna.

La Nigeria è il primo paese dell’Africa occidentale a segnalare un caso legato all’epidemia di ebola che va avanti da mesi in Africa centrorientale e che era partita a maggio dalla Repubblica Democratica del Congo, dove sono morte più di 4.600 persone su oltre 9.500 casi: è la peggiore epidemia di ebola della storia del paese. Oltre alla Repubblica Democratica del Congo, negli scorsi mesi alcuni focolai più circoscritti sono stati segnalati anche in Kenya e in Uganda, che però a luglio aveva detto di non avere più casi.

Il virus dell’ebola si diffonde tramite il contatto con i fluidi corporei di persone infette, vive o morte. La malattia causa febbre, vomito, diarrea, e nei casi più gravi emorragie interne ed esterne. L’epidemia in corso attualmente è causata da virus della specie Bundibugyo ebolavirus, che storicamente è poco diffusa e quindi è stata meno studiata. Ci sono per questo meno strumenti per contrastarne la diffusione: non esistono per esempio vaccini né trattamenti specifici, anche se sono in corso delle sperimentazioni. Per ora l’unico modo di contenerla è quello di individuare tempestivamente i malati, isolarli e curarli.