L’Alberta ha votato contro l’indipendenza dal Canada
Nella ricca provincia canadese è stato respinto nettamente il referendum preliminare sostenuto dai separatisti
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La maggioranza degli elettori della provincia canadese dell’Alberta ha respinto nettamente la proposta di avviare un percorso che avrebbe potuto portare all’indipendenza dal Canada. Lunedì si è tenuto un referendum in cui si chiedeva agli elettori se mantenere la provincia all’interno del paese oppure avviare le procedure per organizzare un secondo referendum, questa volta vincolante, sull’indipendenza. Lo spoglio è ancora in corso, ma con quasi 4.000 seggi scrutinati su 5.587 il 75,8 per cento degli elettori ha votato per restare in Canada, mentre il 24,2 per cento ha scelto la seconda opzione.
La spinta a separarsi dal Canada era prevalentemente economica. L’Alberta è una provincia ricchissima, soprattutto di petrolio, e i separatisti sostengono di dare al resto del paese più di quanto ricevano indietro. In più accusano il governo federale di interferire eccessivamente nella politica provinciale, in particolare attraverso le politiche ambientali che limitano l’industria dei combustibili fossili.
Una potenziale separazione dal Canada sarebbe stata un processo simile a Brexit. Sarebbero iniziati negoziati tra l’Alberta e il governo federale, che avrebbero potuto essere lunghi e complicati e avere un esito negativo per la provincia. Secondo l’Università di Calgary, il costo che l’Alberta avrebbe pagato per la separazione variava tra i 50 miliardi di dollari canadesi, nello scenario più favorevole alla provincia, e i 170 miliardi in quello peggiore (tra i 30 e i 110 miliardi di euro).
Sulla scheda del referendum c’erano altri 9 quesiti su temi diversi, e quasi tutti riguardavano l’autonomia della provincia, dai controlli sull’immigrazione all’accesso ai servizi pubblici alla nomina dei giudici. I cinque quesiti sull’immigrazione, che proponevano maggiori controlli sui flussi o restrizioni per l’accesso a programmi di sostegno, hanno ottenuto per ora l’approvazione della maggioranza degli elettori e delle elettrici, mentre non è ancora chiaro come siano andati i quesiti che chiedevano di collaborare con i governi di altre province per modificare la Costituzione.



