I mix di videogiochi fatti con l’AI
Non sono fatti per giocarci davvero, ma dicono molto sul futuro del settore
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Nell’ultimo mese sui social sono diventati sempre più numerosi e discussi i filmati di videogiochi realizzati con le AI generative. Con l’uso dei software più recenti di intelligenza artificiale è infatti diventato molto facile mettere insieme videogiochi esistenti, creando quelli che vengono chiamati mash up. L’obiettivo è mescolare videogiochi molto distanti l’uno dall’altro per estetica, genere di appartenenza e regole.
In un caso Spider-Man, della serie realizzata dagli studi PlayStation, si muove lanciando ragnatele a Gotham City, la città di Batman ripresa dalla serie di videogiochi Arkham prodotta da Warner Bros. In un altro il noto protagonista di Minecraft, il videogioco per tutta la famiglia in cui si costruiscono ed esplorano mondi con blocchi simili a quelli di Lego, si dà da fare nel villaggio di The Elder Scrolls V: Skyrim, un gioco di ruolo fantasy che si prende molto sul serio.
La pratica di modificare un videogioco esistente in qualcosa di molto simile ma che segue regole differenti esiste da decenni attraverso le cosiddette “mod”. I videogiochi realizzati in queste settimane con AI e chatbot, però, sono qualcosa di diverso.
Le “mod” sono modifiche che vengono apportate ai videogiochi dagli stessi giocatori. Da ben prima della diffusione delle AI vengono realizzate da progettisti e programmatori amatoriali e attorno ci nascono spesso comunità di appassionati. Solitamente le mod sono distribuite gratuitamente e richiedono una certa dimestichezza per essere applicate ai videogiochi originali, ma alcuni editori hanno capito da tempo che possono mantenere vivo l’interesse nei confronti di un videogioco anche ad anni di distanza dalla sua pubblicazione. Per questo ne facilitano la creazione, la condivisione e l’utilizzo con strumenti ufficiali disponibili direttamente all’interno dei loro videogiochi.
Per esempio, all’inizio degli anni 2000 le regole di Warcraft III: Reign of Chaos, un videogioco di strategia di grande successo in cui si aveva il controllo di un intero esercito, vennero cambiate nella mod Defense of the Ancients, in cui si interpretava un solo eroe che doveva abbattere la fortezza dell’eroe avversario. Ebbe un tale successo che le stesse regole vennero riprese da altri videogiochi, fondando di fatto il genere dei Multiplayer Online Battle Arena (o MOBA), uno dei più frequentati tra i videogiochi competitivi online.
La tecnica utilizzata per modificare i videogiochi con l’AI porta a risultati molto diversi da quelli visti fin qui con le mod. Viene definita “passthrough modding” (“modifica comunicante”) e il risultato è l’unione di due o più videogiochi. In un caso diventato molto popolare vengono mischiati per esempio il protagonista di Super Mario 64, l’idraulico simbolo di Nintendo nella versione di un classico del 1996, e il mondo e i nemici di Elden Ring (pubblicato nel 2022). Sono due videogiochi dai toni e dall’approccio molto distanti: Super Mario 64 è colorato e rilassante, mentre Elden Ring è cupo e punitivo.
Le persone chiedono agli agenti AI di smontare due videogiochi già esistenti e di riutilizzare quei pezzi per averne uno che all’apparenza li sintetizza, ma è qui che la differenza con la tradizionale scena delle mod diventa più evidente. I mash up non si limitano ad aggiungere o modificare degli elementi, ma sanno interpretare l’intero codice su cui si basa ogni gioco, così come la sua architettura e le regole. A quel punto possono ricostruirlo e arricchirlo includendo elementi estranei a cui assegnano le stesse regole.
Riferendosi al mash up tra Minecraft e The Elder Scrolls V: Skyrim, Amelia Zollner di Kotaku spiega che questi mash up sono «scadenti» e che i due giochi sono talmente poco integrati tra di loro che l’obiettivo sembrerebbe solo quello di «generare clip per Twitter che possano diventare virali».
Un altro problema di questi esperimenti è che utilizzano senza alcuna autorizzazione materiali di proprietà degli editori. Per questo non vengono ospitati dalle piattaforme che distribuiscono legalmente le mod, finendo per esistere solo come clip condivise su un social network. Per Jacqueline Thomas di IGN «a un certo punto qualche piattaforma accetterà di ospitare i mash up e a quel punto partirà una gigantesca battaglia legale».
La diffusione su X di questi improbabili incroci è cresciuta in maniera notevole dopo il 22 settembre, quando è stato rilasciato Opus 5.5, un modello premium di Claude, il chatbot di Anthropic. «Quello che fa Opus potrebbe tecnicamente essere fatto anche da un essere umano», ha scritto Patricia Hernandez di Polygon, «ma ci vorrebbero anni. Opus, invece, impiega solo qualche minuto per capire le meccaniche e l’infrastruttura che stanno alla base di un videogioco moderno». Secondo IGN un simile utilizzo dell’AI potrebbe avere un impatto «esistenziale» sugli editori: «perché comprare un nuovo videogioco di Halo se l’AI può produrne uno in pochi minuti?».
Tra i grandi editori solo Microsoft ha preso parte alla discussione sui mash up. Martedì l’amministratrice delegata di Xbox, Asha Sharma, ha fatto riferimento a questi esperimenti dicendo che rappresentano «una sfida alle abitudini di lungo corso del nostro settore». Ha quindi presentato Xbox Labs, un nuovo reparto in cui «un piccolo gruppo di progettisti, ingegneri e scienziati si occuperà di trasformare idee innovative in cose che i nostri giocatori e sviluppatori possano sperimentare». Sharma non ha fatto apertamente riferimento all’utilizzo dell’intelligenza artificiale e se il messaggio vi sembra fumoso è perché lo è.
Chi è apertamente a favore dell’utilizzo dell’AI è Epic Games, l’editore di Fortnite, un videogioco competitivo che da quasi dieci anni è tra i più frequentati e apprezzati da milioni di persone. Dopo aver trovato un accordo con Disney del valore di 1,5 miliardi di dollari nel 2024, Epic Games sta lavorando a uno sparatutto che includa personaggi degli universi di Star Wars e di Marvel. Lunedì Bloomberg ha scritto che agli sviluppatori è stato detto di utilizzare prevalentemente strumenti basati sull’intelligenza artificiale come Claude, che «non deve più esserci codice scritto a mano» e che anche gli elementi grafici devono essere generati utilizzando l’AI. Epic Games è anche l’editore di Unreal Engine, il software più utilizzato per lo sviluppo dei videogiochi.



