Alle elezioni in Bosnia hanno vinto i nazionalisti
Probabilmente proveranno a governare insieme, come succede spesso, anche se hanno obiettivi diversi e in parte inconciliabili
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Alle elezioni generali di domenica in Bosnia Erzegovina i partiti nazionalisti dei tre principali gruppi che vivono nel paese – i bosgnacchi musulmani, i serbi ortodossi e i croati cattolici – sono andati molto bene, come ci si aspettava e come succede quasi sempre da quando il paese è indipendente: adesso è molto probabile che proveranno a governare insieme.
Allo stesso tempo, i tre partiti nazionalisti hanno visioni diversissime per la Bosnia Erzegovina: quello bosgnacco sostiene la necessità di un governo centrale forte; quello serbo e quello croato invece vorrebbero le più ampie autonomie possibili per i rispettivi gruppi etnici e per questo di fatto collaborano. L’ipotesi più probabile ora è che i partiti nazionalisti proveranno a formare una coalizione insieme a livello statale, come è già successo diverse volte in passato, ma potrebbero metterci parecchio tempo.
La Bosnia Erzegovina ha una struttura complicata, che è stata creata dopo la guerra degli anni Novanta per garantire l’equilibrio tra croati, serbi e bosgnacchi. È suddivisa in due entità autonome: la Republika Srpska, abitata a maggioranza da serbi; e la Federazione, abitata soprattutto da bosgnacchi e croati. La Federazione a sua volta è suddivisa in 10 cantoni. Oltre a questo c’è anche un distretto autonomo, che corrisponde alla cittadina di Brčko, al nord. La Republika Srpska e i cantoni della Federazione esercitano ampi poteri, mentre il governo centrale è debole.
Alle elezioni si votava per eleggere la presidenza statale, che è formata da tre membri (un serbo dalla Republika Srpska; un croato e un bosgnacco dalla Federazione); il parlamento statale; il presidente e il parlamento della Republika Srpska; il parlamento della Federazione e i parlamenti dei cantoni.
Secondo i risultati preliminari nella Federazione il più votato è stato il Partito di Azione Democratica (SDA), il principale partito nazionalista bosgnacco. È guidato da Bakir Izetbegović, che è il figlio del primo presidente della Bosnia Erzegovina indipendente, Alija Izetbegović. È andato molto bene anche il principale partito nazionalista croato, l’Unione Democratica Croata (HDZ BiH): è stato il terzo più votato nel territorio della Federazione, e di gran lunga il più votato nei cantoni dove i croati sono la maggioranza.

Un uomo in attesa di votare a Sarajevo, il 4 ottobre 2026 (AP/Armin Durgut)
Nella Republika Srpska invece ha vinto l’Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD), guidata dal politico nazionalista Milorad Dodik: è stato il partito più votato nel parlamento locale, e il suo candidato Savo Minić è stato eletto presidente.
Dodik è un politico estremista e filorusso, e ha più volte minacciato la secessione della Republika Srpska dalla Bosnia Erzegovina. Fino al 2025 era il presidente della Republika Srpska, ma ha dovuto dimettersi da tutti gli incarichi pubblici a causa di una condanna per non avere rispettato le decisioni dell’Alto Rappresentante, un funzionario internazionale che assicura il rispetto degli accordi di pace del 1995. Sempre per via della condanna Dodik non si è potuto ricandidare a queste elezioni, ma continua a controllare il suo partito e resta di gran lunga il politico più influente dell’entità.
Le candidate dei partiti nazionalisti croati e serbi, Darijana Filipović e Željka Cvijanović, hanno vinto anche le elezioni per il membro croato e per quello serbo della presidenza della Bosnia Erzegovina. Filipović ha 39 anni, ed è la prima volta che viene eletta alla presidenza. Cvijanović invece è al secondo mandato: è una politica molto nazionalista e una stretta collaboratrice di Dodik. Come membro bosgnacco è stato rieletto un candidato moderato, Denis Bećirović, del Partito Socialdemocratico (SDP BiH).
I tre presidenti esercitano il ruolo di capi dello stato, e tra le altre cose comandano l’esercito e la politica estera: perché le decisioni siano valide è richiesto il consenso di tutti e tre, con il risultato che spesso l’organo è paralizzato e risulta ben poco efficace.

Una donna a una fermata del bus a Sarajevo ricoperta da poster elettorali dell’SDA (AP/Armin Durgut)
I risultati di domenica non sono sorprendenti, dal momento che i partiti nazionalisti sono molto radicati e godono di un grande sostegno tra i rispettivi elettorati. Durante la campagna elettorale avevano puntato molto su una retorica aggressiva e su messaggi nazionalisti e identitari. La Bosnia Erzegovina è uno dei paesi più poveri tra quelli che si sono formati dalla dissoluzione della Jugoslavia, e da decenni la sua politica è stagnante. Per questo motivo moltissimi elettori ed elettrici in realtà sono disillusi e non vanno a votare. L’affluenza alle elezioni di domenica è stata la più bassa di sempre, solo del 42 per cento.



