Il Programma alimentare mondiale dell’ONU ha dovuto smettere di assistere 500mila persone a Gaza, per mancanza di fondi
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Lunedì il Programma alimentare mondiale (WFP nell’acronimo inglese), l’agenzia dell’ONU che si occupa dell’assistenza alimentare nel mondo, ha comunicato che per mancanza di fondi a ottobre ha dovuto ridurre il numero di persone che assiste nella Striscia di Gaza, da 1,6 a 1,1 milioni di persone. Il Programma fornisce pacchi con farina, pane e altro cibo, di cui ha dovuto ridurre le razioni. Anche il numero di pasti caldi forniti ogni giorno è diminuito da 250mila a 150mila e le distribuzioni nelle aree più lontane, come quelle a ridosso della cosiddetta “linea gialla” oltre cui inizia l’occupazione israeliana, non saranno più giornaliere ma a giorni alterni.
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Il Programma non ha un bilancio fisso, ma basa le operazioni sulle donazioni degli stati dell’ONU (che peraltro a sua volta ha problemi di fondi). Ha comunicato che nel 2026 i finanziamenti ricevuti per le operazioni nei territori palestinesi sono stati meno della metà rispetto agli anni precedenti, e che per continuare a operare a Gaza e in Cisgiordania nei prossimi sei mesi gli occorrono circa 400 milioni di euro. Secondo l’ONU, dopo un anno dal cessate il fuoco negoziato dagli Stati Uniti, ancora il 67 per cento della popolazione della Striscia, cioè 1,4 milioni di persone, vive in condizioni di insicurezza alimentare acuta o peggiore (erano 1,6 milioni a fine 2025).
Sempre per problemi di fondi, a settembre il Programma aveva dovuto dimezzare anche il numero di persone che assiste in Cisgiordania, da 400mila a 200mila.


