Con questo articolo perderemo moltissimi punti aura

È un concetto ormai radicato nel gergo giovanile e spiegarlo non è molto cool, ma forse i video delle “battaglie d'aura” hanno confuso qualcuno

(Alari Tammsalu/Pexels)
(Alari Tammsalu/Pexels)
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Due ragazzi si piazzano uno di fronte all’altro e, a turno, copiano i gesti e i balletti più virali dei social network. Uno contrae la mandibola per metterla in risalto. L’altro risponde imitando una bilancia con le mani, in quello che è ormai il gesto internazionale che accompagna le parole “six-seeeeven”. Uno prende la rincorsa, fa un salto in alto, ruota a mezz’aria, atterra a gambe divaricate e apre le braccia di scatto mentre grida «Siuuuu!»: sta imitando l’esultanza classica di Cristiano Ronaldo.

La folla di ragazzini esulta, urla, applaude: è lì per giudicare informalmente quale dei partecipanti abbia più “aura”, un concetto da anni assai radicato nel gergo e nella cultura dei più giovani, che indica una specie di carisma disinvolto, di eleganza e sicurezza di sé dimostrata senza sforzo.

Sui social network i video delle cosiddette “aura battles” stanno avendo una certa diffusione. Non significa che sia una vera moda tra gli adolescenti, né che sia un fenomeno realmente diffuso: ma qualcuna effettivamente è stata organizzata e filmata, nelle piazze di diverse città prima in America Latina e poi in molti altri luoghi. Milioni di persone più anziane le hanno viste sui social network, reagendo nella maggior parte dei casi con commenti sfiduciati e imbarazzati.

Le “aura battles” sono sfide senza particolari regole, giudici o criteri di partecipazione, e servono soprattutto ad attirare l’attenzione online. La differenza principale rispetto alle gare di rap freestyle o breakdance, che esistono da decenni nella cultura giovanile, è che la barriera all’ingresso è bassissima.

Per partecipare a una “aura battle” non serve un particolare allenamento, e a vincere non è necessariamente il ragazzo che fa le mosse più stravaganti o atletiche: il ricercatore Frederick Luis Aldama ha raccontato alla CNN di aver assistito per caso a una sfida di questo tipo a Città del Messico e di essersi stupito quando ha vinto il concorrente che mostrava più compostezza e controllo di sé.

La scelta stessa della parola potrebbe confondere molte persone: tradizionalmente, l’“aura” è una leggera brezza nelle vecchie poesie, oppure «una particolare atmosfera suggestiva ed evocativa», o ancora, in un’accezione più esoterica e new age, una sorta di energia emanata dal corpo umano percepibile dalle persone sensitive. Chi è cresciuto guardando Dragon Ball potrebbe invece associarla all’energia che i personaggi sprigionano quando raggiungono un nuovo livello di potenza.

Tra gli adolescenti, anche italiani, è però entrata nel linguaggio quotidiano con un’accezione aggiornata, e spesso viene associata al concetto di “punti aura”, ovvero una specie di punteggio immaginario che si guadagna con un gesto riuscito e si perde con una figuraccia. Un po’ come in un videogioco.

Potrebbe far guadagnare moltissimi punti aura centrare il cestino con una cartaccia al primo colpo, o riuscire a far atterrare in piedi una bottiglietta d’acqua mezza piena dopo averla lanciata per aria. Si potrebbero invece perdere punti aura andando in giro con della carta igienica attaccata alla scarpa o inciampando in pubblico. Ha zero aura anche chi si sforza troppo di sembrare cool. Sicuramente spiegare il concetto di aura con un lungo articolo non contribuisce positivamente ai punti aura del Post, a maggior ragione perché il termine circola ormai da anni.

Il concetto più specifico di “punti aura” ha cominciato a girare su TikTok nell’estate del 2024, quando molti utenti presero ad assegnare un numero arbitrario di punti a vari aspetti della vita quotidiana. Da lì, il termine si è diffuso anche nella cultura calcistica – usato e abusato dai tifosi ma anche dai calciatori stessi per descrivere giocate particolarmente riuscite – e in quella videoludica: a usare tantissimo la parola “aura” sono per esempio gli streamer che commentano i videogiochi su Twitch e YouTube.

Circa un anno fa, soprattutto online, si era cominciato a utilizzare anche l’espressione “aura farming”: in questo caso con la parola inglese “farming” non si intende l’accezione tradizionale, che vuol dire “coltivare la terra”, ma quella proveniente dal mondo dei videogiochi, dove indica la ripetizione di un’attività per accumulare esperienza, monete od oggetti. Anche le sfide che si vedono in questi giorni sui social network sono dette talvolta “aura farming battles”.

La prima persona associata all’“aura farming” fu Rayyan Arkan Dikha, un bambino indonesiano di 11 anni. In un video diventato virale nell’estate del 2025, Dikha ballava sulla prua di una barca durante un festival tradizionale indonesiano, con una disinvoltura che fissò il concetto di “aura”.

A essere entrata stabilmente nel linguaggio giovanile, però, è la sola parola “aura”, più che “punti aura” o “aura farming”. Tommaso, che ha sedici anni e vive a Milano, spiega che oggi tra i suoi coetanei il termine «è entrato nello slang di tutti i giorni», anche se «si è perso il concetto dei punti aura».

Ora, spiega, «si usa semplicemente per comunicare a qualcuno che una cosa che ha fatto gasava», magari perché è riuscito a fare qualcosa di difficile in un videogioco senza grandi sforzi, o a prendere la sufficienza in una verifica andata male al resto della classe. Matteo, che invece di anni ne ha 15, dice che tra i suoi amici si usa meno rispetto a un annetto fa, principalmente per commentare video di cantanti, attori o altre celebrità. «Non credo che se ne andrà in fretta, come termine», commenta.

Entrambi, però, concordano sul fatto che importare in Italia “aura battles” come quelle che si vedono online «sarebbe un po’ cringe». «Secondo me è roba che funziona in America», dice Matteo: «da noi è difficile che succeda una cosa del genere. Sarebbe percepita come una roba da bambini». Tommaso è ancora più categorico: «per farmi fare una di quelle battle mi dovrebbero pagare», dice. May, che vive a Bologna e ha 12 anni, dice di aver visto un volantino per un’aura battle ai Giardini Margherita poche settimane fa, ma di non essere andato a vedere cosa succedeva.

Di tentativi ulteriori se ne sono visti pochissimi: secondo il Corriere una sfida prevista per il primo settembre a Buggerru, in Sardegna, era stata presentata dagli organizzatori come la prima tappa di un tour, ma è stata annullata per il maltempo e non se n’è più parlato. Su TikTok circola qualche video di “aura battles” tenutesi nel cortile di una scuola di Brescia e nel centro di Milano. Almeno nel secondo caso, però, i video sono fatti con l’intelligenza artificiale. Per ora, il fenomeno sembra concentrarsi soprattutto in paesi latinoamericani come Brasile, Argentina, Costa Rica, Perù, Bolivia e Paraguay, dove le sfide spesso vengono organizzate da creator locali per aumentare follower e visualizzazioni.