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  • Venerdì 9 ottobre 2026

Anthony Vaccarello ci ha messo dieci anni per creare il suo Saint Laurent

È un privilegio nel mondo della moda di questi tempi, e ora è finito anche per lui

Anthony Vaccarello al termine della sfilata maschile primavera estate 2027 di Saint Laurent (Kristy Sparow/Getty Images)
Anthony Vaccarello al termine della sfilata maschile primavera estate 2027 di Saint Laurent (Kristy Sparow/Getty Images)
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Da venerdì lo stilista italo belga Anthony Vaccarello non è più il direttore creativo dell’azienda di moda francese Saint Laurent, controllata dal gruppo Kering. Vaccarello aveva mantenuto il ruolo per dieci anni, un tempo sorprendentemente lungo per come stanno andando le cose nella moda ultimamente. Di recente infatti è diventato normale per le aziende di moda cambiare direttore creativo anche dopo uno o due anni, o che un direttore creativo lasci un’azienda dopo appena una sfilata.

Le motivazioni dietro alla sostituzione di Vaccarello non sono state rese note, ma la scelta avrebbe a che fare con la diminuzione del rendimento del marchio negli ultimi anni: sotto la sua direzione creativa il fatturato di Saint Laurent aveva raggiunto il picco nel 2022, quasi triplicando fino a toccare i 3,3 miliardi di euro, ma successivamente i ricavi erano scesi. Nel primo semestre del 2026 invece, secondo i dati diffusi da Kering, aveva avuto una ripresa.

Vaccarello era arrivato a Saint Laurent nel 2016 prendendo il posto del designer francese Hedi Slimane. Era stato sostenuto dall’allora amministratrice delegata Francesca Bellettini, che dal 2025 ha assunto lo stesso ruolo da Gucci, e le sue collezioni inizialmente avevano avuto un grande successo commerciale.

Come scrive Business of Fashion, in futuro l’azienda punterà più sull’abbigliamento da tutti i giorni, sulla linea maschile e sulla pelletteria di alta gamma, invece di concentrarsi sui capi da sera che erano distintivi dello stile di Vaccarello. Non si sa ancora chi prenderà il suo posto ma gli esperti del settore ritengono che possa trattarsi di Chemena Kamali, attualmente direttrice creativa di Chloé, che ha lavorato da Saint Laurent con Vaccarello dal 2016 al 2023.

La sfilata di Saint Laurent a Parigi, il 29 settembre (Stephane Cardinale – Corbis/Corbis via Getty Images)

Da settimane circolavano indiscrezioni, e anche per questo l’ultima sfilata di Vaccarello per Saint Laurent il 29 settembre ha fatto molto parlare di sé: si è svolta nei giardini del Trocadéro di Parigi, di fronte alla Tour Eiffel, con la passerella ornata da giganteschi lampadari d’oro (che ricordavano quelli dell’Hôtel Inter-Continental di Parigi, dove il fondatore della maison Yves Saint Laurent faceva le sue sfilate di alta sartoria), ed era composta quasi tutta da abiti color oro, con un finale sul nero.

La nota critica di moda del New York Times Vanessa Friedman l’ha definita un «addio non ufficiale da 24 carati». Alla fine si è esibita Charlotte Gainsbourg, una delle artiste francesi che lo hanno da sempre ispirato, con un brano dedicato alla casa di moda.

La sfilata Autunno/Inverno 2024-2025 di Saint Laurent (Marc Piasecki/WireImage/Getty Images)

Anthony Vaccarello è stato il direttore creativo più longevo di Saint Laurent dopo il fondatore Yves Saint Laurent (morto nel 2008), che ha guidato il marchio per 41 anni.

Durante i suoi dieci anni da direttore creativo è riuscito a dare al marchio un’identità molto precisa e riconoscibile, mantenendo i caratteri distintivi introdotti dal fondatore e aggiungendone di suoi. Un articolo del 2023 del New York Times Magazine dal titolo abbastanza eloquente “Come Anthony Vaccarello ha fatto suo Saint Laurent” raccontava tutto il processo che ha portato lo stilista a raggiungere la sua personale visione del marchio. Nell’articolo si sottolineava come inizialmente il successo di vendite gli avesse dato un privilegio raro nella moda, ovvero la possibilità di mantenere la sua posizione per il tempo necessario a evolversi.

A mettere in buona salute il marchio era stato il suo predecessore, Hedi Slimane, che aveva realizzato delle collezioni molto apprezzate dai clienti e che era diventato un’altra figura con cui lo stilista doveva confrontarsi oltre a quella del fondatore.

Saint Laurent infatti è considerato uno dei marchi francesi storici più importanti, assieme a Chanel e a Dior, e le aspettative su Vaccarello erano molto alte. Lo stilista raccontò sempre al New York Times Magazine che quando ricevette la chiamata da Bellettini per lui fu uno shock: «Per me Saint Laurent è il marchio più grande del mondo. È come ricevere una chiamata da Dio».

In quell’intervista, realizzata sette anni dopo il suo arrivo, disse: «Penso che la gente abbia iniziato a capirmi solo di recente, e la cosa mi spaventa un po’». In particolare aveva raccontato che a cambiare il suo approccio al lavoro e a quello che le persone ne pensavano era stata la paternità: «forse è una coincidenza, ma ora tutto sembra rispondere a un’unica visione, un unico messaggio, una cosa sola».

La sfilata Primavera/Estate 2026 di Saint Laurent (Antoine Flament/Getty Images)

– Leggi anche: I vestiti trasparenti sono sempre più noiosi

Suzy Menkes, storica giornalista di Vogue, in un articolo piuttosto critico della sfilata d’esordio di Vaccarello da Saint Laurent scrisse che François-Henri Pinault, presidente di Kering, le aveva detto: «Anthony è stato la prima persona che mi è venuta in mente. L’unica». Pochi mesi prima di morire, Pierre Bergé, storico compagno e socio d’affari di Saint Laurent, con cui aveva fondato l’azienda, disse a Vaccarello: «Per favore, faccia la sua personale versione di Saint Laurent; provi a non copiarlo mai».

La prima sfilata di Vaccarello era molto ispirata alla vita notturna, forse troppo, secondo Menkes, che sottolineò come fosse ancora molto forte l’influenza del suo lavoro precedente da Versus, la seconda linea di Versace, provocatoria e appariscente.

La sfilata Autunno/Inverno 2025-2026 di Saint Laurent (Stephane Cardinale – Corbis/Corbis via Getty Images)

Con il passare degli anni la sensualità è diventata sempre più centrale nelle collezioni di Vaccarello, espressa attraverso un richiamo elegante agli anni Ottanta, con maglie e vestiti trasparenti, gonne e pantaloni affusolati, calze velate e addirittura scarpe trasparenti nella collezione maschile. I blazer avevano scollature profonde e spalline vistose, le scarpe erano sempre a punta e altissime, mentre le giacche esageratamente voluminose venivano strizzate in vita e abbinate a gonne di pizzo.

Tutta questa trasparenza era stata molto commentata sui giornali di moda. Vanessa Friedman scrisse che le fotografie «non potevano essere mostrate in questo quotidiano per famiglie», ovvero il New York Times. Ad attirare molte attenzioni e critiche però fu soprattutto la magrezza delle modelle di Saint Laurent, che anticipò una tendenza che sta tornando sulle passerelle nonostante i tanti tentativi fatti in passato di mostrare più taglie più varie sulle riviste e nelle sfilate.

Un look della sfilata primavera estate 2025 di Saint Laurent (Marc Piasecki/WireImage/GettyImages)

Dello storico Saint Laurent Vaccarello ha mantenuto anche un’estetica che ricorda le donne androgine fotografate da Helmut Newton e vestite con gli abiti del marchio, le proporzioni e i mondi ai quali lo stilista si ispirava: dal Marocco alle strade notturne di Parigi. Ha mantenuto poi gli smoking e i completi giacca e pantalone, tipici della casa di moda, spesso rivisitandoli, e un gesto, quello delle mani in tasca. «Quando penso a Saint Laurent», ha detto a MF Fashion, «le sue donne hanno sempre le mani in tasca», un atteggiamento che ha definito «un po’ maschile, di sicurezza», di chi si veste più per se stessa che per piacere agli altri.