Che cos’è un nodulo al polmone
Cioè quello per cui deve essere operato papa Leone XIV
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Domenica durante la preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro a Roma, papa Leone XIV ha annunciato che sarà operato perché «i medici hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone». Un nodulo è una piccola porzione di tessuto diversa dal tessuto che la circonda, e può essersi formata per tanti motivi diversi, come un’infezione, una cicatrice o anche per un tumore.
Al momento non si sa molto altro del nodulo del papa: ha aggiunto solo che è «in una fase molto iniziale e ben localizzato». Di solito i medici consigliano di operare per rimuoverlo se il nodulo mostra delle caratteristiche considerate sospette, per esempio quando tra un controllo e un altro cresce di dimensione oppure quando le tecniche meno invasive non permettono di ottenere una diagnosi affidabile.
Per individuare un nodulo, infatti, spesso è sufficiente un esame al torace come una radiografia o una TAC (tomografia assiale computerizzata). Ed è una cosa piuttosto comune da riscontrare: secondo il manuale MSD nel 30 per cento delle TAC al torace viene trovato un nodulo polmonare.
Questa percentuale così alta si può spiegare in parte con la grande varietà di condizioni che possono causare un nodulo, in parte con il fatto che spesso le TAC vengono eseguite in pazienti che hanno già sintomi come tosse persistente, difficoltà respiratorie o dolore toracico.
I noduli polmonari possono essere asintomatici e capita molto frequentemente che vengano scoperti casualmente durante accertamenti per altre ragioni o individuati attraverso programmi di screening, e cioè controlli rivolti a persone che non presentano necessariamente dei disturbi. Lo screening del tumore polmonare attraverso la TAC viene consigliato soprattutto ai fumatori e agli ex fumatori.
Con la TAC di solito è possibile capire con precisione la posizione, la dimensione e l’aspetto del nodulo. Da questi dati i medici possono formulare ipotesi sulla natura del nodulo e decidere se è necessario proseguire con ulteriori esami: alcune malattie, per esempio, tendono a manifestarsi più frequentemente in alcune regioni polmonari che in altre. In generale poi, più un nodulo è grande e più i suoi margini sono irregolari, più aumenta il rischio che si tratti di una formazione cancerosa.
Se il nodulo è piccolo e i suoi contorni sono lisci, i medici possono limitarsi a programmare nuove TAC per verificare se la formazione rimane stabile; se però ci sono degli elementi preoccupanti possono decidere di usare la PET, la tomografia a emissione di positroni. Questo esame permette di osservare l’attività metabolica dei tessuti, e cioè il modo in cui le cellule usano le sostanze necessarie al proprio funzionamento, una caratteristica che può distinguere una formazione cancerosa da una che non lo è. Molte cellule tumorali, infatti, consumano grandi quantità di glucosio.
Anche le infezioni e le infiammazioni, però, possono consumare più glucosio, così come esistono tumori ad attività metabolica ridotta. I medici possono allora decidere di effettuare una biopsia, e cioè prelevare un piccolo campione di tessuto per farlo analizzare in laboratorio. Il materiale può essere sottoposto così a un esame istologico, e cioè a un esame della struttura del tessuto al microscopio, che permette di studiare l’aspetto delle cellule per identificare la natura della formazione.
La biopsia può essere svolta con tanti tipi di tecniche diverse, più o meno invasive. La broncoscopia, per esempio, prevede l’introduzione di un tubicino flessibile attraverso il naso o la bocca, che permette di raggiungere le vie respiratorie e prelevare il tessuto. Se il nodulo si trova vicino alla superficie del polmone, il prelievo può essere eseguito attraverso la parete toracica con un ago sottile.
Se però tutte queste tecniche non permettono di ottenere una diagnosi affidabile o se le caratteristiche del nodulo sono molto sospette si può decidere di operare. Anche in questo caso sono possibili metodi diversi. In molti casi si possono usare delle tecniche mini-invasive, che permettono di operare senza aprire ampiamente il torace, in altri invece è necessaria una toracotomia, in cui l’incisione è più ampia.
La convalescenza dipende anche dal tipo di operazione che è stata svolta. Il direttore della sala stampa del Vaticano specificato che il ricovero post operatorio sarà di circa una settimana.



