• Sport
  • Martedì 6 ottobre 2026

Perché la Federcalcio è stata commissariata

Nasce tutto dal fatto che Giovanni Malagò, che ne sarà il nuovo commissario, non ne era un tesserato; ma c'è anche dell'altro

Giovanni Malagò (ANSA/FABIO FRUSTACI)
Giovanni Malagò (ANSA/FABIO FRUSTACI)
Caricamento player

Poco dopo le 13 di oggi, martedì 6 ottobre, il CONI, il Comitato olimpico nazionale, ha deciso di commissariare la FIGC, la federazione calcistica italiana (anche nota come Federcalcio). La decisione è stata presa dalla Giunta, l’organo di governo del CONI, e sarà quasi certamente confermata a breve dal Consiglio Nazionale, che è una sorta di parlamento del CONI. La decisione prevedere che il nuovo commissario straordinario della FIGC sia Giovanni Malagò, che ha 67 anni ed era stato presidente del CONI tra il 2013 e il 2015 e poi presidente della FIGC dal giugno di quest’anno. Di fatto il commissario Malagò è stato scelto per prendere il posto del presidente Malagò.

Il commissariamento era stato chiesto perché quando Malagò si candidò al ruolo di presidente della FIGC non era uno dei circa 1,5 milioni di tesserati della Federcalcio. Se ne era accorto l’avvocato ed ex calciatore Renato Miele, la cui candidatura alle elezioni poi vinte da Malagò era stata respinta in quanto non sostenuta da alcuna lega o associazione facente parte della FIGC. Il ricorso di Miele era stato archiviato dalla FIGC ma era diventato importante per il CONI, che aveva deciso di votare per il commissariamento.

Il mancato tesseramento è però un pretesto, visto che almeno due ex presidenti della FIGC, Gabriele Gravina e Giancarlo Abete, lo sono stati per anni pur senza esserne tesserati. La questione riguarda in realtà relazioni, interessi, dinamiche e meccanismi di potere tra politica, CONI e FIGC. In particolare, il voto è stato raccontato come uno scontro tra Giovanni Malagò e Luciano Buonfiglio, presidente del CONI dal 2025, quando prese proprio il posto di Malagò. Fino a qualche anno fa si sarebbe detto che Buonfiglio, ex vicepresidente di Malagò ed eletto presidente con la sua approvazione, stesse dalla sua parte; ma non sembra più sia così.

Prima della decisione sul commissariamento si era molto parlato dei pareri che, in vista di Giunta e Consiglio, CONI e FIGC avevano chiesto ad alcuni tra i più importanti giuristi italiani. Tra quelli contattati dalla FIGC ci sono Sabino Cassese, ex giudice della Corte costituzionale di cui si parlò come possibile presidente della Repubblica, e Bernardo Giorgio Mattarella, professore di diritto amministrativo e figlio dell’attuale presidente della Repubblica.

Di fatto i giuristi avevano letto i regolamenti di CONI e FIGC e fatto sapere che ne pensano. In estrema sintesi, lo Statuto della FIGC dice che per candidarsi a incarichi federali bisogna essere «in regola con il tesseramento». Quello del CONI dice che il commissariamento va fatto «in caso di gravi irregolarità nella gestione o di gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi».

Il punto, quindi, era: quanto è grave non essere in regola con il tesseramento?

A quanto pare, abbastanza grave da procedere con il commissariamento; ma non così grave da scegliere un commissario diverso dal presidente che si vuole commissariare.

Dalla sera di lunedì 5 ottobre era però diventato sempre più probabile che la Giunta avrebbe scelto il compromesso di votare il commissariamento ma con Malagò come commissario. Forse perché né Malagò né Buonfiglio erano certi di un voto a loro favorevole in giunta.

Il commissariamento con Malagò commissario rappresenta una sorta di pareggio, o forse addirittura una vittoria di Malagò, visto che ora potrà gestire la FIGC con ancora più poteri di quando era presidente e portarla a nuove elezioni a cui candidarsi.