Perché in autunno perdiamo più capelli del solito
Succede un po' a tutti e non abbiamo risposte certe, ma ci sono diverse ipotesi
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In autunno cadono molti più capelli che in altre stagioni. Lo dice l’esperienza di tante persone, ma anche la ricerca scientifica. Ci sono molti studi che hanno misurato questa differenza e hanno anche provato a formulare alcune ipotesi per spiegarne il motivo, ma trovare una spiegazione è molto meno semplice di quanto possa sembrare.
Tra le cause proposte finora ci sono i danni del Sole e del caldo estivo sul cuoio capelluto, le variazioni ormonali dovute al cambio di stagione o anche il “cambio di pelliccia” che avviene in molti mammiferi prima dei mesi invernali.
L’ipotesi più condivisa è che le stagioni influenzino il funzionamento dei follicoli piliferi, cioè i piccoli organi della pelle che regolano la crescita dei capelli.
Ogni giorno perdiamo fisiologicamente tra i 50 e i 100 capelli, che solitamente vengono sostituiti. Ogni follicolo attraversa infatti un ciclo di crescita, regressione e riposo. Durante la fase di crescita le cellule della parte più profonda del follicolo si moltiplicano per formare il fusto del capello, e cioè quello che vediamo. Ci sono molte stime diverse sulla durata di questa fase, che si aggirano tra i 2 e gli 8 anni.
La fase in cui le cellule alla base del follicolo smettono di proliferare dura qualche settimana. In questa fase il capello non cresce e il follicolo si ristruttura. Poi il follicolo passa alla fase di riposo, che dura qualche mese. A quel punto può succedere che il capello smetta di essere ancorato al cuoio capelluto e cada. Nel frattempo, però, il follicolo ha già iniziato a prepararsi per un nuovo ciclo.
La caduta effettiva, quindi, avviene qualche mese dopo il momento in cui il capello ha smesso di crescere. Questo momento può essere determinato dalle condizioni fisiologiche del capello o anche da altre cause, come lo stress o particolari condizioni dell’organismo. Anche per questo molti scienziati ipotizzano che la perdita di capelli autunnale abbia a che fare con lo stress causato dai raggi ultravioletti del Sole (a cui siamo più esposti nei mesi estivi), che possono sia danneggiare le cellule del fusto, rendendole più fragili, sia provocare danni ai follicoli.
Potrebbero però esserci altri legami tra le stagioni e la caduta dei capelli. Il ciclo follicolare, infatti, è condizionato da ciò che circonda il follicolo, la cosiddetta “nicchia follicolare”, e include vasi sanguigni, cellule e ormoni.
E gli ormoni, in particolare, svolgono un ruolo fondamentale. Per esempio gli ormoni T3 e T4 possono agire direttamente sulla proliferazione delle cellule durante la crescita del capello, aumentandola o diminuendola. La produzione di ormoni è regolata spesso in risposta alle variazioni stagionali. La quantità di luce che riceviamo ogni giorno determina la quantità di melatonina, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia, che produciamo.
Poiché d’estate ci sono in media 16 ore di luce e d’inverno 10, la variazione dei livelli di melatonina indica all’organismo in che periodo dell’anno è. Spesso dipendono da questo, per esempio, i fenomeni stagionali osservati in molti animali: come riproduzione, cambiamenti nel metabolismo o anche il ricambio della pelliccia.
Per prepararsi all’inverno, infatti, molte specie passano da una pelliccia meno fitta a una più densa e isolante. In molte specie il ruolo della melatonina in questo ricambio è molto evidente perché modifica direttamente l’attività delle cellule follicolari.
Negli esseri umani la melatonina è coinvolta nella fisiologia dei follicoli, ma non ci sono per ora prove convincenti che regoli il ricambio dei capelli allo stesso modo. Sappiamo però che le cellule dei follicoli sono influenzate dal ritmo circadiano, e cioè dalla naturale oscillazione che si ripete ogni 24 ore e che regola molte funzioni del nostro corpo. In particolare, alcuni dei geni presenti nelle cellule dei follicoli aumentano e diminuiscono ciclicamente la propria attività con il ritmo circadiano e possono subire dei cambiamenti se ci sono delle alterazioni di questo ritmo. Per esempio nelle persone che alternano turni di lavoro diurni e notturni le oscillazioni possono sfasarsi.
E questi geni possono essere coinvolti nella regolazione del ciclo di crescita, regressione e riposo dei follicoli. Per esempio alcuni ricercatori hanno scoperto che riducendo l’attività di alcuni di questi geni era possibile prolungare la fase di crescita del capello.
Tutti i meccanismi che abbiamo descritto potrebbero contribuire in maniera diversa alla caduta che si vede in autunno. La nicchia follicolare, in effetti, riceve continuamente una combinazione di segnali che provengono dal follicolo stesso e dall’intero organismo: un sistema così strettamente connesso alla fisiologia dell’intero organismo non può che risentire anche di tutte le altre cose che gli accadono, come lo stress o, appunto, come i cambiamenti che accompagnano il succedersi delle stagioni.
– Leggi anche: Lo stress fa cadere i capelli?
È comunque una cosa che ci chiediamo da un po’. Già 35 anni fa un esperimento aveva osservato l’evidenza di una componente stagionale in questo ciclo, misurando in che fase fossero i capelli e i follicoli di 14 uomini sani di Sheffield, nel Regno Unito, ogni 28 giorni per 18 mesi. A marzo più del novanta per cento dei capelli era in fase di crescita, una percentuale che diminuiva gradualmente durante la primavera e raggiungeva il minimo a settembre; contemporaneamente la fase di caduta seguiva l’andamento opposto. In autunno, in media, si perdeva il doppio dei capelli che in inverno.
Esperimenti simili furono ripetuti nel tempo, con campioni più grandi e variegati e con tecniche più precise. Trovarono tutti risultati abbastanza uniformi, e cioè che il periodo in cui cadevano più capelli era sempre dopo la fine dell’estate, e poi tornavano a ricrescere.



