La corsa che non c’è
Nel ciclismo il Giro di Lombardia maschile c’è dal 1905, quello femminile ancora no: è colpa del traffico, dicono
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(Luc Claessen/Getty Images)
Nel ciclismo le classiche monumento sono le corse più imponenti e importanti. A livello maschile sono cinque: la quinta e ultima di ogni stagione – il Giro di Lombardia – si corre sabato. A livello femminile sono quattro, l’ultima delle quali si è tenuta ad aprile. Il Giro di Lombardia femminile non esiste, non è mai esistito e non si sa quando arriverà. Ogni tanto se ne riparla, ma non c’è niente di concreto e ufficiale.
La più antica tra le classiche monumento è la Liegi-Bastogne-Liegi, la cui prima edizione fu nel 1892; la più recente, si fa per dire, è il Giro delle Fiandre, la cui storia iniziò nel 1913. In compenso, la corsa femminile del Fiandre (nel ciclismo si fa spesso una elisione di «Giro di o Giro delle») esiste da oltre vent’anni, seguita nel 2017 dalla Liegi-Bastogne-Liegi femminile, nel 2021 dalla Roubaix (a volte si elimina anche la città di partenza) e nel 2025 dalla Sanremo, che già aveva però avuto alcune edizioni una ventina d’anni fa.
Negli anni il Lombardia ha cambiato città di partenza e arrivo (nel 1905 partì e arrivò a Milano, a quanto pare organizzato come rivincita di una gara con arrivo al velodromo del parco Trotter), ha aggiunto, tolto, rimesso e cambiato salite e ha pure cambiato nome: dal 2012, sempre a proposito di elisione, quello ufficiale è “Il Lombardia”.
Ma RCS Sport, che organizza tutte le principali corse italiane, non ha mai aggiunto una corsa femminile. E non ha niente di ufficiale da dire sul se e quando potrebbe farlo. Contattata dal Post, RCS Sport – il cui proprietario Urbano Cairo è l’editore di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport – dice di essere impegnata con il Lombardia maschile e il Gran Piemonte (una gara, anche questa solo maschile, che si è tenuta giovedì) e aggiunge di non avere commenti né aggiornamenti sul Lombardia femminile, e di non saper né poter dire se una gara arriverà nel 2027, nel 2028 o perfino più avanti.

Il Giro di Lombardia dalle parti di Bellagio, nel 2024 (Tim de Waele/Getty Images)
Tra i non molti articoli sull’assenza del Giro di Lombardia femminile – che come è facile intuire non sono su Corriere o Gazzetta – si parla genericamente, e da ormai qualche anno, di «progetto in cantiere» o di RCS Sport che «starebbe valutando» il da farsi. A marzo si scrisse di piani un po’ più concreti, ma da allora non ci sono state novità.
Nel febbraio del 2023 Paolo Bellino, amministratore delegato e direttore generale di RCS Sport, parlò, a proposito del Lombardia femminile, di una corsa complicata «da pensare, allestire, calibrare». Intervistato da bici.PRO aggiunse:
Non dico che il progetto è in un cassetto, lo stiamo vagliando ma come detto dobbiamo procedere per gradi anche in base alle forze a disposizione, alle idee realizzabili. È un discorso complicato, bisogna pensare a un tracciato point to point, con località di partenza e arrivo.
Nel 2025 Bellino disse che il Lombardia femminile sarebbe potuto arrivare nel 2026. Resta quindi ancora attuale l’articolo del sito Cicloweb che un anno fa si immaginò la presentazione di una corsa che non esisteva. Iniziava così:
Quasi tutto pronto per l’edizione 2025 di Il Lombardia Women, l’ultima corsa di un giorno del calendario World Tour. Dopo un mondiale e un europeo adatti alle scalatrici, tutte le migliori al mondo si danno appuntamento per l’ultima volta sulle strade italiane, nella classica autunnale per eccellenza, oltre a essere quella con più metri di dislivello di tutto il calendario.
Sempre Cicloweb scrisse che un Lombardia femminile «potrebbe essere una corsa molto incerta e spettacolare, se solamente esistesse». Per il percorso, che offre molte alternative, tra strade scenografiche e dislivelli non banali (non avendo nomi di città nel suo nome, il Lombardia può andare dove vuole, basta non cambiare regione) e per la posizione nel finale di stagione. A livello maschile il Lombardia è la classica monumento con più salite e la più difficile da vincere – almeno per come è ora – per chi non va forte in salita; le ultime cinque edizioni sono state vinte tutte da Tadej Pogačar, che va fortissimo in salita ma quest’anno non ci sarà, perché è infortunato.

Il Lombardia è la corsa più importante del finale di stagione, una corsa autunnale anche nota come “classica delle foglie morte”: un nome poetico e antico; ora molte foglie sono ancora vive e verdi. La foto è del 2022 (Tim de Waele/Getty Images)
Com’è facile immaginare, le prime a volere un Lombardia sono le possibili protagoniste. Qualche mese fa lo fece notare la nederlandese Demi Vollering dopo un allenamento (e una pizza con cappuccino) sulle strade del lago di Como. Già prima lo aveva fatto Elisa Longo Borghini parlandone come di un «buco» nel calendario. Sia per Longo Borghini che per Vollering – peraltro entrambe adattissime a un percorso come quello del Lombardia – l’assenza di questa corsa rischia di essere anche un’assenza nelle loro carriere, in cui hanno vinto quasi tutto quel che potevano vincere.
Oltre che uno spazio vuoto nelle loro bacheche dei trofei, l’assenza di un Lombardia fa sì che per certi versi il ciclismo femminile finisca prima di quello maschile, almeno per quanto riguarda le corse più importanti. Ma quindi, perché davvero non c’è questa corsa?
Ci sono senz’altro ragioni economiche e organizzative: solo alcune tra le tante corse organizzate da RCS Sport hanno un corrispettivo femminile (e alcune tra queste ce l’hanno avuto solo di recente), e non è detto che organizzare un Lombardia femminile porti ricavi. «Non è facile», disse una fonte di RCS Sport intervistata a marzo da Cyclingnews: «Serve che la corsa sia sostenibile nel lungo termine, servono sponsor e budget e dovremmo rafforzare la nostra squadra organizzativa».
In passato RCS Sport aveva fatto capire di ritenere però che il problema principale fosse – e a quanto pare continua a essere – logistico. Come disse la stessa fonte a Cyclingnews: «Il traffico». O meglio, la gestione del traffico e della viabilità sulle strade lombarde, spesso molto frequentate e in zone molto abitate, attraversate dalla corsa maschile e da una ipotetica corsa femminile. Organizzare una corsa ciclistica vuol dire (anche) chiudere strade, chiedere permessi, ottenere autorizzazioni.
Le importanti corse femminili sono in genere su strade per la gran parte simili a quelle delle corse maschili, solo a volte più brevi. Spesso sono nello stesso giorno, con partenza anticipata e arrivo allo stesso traguardo di quelle maschili; a volte sono il giorno prima (o quello dopo). Nel primo caso, ormai il più diffuso, si massimizza la copertura mediatica di quell’unico giorno: chi guarda in tv vede prima la gara femminile e poi la maschile, chi è a bordo strada vede passare due corse in poche ore.
Il Lombardia femminile potrebbe quindi essere di sabato, prima di quello maschile, ma anche di venerdì o di domenica. Anzi, già ora, proprio di domenica e proprio sulle strade lombarde, con impegni organizzativi, economici e logistici, RCS Sport organizza la Gran Fondo intitolata a Felice Gimondi, una corsa amatoriale con migliaia di iscritti che «ripercorre in parte il percorso de Il Lombardia». Anche per le Gran Fondo si chiudono alcune strade.
Non è nemmeno obbligatorio che il calendario di gare femminili sia una copia del tutto identica a quello maschile, peraltro molto affollato. È un dibattito che riguarda molti sport, ma in genere replicare il calendario maschile è il modello prevalente e ritenuto più efficace e proficuo perché rende tutto più facile da capire e da vendere agli spettatori.
Il ciclismo femminile ha alcune corse solo sue, storiche e importanti come il Trofeo Alfredo Binda (che da oltre cinquant’anni si corre in primavera e proprio in Lombardia), ma è innegabile – lo prova il successo della Parigi-Roubaix femminile – che corse femminili che si aggiungono a quelle maschili possano sfruttarne storia, fama e portata mediatica.
Non succede solo con le altre quattro classiche monumento: anche i tre grandi Giri del ciclismo maschile (quelli di Francia, Italia e Spagna) hanno un corrispettivo femminile, e anche in questo caso quello francese, rilanciato nel 2022, sta andando molto bene.
RCS Sport ha avuto un ruolo in tutto questo. La sua Strade Bianche femminile piace molto ad atlete e pubblico; dal 2025 organizza la Milano-Sanremo femminile (che già aveva organizzato tra il 1999 e il 2005, mentre nel 2006 fu cancellata e poi non corsa per vent’anni), e dal 2024 organizza il Giro d’Italia Women. Manca solo il Lombardia.
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