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  • Venerdì 16 ottobre 2026

Perché i papi si fanno curare proprio al Policlinico Gemelli di Roma

Tra il Vaticano e l'ospedale c'è una vicinanza storica, istituzionale e fisica

La statua di papa Giovanni Paolo II davanti al Policlinico Gemelli (AP Photo/Gregorio Borgia)
La statua di papa Giovanni Paolo II davanti al Policlinico Gemelli (AP Photo/Gregorio Borgia)
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Nel 1996, recitando l’Angelus dalla finestra del Policlinico Gemelli di Roma dove era ricoverato, papa Giovanni Paolo II definì quell’ospedale «il Vaticano numero tre», dopo San Pietro e Castel Gandolfo, la storica residenza estiva del papa. Scherzò in questo modo sul lungo tempo che aveva trascorso lì tra operazioni e ricoveri, ma anche sullo storico e profondo legame che unisce le due istituzioni.  

Al contrario di come molti credono, il Vaticano non è direttamente coinvolto nella proprietà o nella dirigenza del policlinico. Ha avuto però un ruolo importante nella sua fondazione. Nel 1934 papa Pio XI mise a disposizione dell’istituto Giuseppe Toniolo (l’ente fondatore dell’università Cattolica) un terreno a Monte Mario, nella parte nord-ovest di Roma, per costruire la facoltà di medicina dell’ateneo e il policlinico annesso. 

L’università Cattolica è un ateneo privato regolato dalle leggi dello stato italiano che però conserva uno strettissimo legame con il Vaticano, visto che all’interno del suo consiglio di amministrazione viene sempre nominato un rappresentante della Santa Sede. Nel 2015 l’università creò insieme all’istituto Giuseppe Toniolo la fondazione che oggi gestisce il policlinico. 

Papa Giovanni Paolo II ricoverato al Policlinico Gemelli dopo l’attentato del 13 maggio del 1981 (ANSA)

Il Gemelli fu fondato ufficialmente nel 1964, durante il pontificato di papa Paolo VI. La storia dei ricoveri dei pontefici iniziò però con Karol Wojtyla, papa col nome di Giovanni Paolo II, al quale nel 2009 fu dedicata una statua nel piazzale dell’ospedale. Prima di allora i pontefici venivano visitati ed eventualmente operati nelle sale della loro residenza, il Palazzo Apostolico, appositamente allestite.

Wojtyla venne operato d’urgenza al Gemelli il 13 maggio del 1981, dopo essere stato vittima di un attentato. Quel pomeriggio, mentre attraversava il piazzale davanti a San Pietro sulla papamobile, venne ferito all’addome da due proiettili esplosi a pochissima distanza da Mehmet Ali Ağca, un 23enne turco membro di un’organizzazione terroristica. L’operazione chirurgica durò più di cinque ore e si concluse con successo. Convinto di essersi salvato anche grazie all’intervento della Madonna di Fatima, l’anno successivo Wojtyla portò in dono al suo santuario, in Portogallo, uno dei proiettili estratti dal corpo, che fu incastonato nella corona della statua della Madonna. 

Con la degenza di Wojtyla cominciò anche la tradizione di riservare, quando necessario, il decimo piano dell’edificio principale del Gemelli al papa. Qui si trova quello che molti giornali definiscono «l’appartamento papale». Più che un appartamento, è un’ala dell’ospedale riservata, dove si trova anche una cappella per pregare.

Papa Leone XIV mentre celebra la Messa in un locale allestito al decimo piano del Policlinico Gemelli di Roma, il 16 ottobre (sala stampa del Vaticano via LaPresse)

Al momento del ricovero di papa Leone XIV, che pochi giorni fa è stato operato per rimuovere un tumore al polmone, la parte del decimo piano solitamente destinata al papa era in ristrutturazione. Il pontefice è stato quindi ospitato in un altro reparto sullo stesso piano, che al momento è occupato solo da lui e dal suo entourage. 

Giovanni Paolo II e Francesco recitarono anche gli Angelus – una preghiera che tradizionalmente il papa recita con i fedeli ogni domenica – mentre erano ricoverati al Gemelli, affacciandosi da una finestra del decimo piano e rivolgendosi ai fedeli che si erano riuniti nel piazzale sottostante. Anche Leone XIV ha in programma di farlo domenica, prima di tornare in Vaticano all’inizio della prossima settimana.

L’accesso all’area riservata al pontefice viene solitamente controllato dal personale della sicurezza del policlinico, dalla polizia di stato e dalla gendarmeria vaticana, il corpo di vigilanza dello stato pontificio. 

Nicola Cerbino, addetto stampa del Policlinico Gemelli, dice che l’ospedale è diventato un punto di riferimento anche per gli standard di riservatezza e sicurezza che è in grado di fornire. «Quando arrivano in Italia presidenti o personalità politiche di rilevanza internazionale», spiega Cerbino «noi siamo sempre interessati dalla Farnesina o dalle ambasciate, nel caso avessero bisogno di rivolgersi a strutture ospedaliere italiane durante le loro visite di stato».

Papa Francesco recita l’Angelus da un balcone del Policlinico Gemelli di Roma, l’11 luglio del 2021 (sala stampa del Vaticano via LaPresse)

Dopo la volta dell’attentato Wojtyla fu ricoverato in totale una decina di volte al Policlinico Gemelli: tra le altre cose, per un’infezione, per un tumore benigno all’intestino, per un’appendicite, per una lussazione alla spalla dopo essere scivolato, per le conseguenze di un’influenza e per la frattura del femore dopo una caduta. Trascorse lì anche i suoi ultimi giorni di vita, prima di essere trasferito in Vaticano, dove morì. 

Papa Benedetto XVI non fu mai curato al Gemelli, ma ci andò per visite istituzionali e quando vi fu ricoverato suo fratello maggiore, il prete Georg Ratzinger. Papa Francesco fu ricoverato al Gemelli quattro volte: l’ultimo ricovero durò cinque settimane, e un mese dopo essere stato dimesso, il 21 aprile 2025, il papa morì.

Papa Benedetto XVI visita il fratello maggiore Georg Ratzinger, ricoverato al decimo piano del Policlinico Gemelli di Roma, nel 2005 (ANSA/Arturo Mari)

Nonostante il Gemelli venga spesso chiamato «l’ospedale del papa», i pontefici non sono tenuti a curarsi lì. Possono rivolgersi anche a strutture sanitarie diverse, a seconda delle necessità. Nel 2009 per esempio Benedetto XVI fu ricoverato all’ospedale Umberto Parini di Aosta per una frattura del polso destro che si provocò cadendo nella residenza nel paese valdostano di Les Combes. Nel 2019 invece papa Francesco fu operato per una cataratta all’ospedale Pio XI di Roma. 

La scelta del Gemelli non dipende solo da una consuetudine storica e da una prossimità fisica, ma anche e soprattutto da una fiducia e stima professionale nel lavoro dei medici. Il policlinico infatti è considerato un ospedale d’eccellenza in Italia, sia per l’assistenza specialistica che per la ricerca scientifica, e occupa i primi posti nelle principali classifiche dei migliori ospedali italiani. 

Un tempo il papa era curato da un medico personale chiamato archiatra pontificio. Ora invece è seguito dal dottore che dirige i servizi sanitari del Vaticano, che coordina una squadra di medici e infermieri e segue il pontefice nei suoi viaggi istituzionali. Attualmente questo ruolo è ricoperto dal dottor Luigi Carbone, ricercatore universitario del Gemelli e dirigente responsabile del pronto soccorso dell’ospedale Isola Tiberina, a Roma. Quando il pontefice viene ricoverato, l’assistenza passa anche ai medici dell’ospedale, che vengono scelti tra i più competenti nell’ambito in cui serve intervenire o per la specifica operazione che bisogna fare.