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  • Sabato 17 ottobre 2026

Che situazione c’è a Oleshky

Nella città ucraina occupata che il papa ha chiesto a Putin di evacuare mancano cibo, acqua ed elettricità, e non si può scappare

Una foto aerea di Oleshky del 22 settembre. (Ukrainian 34th Separate Marine Brigade "Borysfen" via AP)
Una foto aerea di Oleshky del 22 settembre. (Ukrainian 34th Separate Marine Brigade "Borysfen" via AP)
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In una telefonata avvenuta venerdì, papa Leone XIV ha chiesto al presidente russo Vladimir Putin di consentire la consegna di cibo e medicine a Oleshky, una città ucraina che fu occupata dall’esercito russo nel primo giorno dell’invasione, il 24 febbraio 2022, e dove è in corso una grave crisi umanitaria. A Oleshky ci sono ancora tra i 1.500 e i 2.000 civili, dagli oltre 20mila prima della guerra, che da mesi soffrono la fame e vivono senza elettricità, riscaldamento e acqua corrente. Con l’arrivo del freddo, le condizioni peggioreranno ulteriormente.

La città è sulla sponda sinistra del Dnipro, sul fronte della guerra e a circa 8 chilometri in linea d’aria da Kherson, la città che l’esercito ucraino riconquistò dai russi durante la controffensiva del 2022 e che da allora è costantemente bombardata. L’unico ponte che collega Oleshky a Kherson è parzialmente distrutto e chiuso dal 2022. I droni russi e ucraini sorvolano e bombardano continuamente la città e l’area circostante. Le strade, i campi e i boschi sono stati minati negli anni sia dai russi che dai droni ucraini.

Anche se è formalmente occupata, di fatto i russi hanno abbandonato Oleshky e secondo le testimonianze raccolte dal sito di news russo indipendente Meduza non la stanno amministrando, mantenendo una presenza di soldati ridotta. L’ultima consegna regolare di cibo via terra è avvenuta lo scorso 26 maggio. I civili sopravvivono mangiando i prodotti degli orti e quello che di selvatico riescono a raccogliere, e affidandosi a rifornimenti privati.

Qualcuno ogni tanto prova a lasciare la città percorrendo l’unica strada rimasta, che va verso sud e porta a Radensk, altra cittadina occupata ma più lontana dal fronte: ma è sorvegliata dai droni ucraini e russi e piena di mine. Tetiana Hasanenko, capo in esilio dell’amministrazione militare ucraina della città, ha detto ad Associated Press che a ottobre un’esplosione sulla strada ha ucciso quattro persone.

Un’immagine aerea di Oleshky del 30 settembre. (Ukrainian 34th Separate Marine Brigade “Borysfen” via AP)

La Russia sostiene che sia l’Ucraina a bloccare le evacuazioni e i rifornimenti, ma secondo il diritto internazionale, in quanto forza occupante, spetterebbe alla Russia garantirli. Parlando in Polonia il 12 ottobre, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto che l’Ucraina sta provando ad aiutare i suoi cittadini intrappolati a Oleshky, ma che il blocco russo lo impedisce. In più occasioni l’esercito ucraino è riuscito a consegnare dei pacchi di cibo coi droni, l’ultima nelle scorse settimane.

La situazione a Oleshky era diventata ancora più disastrata quando nel giugno del 2023 un’esplosione distrusse la diga di Kakhovka, sul Dnipro, allagando gran parte della città e uccidendo centinaia di persone. Un’inchiesta di Associated Press ha concluso che fu probabilmente responsabilità della Russia, che ha sempre incolpato l’Ucraina. Ma le condizioni degli abitanti rimasti a Oleshky sono peggiorate soprattutto quest’estate. Il 25 giugno un rapporto della missione dell’ONU per il monitoraggio dei diritti umani in Ucraina raccontava di civili feriti che non avevano potuto essere trasportati fuori dalla città per essere curati: almeno uno di loro è morto.

L’ospedale è senza medicine, manca il carburante, i prezzi dei pochi beni di prima necessità disponibili sono altissimi, e nell’obitorio non refrigerato ci sono decine di cadaveri. Secondo le testimonianze raccolte dal Washington Post, i cani randagi si nutrono dei corpi delle persone rimaste per strada dopo essere state uccise dai droni.

L’interesse del Vaticano verso Oleshky precede la telefonata del papa a Putin. Già a fine settembre il cardinale Matteo Zuppi era stato a Mosca e aveva chiesto alle autorità russe di creare un corridoio umanitario. Secondo quanto ha spiegato il segretario di stato vaticano Pietro Parolin, «è stato il Santo Padre a prendere l’iniziativa, per perorare la causa di questa città assediata nella quale si trovano duemila civili che hanno bisogno di canali umanitari».

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