L’inchiesta sugli arresti illegali fatti da alcuni agenti locali a Milano
Secondo l'accusa avrebbero inscenato reati e falsificato verbali per ottenere avanzamenti di carriera
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La procura di Milano ha chiesto la custodia cautelare in carcere per sei agenti della Polizia Locale che avrebbero inscenato arresti illegali e poi falsificato i verbali per giustificarli. Sono indagati insieme ad altri nove colleghi, accusati a vario titolo di arresti illegali, falso ideologico e peculato. L’inchiesta nei loro confronti era iniziata la scorsa estate, dopo la segnalazione di un avvocato che assiste uno degli uomini coinvolti nei presunti abusi.
Secondo l’accusa gli arresti illegali servivano a far avanzare la carriera della commissaria Ilenja Sabato, accusata di gestire le operazioni illecite. Nei verbali inviati ai magistrati per convalidare gli arresti i reati contestati venivano aumentati, aggravati e in alcuni casi inventati con l’obiettivo di mostrarsi più efficaci.
Gli arresti sarebbero stati svolti con il contributo di uno spacciatore loro informatore, che voleva fare arrestare i concorrenti. In qualche caso gli agenti avrebbero ricevuto dei regali in cambio o si sarebbero appropriati di beni legati ai casi (da qui l’accusa di peculato). Dopo una perquisizione, uno di loro si sarebbe impossessato di una bici elettrica del valore di mille euro.
L’arresto che ha fatto partire l’indagine risale al 16 luglio. Secondo l’accusa, dopo la segnalazione dell’informatore, gli agenti avrebbero chiesto a una loro collaboratrice di contattare un altro spacciatore per comprare sostanze illegali. Quando i due si sono incontrati, gli agenti lo hanno arrestato. Nel verbale gli agenti avevano riportato il sequestro di mezzo chilo di hashish. Il fermato aveva raccontato che gli erano stati presi anche 1.450 euro in contanti, somma che però non compariva nel documento.
In un altro verbale, redatto il 17 gennaio di quest’anno, gli agenti scrivevano di aver visto un minorenne prendere un pacchetto nascosto in un albero in un giardino condominiale e tentare di venderne la sostanza illegale contenuta a una donna. All’intervento degli agenti, il ragazzo avrebbe lasciato il pacchetto per terra e avrebbe tentato di scappare. Ma la vendita era una messinscena: la donna era la commissaria Ilenja Sabato, particolare che però non è stato scritto nel verbale. Nel verbale gli agenti scrivevano anche che il ragazzo aveva sferrato dei calci, cosa che lui ha negato, ma la contestazione serviva a giustificare la ferita al labbro riportata dal minorenne durante il fermo.
Altri episodi risalgono al 29 aprile e al 5 maggio. Nel primo caso, secondo l’accusa, gli agenti avrebbero arrestato un uomo per uno scambio di sostanze illegali mai avvenuto a Settimo Milanese, costruendo una versione falsa dei fatti anche per giustificare un intervento fuori dalla loro competenza territoriale. Nel secondo avrebbero attribuito a un uomo il possesso di sostanze stupefacenti trovate in un altro appartamento.
Negli atti è riportata la conversazione tra un agente indagato e una collega che aveva criticato le modalità del fermo di un minorenne. «Non funziona così per portarsi a casa l’arresto. Perché quel ragazzo aveva 16 anni. Mi dispiace, ma penso che questo sia stato un arresto forzato», aveva detto.
Cinque agenti arrestati erano stati sottoposti alla custodia cautelare in carcere già ad agosto, ma poi il Tribunale del Riesame aveva concesso gli arresti domiciliari. La procura ha chiesto nuovamente la custodia cautelare perché teme che gli agenti possano inquinare le prove.



