Susan Sarandon: attrice, attivista, ottantenne

Dopo molti anni dai suoi ruoli più celebri continua a recitare e a farsi amare, anche per il suo indefesso attivismo

Susan Sarandon sul red carpet del film The Echo Chamber durante l'83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia (Foto Alessandra Tarantino/Invision/AP)
Susan Sarandon sul red carpet del film The Echo Chamber durante l'83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia (Foto Alessandra Tarantino/Invision/AP)
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Susan Sarandon compie ottant’anni e il suo ultimo mese da settantanovenne l’ha passato tra Venezia – sul tappeto rosso della Mostra del cinema per la presentazione del suo novantesimo film, The Echo Chamber – e New York, dove è stata in arresto per qualche ora fuori dalla sede delle Nazioni Unite per la sua partecipazione alle proteste contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Non è la vita che ci si aspetterebbe da una persona della sua età ma è esattamente quello che ci si aspetta da Sarandon, una delle attrici più popolari, amate e attive della sua generazione e al contempo una celebre attivista, che con la sua dedizione a certe battaglie si è conquistata la simpatia anche di chi più giovane forse non saprebbe citare i suoi ruoli più famosi.

Tra questi ci sono film che oggi sono considerati dei classici, come The Rocky Horror Picture Show, del 1975, dove interpretava Janet, una giovane ingenua e perbene che scopre la trasgressione e il desiderio; Le streghe di Eastwick, del 1987, con Cher, Michelle Pfeiffer e Jack Nicholson; Thelma e Louise (1991), forse il suo ruolo più importante; e Nemiche amiche con Julia Roberts, del 1998.

Fu candidata cinque volte all’Oscar come migliore attrice protagonista e lo vinse nel 1996 per Condannato a morte. In tutto ha recitato in un centinaio tra film e serie tv, tra gli altri: Shall We Dance, Cloud Atlas, La regola del silenzio e Il cliente. È nata con il nome di Susan Abigail Tomalin, ed è diventata Sarandon nel 1967, quando sposò Chris Sarandon: cognome che mantenne anche dopo il divorzio nel 1979.

Durante la conferenza stampa di presentazione di The Echo Chamber Sarandon ha detto che ultimamente le sono stati «tolti dei film» a causa del suo attivismo, per via della «struttura di potere» presente negli Stati Uniti, dove poche persone con molta influenza possono condizionare le scelte di registi e produttori. Ha aggiunto poi che il problema si presenta principalmente con i grandi studi di produzione e che è successo anche ad altri attori e attrici che si sono esposti politicamente. A livello internazionale però ha detto che si sente «la benvenuta» (The Echo Chamber è una produzione italiana e belga).

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Anche in passato il suo attivismo ha spesso avuto ripercussioni sulla sua carriera. Nel 1993, sul palco degli Oscar – mentre assieme all’allora compagno, il regista Tim Robbins, annunciava il premio per il miglior montaggio – criticò la decisione del governo degli Stati Uniti di trattenere i rifugiati haitiani sieropositivi nella base navale di Guantanamo Bay. Dopo questo gesto Gil Cates, il produttore dell’evento, minacciò di bandirli dagli Oscar: «andare in onda e professare le proprie convinzioni politiche è un comportamento maleducato, inappropriato e inaccettabile», disse.

Sarandon è considerata una delle attrici più impegnate di Hollywood: nella sua vita ha manifestato e si è fatta portavoce di diverse campagne politiche e per i diritti umani.

Negli anni Novanta si batté per l’abolizione della pena di morte negli Stati Uniti assieme a Helen Prejean, la suora la cui storia ispirò Condannato a morte. Nello stesso periodo fece campagna contro la discriminazione delle persone sieropositive. Diventò poi ambasciatrice dell’UNICEF, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei diritti dei bambini, e fece viaggi in India e in Tanzania per promuovere i programmi a sostegno dei bambini malati di HIV. Manifestò e si batté contro la guerra in Iraq, e nel 2015 andò sull’isola di Lesbo, in Grecia, per aiutare a gestire l’arrivo di migliaia di rifugiati dalla Siria, dall’Afghanistan e dall’Iraq.

Fu brevemente arrestata almeno cinque volte: una di queste fu nel 2018 a Washington, a Capitol Hill, durante una manifestazione contro le modalità con cui il governo di Donald Trump tratteneva e separava le famiglie di immigrati. Fu arrestata anche durante delle manifestazioni per chiedere salari equi per i camerieri dello stato di New York; per protestare contro l’uccisione di un uomo disarmato da parte della polizia; e contro la demolizione di uno storico teatro di Broadway.

Negli ultimi tre anni il suo impegno è stato soprattutto rivolto contro la guerra di Israele nella Striscia di Gaza. Nel 2023, la United Talent Agency, l’agenzia che la rappresentava, la scaricò dopo che fu diffuso il video di un suo discorso fatto durante una manifestazione pro Palestina a New York. In questo discorso – che a detta sua non era programmato ma che fece perché invitata a parlare dai giovani manifestanti – disse: «Ci sono molte persone che hanno paura, paura di essere ebree in questo momento, e stanno provando sulla propria pelle cosa significhi essere musulmani in questo paese, così spesso vittime di violenza».

Alcuni interpretarono le sue dichiarazioni come se stesse suggerendo che le persone ebree meritassero di avere paura e fu molto criticata. Qualche giorno dopo Sarandon si scusò dicendo che il modo in cui aveva formulato la frase era stato «un terribile errore», perché suggeriva che «finora gli ebrei fossero estranei alle persecuzioni, quando è vero il contrario». Il suo scopo, aggiunse, «era quello di mostrare solidarietà nella lotta contro ogni forma di intolleranza, e mi dispiace di non esserci riuscita».

Nel 2016 e nel 2020 ha sostenuto la campagna elettorale di Bernie Sanders, uno dei politici più influenti dell’ala progressista del Partito Democratico. Lo accompagnò in diversi comizi attraverso gli Stati Uniti e si espose criticando pesantemente i suoi avversari politici. In particolare le sue critiche rivolte alla candidata del Partito Democratico Hillary Clinton, che aveva definito «pericolosa» per via delle sue posizioni interventiste, la portarono a ricevere molti attacchi da parte delle persone di sinistra che consideravano Clinton l’unica alternativa credibile a Donald Trump.

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Nonostante tutto, a ottant’anni, Sarandon continua a recitare e ad aggiudicarsi molti ruoli. Negli ultimi due anni ha realizzato quattro film: The Six Triple Eight, uscito su Netflix nel 2024, in cui interpreta Eleanor Roosevelt; Nonnas, una commedia di Netflix; The Accompanist, opera prima da regista di Zach Woods, per cui ha vinto un premio alla carriera al Festival del cinema americano di Deauville; e The Echo Chamber, che è tratto da una sceneggiatura di Bernardo Bertolucci e diretto dal regista italiano Andrea Pallaoro.

Tra i prossimi progetti in uscita invece c’è la serie thriller Army of Shadows, dove reciterà accanto a Olivia Colman.