Per non farsi mancare niente, Trump sta litigando anche col Messico
La presidente Sheinbaum aveva provato a collaborare, ma un caso che ha coinvolto il cartello della droga di Sinaloa ha fatto traboccare il proverbiale vaso
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Alla fine di settembre il dipartimento del Tesoro statunitense ha sanzionato 21 persone e 25 imprese messicane accusate di avere legami con il cartello messicano della droga di Sinaloa, una delle più grandi e potenti organizzazioni criminali di tutto il mondo. Tra queste persone ci sono presunti esponenti del cartello e politici che, secondo le autorità statunitensi, avrebbero accettato delle tangenti per proteggere il gruppo criminale nelle città di Tijuana e Mexicali, nello stato della Bassa California, al confine con gli Stati Uniti.
Tra loro ci sono Ismael Zambada Sicairos, figlio di Ismael “El Mayo” Zambada García, ovvero l’ex capo del cartello di Sinaloa (ora in prigione negli Stati Uniti) e Carlos Torres, ex marito della governatrice della Bassa California Marina del Pilar Ávila Olmeda. Ávila fa parte di Morena, il partito di sinistra della presidente messicana Claudia Sheinbaum.
Secondo il Wall Street Journal, che cita fonti anonime, nei giorni precedenti all’emissione delle sanzioni alcuni membri del governo messicano avrebbero proposto di congelare preventivamente i conti bancari dei funzionari pubblici coinvolti, come segno di buona volontà nei confronti degli Stati Uniti. Pare che Sheinbaum si sia molto innervosita di questa decisione, in cui si dava per scontato che dei suoi compagni di partito fossero colpevoli.
Dopo l’annuncio delle sanzioni statunitensi, l’Unità di intelligence finanziaria messicana ha infine disposto il blocco. Sempre per il Wall Street Journal, Sheinbaum avrebbe accettato il provvedimento anche per evitare un deterioramento dei rapporti con gli Stati Uniti.
L’episodio è l’ultimo di una serie che ha cambiato il rapporto di Sheinbaum con l’amministrazione statunitense di Donald Trump.

Sheinbaum e Trump, dicembre 2025 (Jia Haocheng/Pool Photo via AP)
Nella prima fase della presidenza fino ai primi mesi di quest’anno, Sheinbaum aveva scelto soprattutto la collaborazione, in particolare su sicurezza e migrazione. All’inizio del 2025 Trump minacciò di imporre dazi al 25 per cento sui prodotti messicani, accusando il Messico di non fermare né i migranti né il fentanyl, un oppioide sintetico che provoca grossi problemi di salute pubblica, la cui dipendenza porta alla morte decine di migliaia di persone ogni anno negli Stati Uniti. Sheinbaum ottenne una sospensione dei dazi di un mese e accettò di schierare 10mila soldati della Guardia Nazionale al confine.
Dopo la sospensione i dazi entrarono in vigore, ma con una eccezione cruciale:non valevano per le merci che rientrano in un precedente accordo commerciale con Stati Uniti e Canada, l’USMCA o T-MEC. Questo accordo è molto ampio e copre molte merci che il Messico esporta verso gli Stati Uniti, riducendo di molto l’impatto dei dazi.
Sheinbaum diceva già allora che la sua priorità era difendere la sovranità del paese, ma cercava di farlo con toni concilianti. Quando Trump propose di rinominare il Golfo del Messico “Golfo d’America”, lei rispose con ironia mostrando una mappa del Seicento in cui il Nord America era denominato “América Mexicana”.
L’atteggiamento di Sheinbaum è però cambiato man mano che le pressioni e le intromissioni degli Stati Uniti sul Messico hanno cominciato a farsi più pesanti.
A febbraio 2025 gli Stati Uniti hanno designato come organizzazioni terroristiche alcuni cartelli messicani, tra cui quello di Sinaloa. Questa definizione consente agli Stati Uniti – secondo la loro legislazione, ovviamente – di intervenire più duramente, anche sul piano militare. Trump aveva per questo proposto di inviare militari statunitensi in Messico, ripetendo che il paese è governato dalle organizzazioni criminali della droga; Sheinbaum aveva ribadito che la sovranità messicana non era «in vendita».
Gli Stati Uniti poi adottano misure sempre più invasive contro cittadini e funzionari messicani sospettati di minacciare la sicurezza statunitense. Nel 2025 Sheinbaum aveva criticato le sanzioni imposte dagli Stati Uniti a tre istituti finanziari messicani: le autorità messicane avevano trovato irregolarità in alcuni conti, ha detto, ma nessuna prova di legami con organizzazioni criminali.
Lo stesso argomento è tornato a fine aprile del 2026, quando il dipartimento di Giustizia ha incriminato il governatore dello stato di Sinaloa, Rubén Rocha, e altri funzionari ed ex funzionari messicani accusandoli di aver aiutato il cartello, che ha sede nello stato, in cambio di tangenti e sostegno politico. Gli Stati Uniti hanno poi chiesto l’estradizione di Rocha: Sheinbaum ha rifiutato contestando la mancanza di prove, ma secondo il Wall Street Journal lo avrebbe incoraggiato a farsi da parte.
Un’altra ragione riguarda il sospetto che dietro ad alcune delle accuse statunitensi ci siano delle motivazioni politiche. Sheinbaum ha sostenuto che settori della destra americana stiano cercando di indebolire il suo governo e il suo partito in vista delle elezioni del 2027. A giugno aveva parlato esplicitamente di una «offensiva», dicendo però di non ritenere che Trump ne fosse responsabile.
Il 3 novembre negli Stati Uniti si vota per le elezioni di metà mandato (in cui si rinnovano la Camera e parte del Senato), e immigrazione, droghe e frontiera sono tra i temi su cui i Repubblicani puntano di più: tra gennaio e giugno hanno speso circa 36 milioni di dollari in più dei Democratici in campagne di comunicazione sull’immigrazione. Anche la guerra ai cartelli messicani potrebbe favorire Trump. A settembre, rispondendo al segretario di Stato Marco Rubio che criticava l’approccio del governo messicano verso i cartelli della droga, Sheinbaum ha suggerito che gli Stati Uniti non si servano del Messico per le loro elezioni.
La pressione statunitense si sovrappone a tensioni già presenti all’interno del partito Morena, che è alle prese con accuse di corruzione che coinvolgono alcuni suoi esponenti e con un confronto interno tra chi sostiene una maggiore cooperazione con gli Stati Uniti e chi teme che si trasformi in subordinazione. La stessa Sheinbaum ha chiesto in più occasioni che eventuali funzionari coinvolti in episodi di corruzione si assumano le proprie responsabilità, evitando però che siano le autorità statunitensi a stabilirne unilateralmente la colpevolezza.
Il problema è che Sheinbaum non può permettersi di rompere del tutto con gli Stati Uniti. I due paesi hanno un’economia molto integrata: nel 2025 gli scambi di beni e servizi hanno raggiunto circa 964 miliardi di dollari e oltre l’80 per cento delle esportazioni messicane di beni è diretto verso gli Stati Uniti.



