“Digger” sta andando male oltre ogni peggiore aspettativa
Nonostante Alejandro Iñárritu, Tom Cruise e il grande investimento economico e psicologico di Warner Bros. il primo weekend al cinema è stato un flop
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Quando lo scorso luglio Warner Bros. ha presentato agli esercenti cinematografici italiani Digger, il nuovo film con Tom Cruise diretto da Alejandro Iñárritu, lo ha descritto come «una pietra miliare della storia della cinematografia mondiale. Un film che verrà ricordato». Le distribuzioni magnificano sempre i propri film per ragioni promozionali, ma raramente arrivano a esagerazioni simili.
È un buon esempio di come la Warner abbia faticato a gestire un film dalle ambizioni grandissime, che doveva essere il suo titolo più importante dell’anno e che invece dopo il primo weekend in sala è sulla strada per diventare uno dei maggiori insuccessi degli ultimi trent’anni.
Digger parla di un magnate del petrolio (interpretato da Cruise) che deve risolvere una catastrofe ambientale causata dalla sua stessa azienda. Negli Stati Uniti ha incassato 8 milioni di dollari ed è quinto nella classifica settimanale del box office (in Italia quarto). Per fare un paragone un anno fa, nel medesimo periodo, un altro film d’autore (Paul Thomas Anderson) con una star (Leonardo DiCaprio) come Una battaglia dopo l’altra ne guadagnò 22 nel primo fine settimana. Era un incasso sotto le aspettative, che gli impedì di ripagare il proprio budget solo con l’uscita in sala, ma era decisamente buono se paragonato a quello di Digger.
La Warner ha creduto così tanto nel film non solo da investirci molto (150 milioni di dollari), ma anche da considerarlo un film su cui puntare per gli Oscar. Fin dall’inizio ne ha parlato come del grande ritorno di Tom Cruise al cinema impegnato, e il primo brevissimo trailer era messo in coda a un montaggio di 2 minuti (molto per un trailer) di scene tratte da altri film di Cruise. Era un modo per promuoverlo come il punto di arrivo di una lunga carriera fatta di grandi film.
Inoltre doveva essere il grande ritorno di Iñárritu, che con Birdman aveva vinto nel 2015 quattro Oscar importanti (miglior film, regia, sceneggiatura e fotografia) e poi l’aveva fatto di nuovo nel 2016 con il film successivo, Revenant (miglior regia, fotografia, attore protagonista).
Ora queste possibilità sembrano meno forti. Non è indispensabile incassare molto per vincere agli Oscar, specialmente negli ultimi anni, ma solo se il budget è stato altrettanto basso. Il fatto che un film sia considerato un fallimento economico e di critica invece può distruggerne la reputazione.
Se il passaparola intorno a Digger non sarà troppo negativo, l’incasso finale dovrebbe essere intorno ai 50-70 milioni di dollari, a cui bisognerà aggiungere i guadagni degli sfruttamenti successivi in streaming e in tv. Considerando anche il budget e le spese di promozione, le previsioni indicano per Warner una perdita potenziale tra i 125 e i 150 milioni di dollari. È molto anche per il giro d’affari di uno studio hollywoodiano.
Altri film sono andati male negli ultimi trent’anni, ma solo pochi erano costati così tanto e avevano quindi generato perdite paragonabili: The Lone Ranger, John Carter e Corsari. La fortuna per la Warner è che questo fallimento arriva dopo un’annata straordinaria, il 2025, piena di successi sia annunciati sia a sorpresa (e di 11 Oscar), in cui ha incassato complessivamente 4,3 miliardi di dollari.
Chi avrà più difficoltà sarà Iñárritu, regista e sceneggiatore del film, che inizialmente aveva ipotizzato di fare questo film con Netflix, visto che proprio con Netflix aveva realizzato il precedente (e poco fortunato) Bardo. In origine doveva essere un film con Leonardo DiCaprio come protagonista, che avrebbe quindi riunito la coppia di Revenant, ma quando Netflix decise di produrre Don’t Look Up, anch’esso una satira sul potere che coinvolge un gigantesco disastro naturale e un governo negazionista incapace di gestirne le conseguenze, peraltro proprio con protagonista DiCaprio, Iñárritu portò il suo film altrove.
La società scelta fu Legendary, una casa di produzione non grande ma specializzata nel preparare, mettere insieme e poi coprodurre grandi film. Lì il budget a disposizione di Digger è aumentato, soprattutto per via della partecipazione di Tom Cruise.
In molti adesso sostengono che l’errore sia stato proprio quello, cioè l’aver coinvolto una star come Cruise, che automaticamente sblocca un budget da blockbuster. Digger in realtà è un film d’autore e se avesse avuto un budget contenuto, simile a quello di un altro film di Iñárritu, Birdman, anche un incasso modesto non sarebbe stato un grande problema. Certamente nessuno avrebbe parlato di fallimento.
La Warner ha poi comprato tutto il pacchetto messo insieme da Legendary e ha materialmente realizzato il film. In una delle prime presentazioni pubbliche di Digger Cruise aveva ricordato quel momento, ringraziando le persone a capo della produzione di Warner per aver accettato il film «senza nemmeno il tempo di fare un respiro […] credo non abbiate nemmeno letto una pagina. Avete detto subito di sì».
Cruise lo aveva detto per enfatizzare la fiducia accordata alle capacità sue e di Iñárritu, ma oggi suona come un’imprudenza. Una persona rimasta anonima, che ha avuto ruoli di comando nella produzione dei film della serie Mission: Impossible con Cruise, ha detto alla testata specializzata Deadline: «Il problema è che intorno a Tom Cruise non c’è nessuno che possa dirgli di no o che qualcosa magari non funziona».

Tom Cruise in una scena di Digger
All’interno della Warner era chiaro da diverse settimane che il film sarebbe andato male, perché gli studios hanno molti modi per capire in anticipo l’andamento della promozione ed eventualmente provare a correggerla. Così quando sono uscite le prime recensioni, molte delle quali negative, avevano già pronto un trailer fatto apposta per cavalcare la cosa invece di subirla.
È un montaggio di scene già viste negli altri trailer con estratti dalle recensioni, e che alterna quelle molto positive a quelle molto negative. Ne esce l’idea di un film che scatena reazioni forti, un film da andare a vedere perché se ne discute e perché bisogna farsi la propria opinione, a prescindere da quella della critica. Non ha funzionato.
Nonostante questo è facile immaginare che Warner e Cruise continueranno a insistere con la campagna per gli Oscar. Qualche premio sarebbe l’unica cosa in grado di dare un senso al film, anche se, come detto, non sarà facile.
Quest’anno la categoria “Miglior attore protagonista” è una delle più combattute. Ci saranno probabilmente John Malkovich, al momento considerato il favorito, con Wild Horse Nine; Matt Damon per Odissea; Andrew Scott per Elsinore; e poi, tra i molti altri possibili, Jaafar Jackson per Michael, Robert Pattinson per Primetime, Ryan Gosling per Project Hail Mary e Sebastian Stan con Fjord, il film vincitore della Palma d’oro a Cannes.
Cruise ha con Warner un contratto non in esclusiva per quattro film, di cui Digger era il primo. Nelle scorse settimane ha annunciato di essere al lavoro con Anne Hathaway al sequel di Giorni di tuono, un film che girò nel 1990, ambientato nel mondo delle corse NASCAR. Non ci sono invece notizie degli altri progetti che sembrava dovessero essere avviati con lui nel ruolo di protagonista, cioè uno spin-off di Tropic Thunder sul personaggio che interpretava nel film, un thriller ambientato durante la Seconda guerra mondiale intitolato Broadsword e un musical.
– Leggi anche: Le prime recensioni di Digger non sono granché



