L’ex sindaca di Prato Ilaria Bugetti è stata rinviata a giudizio per corruzione
Si era dimessa a giugno del 2025 proprio dopo aver saputo di essere indagata
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L’ex sindaca di Prato Ilaria Bugetti, del Partito Democratico, è stata rinviata a giudizio con l’accusa di corruzione: si era dimessa a giugno del 2025 proprio a causa delle indagini nei suoi confronti. È accusata di aver ricevuto soldi e voti in cambio di favori a Riccardo Matteini Bresci, un imprenditore del tessile con incarichi in Confindustria, la principale organizzazione che rappresenta le imprese italiane. È stato rinviato a giudizio anche Matteini Bresci.
Bugetti aveva deciso di dimettersi qualche giorno dopo che l’inchiesta nei suoi confronti era diventata di pubblico dominio, per via delle pressioni del suo partito. Era diventata sindaca di Prato nel 2024, quando fu eletta col sostegno del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle. Prima era stata per due mandati consigliera regionale del PD. La vicenda è rilevante perché riguarda Prato, sede del distretto tessile più grande d’Europa, e le accuse di corruzione nei confronti di una sindaca che avrebbe favorito un imprenditore del settore.
Secondo l’accusa Bugetti si sarebbe spesa in più occasioni per aiutare Matteini Bresci, con cui aveva un rapporto professionale molto stretto. In particolare sarebbe intervenuta per risolvere alcuni problemi legati alla depurazione delle acque del Gruppo Colle, di cui Matteini Bresci era amministratore, garantendo risparmi all’azienda. Durante la campagna elettorale del 2024 avrebbe inoltre sollecitato tariffe di depurazione più basse e promosso una rete fognaria industriale, evitando al Gruppo Colle di costruire un costoso impianto in autonomia.
Altre accuse riguardano il periodo in cui era in consiglio regionale: la procura sostiene che Bugetti abbia fatto da tramite con gli uffici regionali per correggere un decreto che fissava i limiti di prelievo dell’acqua per alimentare una centrale idroelettrica della Hydro Green Energy, società di cui era vicepresidente Matteini Bresci. Sempre durante il mandato da consigliera regionale, Bugetti avrebbe chiesto agli uffici regionali di alzare i limiti previsti per lo scarico delle acque reflue industriali nella rete fognaria.
In cambio di questi favori Bugetti sarebbe stata assunta da Techne Broker, azienda controllata da una società a sua volta partecipata da altre due società riconducibili a Matteini Bresci. Il contratto, concluso nel 2024, avrebbe garantito a Bugetti circa 48mila euro senza fare sostanzialmente nessun lavoro. Bugetti avrebbe inoltre omesso di dichiarare l’incarico agli uffici amministrativi della Regione Toscana. Matteini Bresci avrebbe poi contribuito a finanziare la campagna elettorale di Bugetti con 27mila euro, una parte consistente dei 133mila raccolti dall’allora candidata del centrosinistra.
Insieme a Bugetti e Matteini Bresci sono state rinviate a giudizio altre due persone: Enrico Cini, titolare della Techne Broker, accusato di truffa ai danni dello stato per aver fatto ottenere indebitamente a Bugetti poco più di 300 euro di cassa integrazione durante la pandemia; e Alessio Bitozzi del Consorzio Progetto Acqua, accusato di aver fatto da intermediario tra Matteini Bresci e il Comune per ottenere la concessione dell’area di un ex campo sportivo.



