• Mondo
  • Venerdì 9 ottobre 2026

Il Pentagono vuole trasmettere in diretta streaming la fucilazione dell’autore della strage di Fort Hood

Non è mai stato fatto negli Stati Uniti e molti, oltre a criticare la decisione, ne contestano la fattibilità

La prigione in cui è tenuto Hasan (Paul Hennessy/SOPA Images via ZUMA Press Wire/ANSA)
La prigione in cui è tenuto Hasan (Paul Hennessy/SOPA Images via ZUMA Press Wire/ANSA)
Caricamento player

Giovedì il Pentagono, cioè il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ha dichiarato che l’esecuzione della condanna a morte dell’ex maggiore Nidal Hasan sarà mostrata in diretta streaming. Se Hasan non farà ricorso, cosa che potrebbe allungare molto i tempi, la sua sarà la prima esecuzione eseguita dall’esercito statunitense dal 1961, e la prima per fucilazione dal 1945. «Faremo in modo che la gente possa vederla, che sia pubblica», ha detto il segretario alla Difesa Pete Hegseth, aggiungendo che «la gente deve capire che questo genere di cose comporta gravi conseguenze».

Nonostante in alcune parti degli Stati Uniti le esecuzioni siano già parzialmente pubbliche perché richiedono la presenza di giornalisti o danno la possibilità ai cittadini comuni di offrirsi come testimoni, sarebbe la prima volta di un’esecuzione mostrata in diretta streaming. Molti hanno criticato la scelta, ricordando che oggi le esecuzioni pubbliche rimangono legali solo in paesi come l’Iran o la Corea del Nord.

Altri ne hanno anche contestato la fattibilità, dato che le principali piattaforme online (X, Meta, YouTube e TikTok) vietano la riproduzione di contenuti espliciti. Anche se il dipartimento della Difesa trasmettesse l’esecuzione sul suo sito, non è chiaro come potrebbe assicurarsi che l’esecuzione non venga vista da minorenni.

L’esercito ha detto che in mancanza di ricorso l’esecuzione avverrà il prossimo 3 dicembre alla base di Fort Hood, in Texas, dove nel 2009 l’ex maggiore compì la strage per cui è stato condannato. Il 5 novembre Hasan, americano di origini palestinesi, entrò nell’infermeria di Fort Hood e si diresse verso il reparto in cui lavorava, dove i soldati in partenza o di ritorno dall’Iraq ricevevano delle cure mediche di routine. Sparò più di cento colpi uccidendo 13 persone e ferendone 32. Si fermò quando fu ferito da un poliziotto armato che era arrivato nel frattempo, e oggi è parzialmente paralizzato.

Durante il processo si era difeso da solo dicendo di aver compiuto l’attentato per impedire ai soldati di intervenire in Afghanistan e in Iraq, guerre che lui considerava «illegali». Al tempo i suoi avvocati di riserva, nominati d’ufficio, dissero di credere che il suo obiettivo fosse ottenere una condanna a morte. Nel 2011 fu giudicato sano di mente e fu condannato a morte da un tribunale militare nel 2013. Lunedì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva approvato l’esecuzione per fucilazione su raccomandazione di Hegseth.