Malagò ha fatto più o meno capire perché la Federcalcio è stata commissariata
Il nuovo commissario della FIGC ha parlato di «incomprensioni» tra lui e il presidente del CONI Luciano Buonfiglio, ma c'era dietro anche altro
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Martedì il CONI, il comitato olimpico nazionale, ha commissariato la Federcalcio perché a giugno il suo presidente, Giovanni Malagò, era stato eletto pur non essendo tesserato (come invece prevedeva il regolamento). Eppure, come commissario straordinario, il CONI ha nominato proprio Malagò: è l’esito di un compromesso, arrivato dopo le tensioni delle ultime settimane tra Malagò e Luciano Buonfiglio, il presidente del CONI. Che ci fossero stati attriti tra i due, del resto, l’ha ammesso martedì anche lo stesso Malagò: «Dire che ci sono state incomprensioni con Buonfiglio è affettuosamente eufemistico».
Era chiaro da prima del voto che il mancato tesseramento di Malagò fosse solo un pretesto: almeno due ex presidenti della FIGC, Gabriele Gravina e Giancarlo Abete, sono stati per anni a capo della Federcalcio pur senza essere tesserati. Eppure era stato un pretesto che Buonfiglio aveva giudicato sufficiente per organizzare un voto contro Malagò, presentato dai giornali come una sorta di resa dei conti tra i due.
Dopo essere stato vicepresidente e successore di Malagò al CONI, e dopo che per anni i due erano stati presentati come molto vicini e allineati, nelle ultime settimane era sembrato che Buonfiglio si fosse allontanato da Malagò, e viceversa. Sembra che non c’entrino solo loro due.
Secondo Lorenzo Vendemiale del Fatto Quotidiano, «tanti speravano di impallinare Malagò col pretesto del tesseramento», come «alcuni presidenti importanti di Serie A delusi dall’avvio della sua gestione» e alcuni politici. Tra questi, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro dello Sport Andrea Abodi, con i quali Malagò si è scontrato spesso durante i suoi anni al CONI.
Diversi giornali raccontano che i problemi tra Abodi e Malagò nacquero nel 2017 quando Abodi si candidò alla presidenza della FIGC contro Carlo Tavecchio: Malagò – allora già presidente del CONI – sostenne Tavecchio. Matteo Pinci di Repubblica ha scritto che c’è «il governo […] dietro al piano per far fuori Malagò. Abodi non fa mistero di esercitare un indiscutibile strumento di pressione sul CONI e sul suo presidente Luciano Buonfiglio».
Buonfiglio stesso ha detto di aver ricevuto «pressioni interne ed esterne al mondo dello sport», ma di non essersi fatto influenzare. Ha pure rivelato di aver «ricevuto messaggi contraddittori» dalla stessa Serie A: «Qualcuno mi chiedeva di fare il commissario, qualcuno minacciava che la lega potesse uscire dalla federazione, poi hanno impiegato sei ore per fare un comunicato per dire no al commissariamento».
Ciononostante, alla fine è stato Buonfiglio, insieme a chi eventualmente lo sosteneva, a fare un passo indietro e a chiedere a Malagò di assumere l’incarico di commissario. Questa ipotesi era stata avanzata dallo stesso Malagò qualche settimana fa, secondo Vendemiale, e ripresa da Buonfiglio all’ultimo momento come piano d’emergenza: aveva capito che Malagò godeva ancora di un ampio sostegno dentro il CONI e voleva evitare una spaccatura interna alla confederazione.


